EDITORIALE

Non solo gregoriano

La redazione

In altre occasioni ci si stracciava le vesti perchè si toccavano valori ‘non negoziabili’. Ora forse, almeno le vesti non sono a rischio. Anzi. A rischiare la pelle oggi sono… le bandiere. Soprattutto quelle della pace. “Come mai uomini di Chiesa, laici o chierici che siano, hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace? Sarebbe interessante interrogare uno per uno coloro che, forse anche inconsapevolmente, hanno affisso sugli altari, ingressi e campanili delle chiese lo stendardo arcobaleno”, scrive solennemente l’agenzia vaticana Fides.
Per quel che ci riguarda, nessuna difesa d’ufficio. Certo, in quel popolo colorato ci siamo ritrovati anche noi, in più di una circostanza, semplicemente con un ‘segno’ che parla a tutti al di là di lingua, razza o religione. A Sarajevo con don Tonino Bello, sotto l’assedio del 1992, o in Kossovo, in Iraq, in Palestina, in Congo. In Burundi, in Salvador e in tante manifestazioni, come la Perugia-Assisi.
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Noi dobbiamo avviare processi, più che occupare spazi.
Dio si manifesta nel tempo ed è presente nei processi della storia.
Questo fa privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove.
E richiede pazienza, attesa.
Papa Francesco, 21 dicembre 2019
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