GEORGIA

Tra fame diserzione e malattie

La sicurezza nazionale della repubblica caucasica è in gioco mentre i soldati affrontano la fame cronica.
Maia Chitaia e Nino Zhvania

Ogni settimana Manana Khachishvili, una mamma di Tiblisi, si reca nella regione di Gori dove il figlio, non ancora ventenne, dovrà prestare servizio militare per diversi mesi. La donna porta con sé un paniere di cibo sufficientemente grande per durare al figlio una settimana. “È dura, ma così riesco a tenerlo alimentato. Altrimenti morirebbe di fame” ci ha raccontato Manana.
Lei è una delle tante madri che devono integrare le razioni alimentari che l’esercito distribuisce ai loro figli, mentre molte di più sono le famiglie che semplicemente non possono permetterselo.
“Mi trovavo a pensare al cibo 24 ore su 24”, ricorda Vakhtang Mosiashvili, congedato dall’esercito cinque anni fa. “A volte riuscivamo a rubare del burro o del formaggio dal magazzino della compagnia. Questo ci aiutava a tenere lontana la fame per un po’, ma il pensiero del cibo era un’ossessione continua”.
La fame è uno dei tanti motivi dell’alto tasso di diserzione all’interno delle forze armate. Secondo la relazione annuale del Mediatore sui diritti umani in Georgia, l’ufficio del procuratore militare ha indagato su 1872 casi di diserzione nel 2000 e su 2498 casi nel 2001. Il Ministero della difesa non intende fornire ufficialmente cifre più aggiornate di queste, ma alcune fonti presso lo Stato maggiore generale dell’esercito georgiano hanno rivelato all’IWPR (Institute for War & Peace Reporting) che, alla fine del primo trimestre del 2002, 1102 soldati avevano abbandonato le proprie unità senza alcuna licenza ufficiale.
Altri ragazzi riescono a evitare del tutto il servizio militare. Infatti la legge georgiana offre alle potenziali reclute la possibilità di acquistare un rinvio ufficiale di 12 mesi per 200 lari (circa 100 dollari). Qualcuno riesce a sfuggire alla coscrizione obbligatoria senza pagare nulla. L’anno scorso l’esercito ha arruolato un numero di reclute compreso tra un terzo e la metà degli uomini di cui necessitava.
Essere arruolati significa affrontare prove durissime. “Recentemente abbiamo monitorato alcune unità militari nelle regioni di Kakheti e Kartli” ha raccontato all’IWPR Nodar Efremidze, Assistente mediatore ai diritti umani per gli affari militari. “I soldati affrontano difficoltà di ogni genere, sia a livello sociale che psicologico”.
I problemi dei soldati includono alimentazione insufficiente, scarsità di uniformi e forniture mediche, paghe basse e alloggi insicuri. “Alcune unità non hanno nemmeno le lenzuola sui letti” ha riferito Efremidze. “Le calzature che distribuiscono ai soldati sono di qualità così scadente che durano appena un mese”. Tutto ciò genera una situazione in cui le unità militari non possono più permettersi di essere al completo, nemmeno in località, come la Gola di Pankisi nella regione nordoccidentale della Georgia, considerate prioritarie per la sicurezza nazionale e internazionale. “Nella Gola di Pankisi, ad esempio, le unità sono presidiate solo da un trenta o quaranta per cento degli uomini che sarebbero necessari. Questo nonostante nell’area siano in corso azioni anti-crimine” riferisce Efremidze.
Gli ufficiali dell’esercito georgiano ammettono che in passato la situazione era grave, ma insistono che ora sta migliorando. “È importante notare che negli ultimi anni le forniture di cibo e di uniformi all’esercito sono nettamente migliorate” scrive il Tenente Generale Joni Pirtskhalaishvili, Capo di Stato maggiore, in una lettera inviata nell’agosto dello scorso anno a Nana Devdariani, Commissario per i diritti umani. “Potremmo dire che i principali motivi di diserzione sono stati eliminati”.
Dodo Turkoshvili, responsabile della sanità e del servizio di controllo delle epidemie del Ministero della difesa, sottolinea anche che la qualità del cibo nell’esercito è migliorata.
“Ora ci preoccupiamo di più della salute dei soldati e di quello che mangiano” ha riferito all’IWPR. “Negli ultimi due anni il cibo è molto migliorato e si è diversificato. Non abbiamo avuto alcun caso di intossicazione alimentare di massa. Non ci sono mai lamentele da parte dei soldati”.
Tuttavia la situazione reale non è proprio così rosea. In base agli standard generali di nutrizione della Georgia, un soldato ha bisogno di 4524 Kcal al giorno per essere idoneo al servizio, valore ben al di sotto degli standard internazionali. Un soldato turco, ad esempio, consuma 6000 Kcal al giorno.
Inoltre, per raggiungere questi valori il Ministero della difesa alimenta i soldati principalmente con cibi a elevato contenuto calorico, come la pasta e il pane. Il risultato è che i soldati non ricevono mai la razione giornaliera necessaria di proteine, lipidi e carboidrati, altrettanto importanti per la loro salute. Gli ospedali militari sono pieni di soldati alimentati con questa dieta che soffrono di problemi gastrointestinali.
“I prodotti da forno contengono molte calorie, ma non carboidrati a sufficienza” spiega David Metreveli, dietologo nonché principale endocrinologo del Paese. “Quando il corpo assume troppe calorie cresce di peso ma ha carenze vitaminiche. Il corpo cresce e si indebolisce al tempo stesso”. I soldati si rifiutano di parlare con i giornalisti o di fornire le proprie generalità per timore di rappresaglie. Sono disposti a rivelare tutti i dettagli raccapriccianti del loro servizio solo una volta che hanno abbandonato l’unità e non hanno più nulla da perdere.
L’organizzazione non governativa Rights and Freedom cita il caso di un soldato, iniziali LTs, che ha abbandonato la propria unità. “A causa di una dieta insufficiente ha sviluppato un’ulcera duodenale” riferisce Irakly Sesiashvili, direttore di Rights and Freedom. “Il soldato semplice LTs si è recato dal dottore più volte lamentando dolori alla pancia. Ha chiesto di essere mandato in ospedale, ma gli è sempre stato rifiutato il permesso”. Un esercito composto da soldati sofferenti non è in grado di combattere in modo efficace, sottolinea Sesiashvili, e la direzione militare in effetti riconosce la situazione. “Quindi non li addestrano mai” continua. “Di conseguenza l’esercito non è addestrato per combattere. Un esercito affamato e non addestrato non è in grado di difendere il proprio Paese”.
Rights and Freedom, la prima ONG a monitorare le forze armate georgiane, a seguito di una ricerca condotta nel 2000 e 2001, ha definito la dieta media di un soldato: a colazione i soldati mangiano kasha (zuppa d’avena calda), di solito senza grassi aggiunti (secondo Rights and Freedom nel 2000 il Ministero della difesa non teneva quasi scorte di burro per l’esercito). La kasha può essere sostituita da cavolo bollito e quanto resta, dopo l’aggiunta di acqua, viene servito a pranzo. Raramente viene servita carne e quando succede è spesso avariata. Nel caso del pesce vengono servite solo le teste. La cena è praticamente identica alla colazione.
Ancora più indignanti sono i sospetti che ai soldati fosse stato promesso molto di più, mentre ora ricevono solo un sesto delle razioni previste. “Alcuni soldati mi hanno raccontato che i camion che trasportavano i loro rifornimenti alimentari si fermavano al mercato per vendere gli alimenti di maggior valore, prima di arrivare all’unità con quanto rimaneva”, ha riferito Sesiashvili all’IWPR. “Quindi ai soldati venivano dati solo gli avanzi di scarsa qualità”. Secondo i soldati, gli ufficiali, che sistematicamente ricevevano la paga con mesi di ritardo, spesso razziavano i camion dei rifornimenti per accaparrarsi uno o due chili di alimentari da portare alle proprie famiglie.
Efremidze, che incontra spesso i soldati, ha riferito che si lamentano ancora degli stessi problemi legati alla scarsa qualità del cibo. Recentemente in un’unità si è avuto un episodio di intossicazione alimentare di massa dovuta a pesce avariato.
È difficile stabilire di chi sia la responsabilità dei soldati georgiani affamati. A livello governativo alcune fonti presso il Ministero della difesa ammettono che il problema esiste, ma attribuiscono la colpa direttamente al Ministero delle finanze che non avrebbe provveduto a stanziare adeguati finanziamenti per le forniture alimentari all’esercito.
Un confronto tra i bilanci dei due ministeri mostra che, in effetti, ogni mese il Ministero delle finanze eroga al Ministero della difesa circa 100.000 200.000 Lari in meno del necessario. Comunque l’inconveniente è relativo, perché il Ministero delle finanze tende a colmare successivamente i propri deficit di finanziamento e il Ministero della difesa di solito acquista derrate alimentari in conto deposito, ovvero paga i propri fornitori dopo un certo periodo di tempo. Inoltre quest’ultimo definisce i propri bilanci mensili per le forniture alimentari sulla base del numero di soldati previsto. Tuttavia quest’anno, quando solo un terzo delle reclute previste è stato effettivamente arruolato, il Ministero avrebbe dovuto disporre di un’enorme eccedenza, più che sufficiente per alimentare bene i soldati. Eppure la qualità del cibo non è migliorata.
Vakhtang Mosiashvili ha cercato invano per cinque anni di guarire da un’ulcera allo stomaco causata da un’alimentazione insufficiente durante il servizio militare. “È stato il periodo più terribile della mia vita” ricorda. “Avevamo una sola soluzione: rubare il cibo. Ancora non ho capito se stavamo rubando veramente, visto che poi è risultato che rubavamo il cibo che il Ministero della difesa avrebbe dovuto tenere in magazzino per noi”.

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Giornalisti freelance che operano a Tiblisi

Traduzione di Giuliana Grisendi/ Traduttori per la Pace

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