BANCHE ARMATE

Non con i nostri soldi

Luca Salvi (Coordinatore della Circoscrizione veronese dei soci di Banca Etica)

Lo scorso sabato 4 ottobre, nell'ambito della manifestazione Naturalmente Verona, la circoscrizione veronese dei soci di Banca Etica ha organizzato un incontro pubblico con Giorgio Beretta, coordinatore nazionale della Campagna di pressione sulle "banche armate" (www.banchearmate.it).
L'incontro era significativamente intitolato: «Non con i nostri soldi: investiamo i risparmi con l'interesse più alto, quello di tutti!». Giorgio Beretta è l'anima della Campagna "Banche Armate", nata nel 2000, l'anno del Grande Giubileo, quando ci si rese conto che gran parte del debito estero era il cosiddetto "debito odioso", ovvero contratto da regimi autoritari o dittatoriali per l'acquisto di armamenti, venduti spesso dai Paesi occidentali come "aiuti allo sviluppo".
Partendo da questa considerazione, tre riviste del mondo missionario, Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace, lanciarono la campagna, invitando i risparmiatori a scrivere alla propria banca chiedendo se fosse o meno implicata nel commercio delle armi. Tale commercio infatti non sarebbe possibile senza conti di appoggio e finanziamenti bancari. Beretta, senza peli sulla lingua, armato di solide tabelle e dati inoppugnabili, ha evidenziato la contraddizione di molti istituti di credito che, da un lato, attraverso le fondazioni, finanziano opere di bene e interventi umanitari e, dall'altro, svolgono attività di intermediazione e appoggio al commercio delle armi, quando non diretti finanziamenti alle industrie del settore. La sua instancabile attività di studio e di ricerca e costanti rapporti con il mondo bancario, politico e militare, lo hanno reso un'autentica e riconosciuta autorità in materia. Ne è prova il fatto che è stato fra i promotori del convegno "Le armi della Repubblica", giunto alla terza edizione, tenutosi di recente a Rovereto e che ha lo scopo di favorire un dibattito civile su queste tematiche fra Forze Armate, ONG, società civile, mondo bancario, industriale e sindacale.
Giorgio Beretta ha invitato i presenti all'incontro di Verona a scrivere alla propria banca e ad esercitare il proprio ruolo di cittadini attivi e informati, chiedendo alla banca di essere trasparente e di rispettare i principi etici e gli ideali di pace e giustizia del risparmiatore consapevole e responsabile: "Quando affidiamo il denaro a una banca, non sappiamo che utilizzo ne verrà fatto. Può andare a finanziare un progetto pericoloso o devastante per l'ambiente, oppure può finanziare la costruzione di armi che prenderanno le vie e i cieli del mondo, finendo anche in Paesi non democratici o in guerra. Finiscono infatti in paesi del Sud del mondo più del 40% delle armi vendute nel nostro Paese, che è fra i principali produttori al mondo ed è all'ottavo posto nella classifica delle spese militari mondiali, non per niente siamo nel G8".
Il relatore è un fiume in piena e il numeroso pubblico presente scopre così che lo scorso anno le spese militari mondiali hanno raggiunto la cifra iperbolica di 1300 miliardi di dollari; che gli USA spendono in armi ogni anno più di 500 miliardi di dollari, nonostante la crisi finanziaria globale; che la pacifica Unione Europea è il primo esportatore mondiale di armamenti pesanti; che Finmeccanica è fra le prime dieci aziende di armamenti al mondo e che il suo principale azionista è il Ministero delle Finanze, cioè lo Stato, ovvero noi cittadini; che l'Italia, per l'embargo posto dall'UE, non esporta armi convenzionali in Cina, che potrebbero essere usate contro la popolazione, ma ha autorizzato l'esportazione alla Cina di sofisticatissimi radar e apparecchiature ad alta tecnologia per aerei da guerra. "Questa è pura ipocrisia" - afferma Beretta - " perchè è vero che il radar in sè non è un'arma, ma serve a localizzare il bersaglio e a guidare i missili!". Tutto questo sistema si regge su quello che il relatore definisce un sistema di "interessi e connivenze convergenti" dello Stato, dei lavoratori del settore, degli imprenditori, delle banche, dei media. "Grazie alle pressioni dei cittadini, delle associazioni, dei sindacati e delle parrocchie in questi anni però qualcosa si è mosso" - spiega Beretta. "Le principali banche italiane hanno assunto delle direttive restrittive - e in diversi casi anche la sospensione dei loro servizi d'appoggio al commercio di armi - escludendo operazioni con quei paesi dove si verificano violazioni dei diritti umani, con i paesi poveri che spendono ampie risorse nel settore militare e in "zone calde" del pianeta: è un passo importante perchè dimostra che le banche possono mettere in atto politiche di "responsabilità sociale", che tengano conto dell'interesse non solo economico, ma di un più ampio "bene comune".
Quali sono allora le possibili alternative? In Italia già da anni esiste un'alternativa chiara: è la Banca Etica, che è nata per sostenere un utilizzo responsabile del denaro e promuovere un'economia a misura d'uomo, a partire dagli ultimi, dai più deboli, da chi non ha accesso al credito, che noi riteniamo essere un diritto umano. In quasi dieci anni di attività la Banca Etica ha finanziato circa 3000 progetti, in Italia e nel mondo, nel campo della cooperazione sociale e internazionale, dei servizi socio-sanitari, dell'ambiente, del microcredito, dell'agricoltura biologica, delle energie rinnovabili e via dicendo. Non è un caso che in questi giorni di preoccupazione e riflessione sulla gravissima crisi finanziaria globale, Banca Etica registri invece una crescita di partecipazione e attenzione. Perchè la finanza etica ha solide radici e perchè - come recita il motto di Banca Etica - sempre più persone stanno acquisendo la consapevolezza che l'interesse più alto è quello di tutti, soprattutto di chi è più vulnerabile".

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