Via dalla pazza guerra

Un ragazzo in fuga dall’Afghanistan
8 ottobre 2008 - Gina Abbate

In un contesto ormai di diffuso silenzio sulla guerra che continua in Afghanistan,un figlio di quella terra, arrivato qui tre anni fa con mezzi di fortuna ( il suo lungo viaggio è raccontato nel libro ‘Via dalla pazza guerra - Un ragazzo in fuga dall’Afghanistan’ di ALIDAD SHIRI con GINA ABBATE, Ed. IL MARGINE TN) consulta il sito’ BBCPersiancom’ nella lingua farsi, per aggiornarsi sulle recenti notizie, sempre più drammatiche.
Alidad mi legge e traduce nell’italiano essenziale che ormai padroneggia, i commenti a immagini di per sé eloquenti: un quaderno di storia di IV elementare in mezzo alle macerie della strage di 90 civili, morti in seguito ad un bombardamento americano nella città di SHINDAN, provincia di Herat. Tutti gli uccisi partecipavano ad una festa. Dopo questo fatto sono cambiati due comandanti americani. A chi ha compiuto il bombardamento il presidente Karzai ha detto : ‘Ma questa terra è mia!’ Prima aveva un buon rapporto con militari provenienti dall’estero, ma dopo questo, il rapporto è rotto.
Anche a Ghazni, la città di Alidad, ci sono continui attentati.
Ed in tutte queste drammatiche testimonianze, qualche notizia che vorrebbe riportare alla normalità.
Una gara ciclistica da Kabul a Yallabad.
E tante coppie, 50, hanno celebrato insieme il loro matrimonio.
Una ricerca su 1300 famiglie della città di Kabul ha sottolineato la differenza tra famiglie con istruzione e quelle senza. Si parla, nel sito, anche del problema delle donne che, quando stanno male,non possono andare da sole dal dottore; e di quello delle ragazze che si sposano troppo presto, con conseguenti difficoltà nella vita matrimoniale.
Scorrendo altre immagini, ci soffermiamo su quella del giudice Hafis, ucciso dalla mafia mentre andava da casa al lavoro: gli hanno sparato perché non si lasciava corrompere. Dal 2005 si occupava a Kabul del traffico della droga, ed era riuscito a mandare in carcere 430 persone. Nel mese precedente 9 di questi trafficanti erano stati condannati a 16 anni di carcere. Fra questi uno dei comandanti militari, arrivato alla pensione.
Ci soffermiamo quindi sull’immagine di un coniglietto tra le macerie,giocattolo di un bambino afghano.
Quei bimbi, quel popolo a cui Alidad pensa, a cui vuole essere utile quando tornerà, come desidera, in Afghanistan, con le competenze necessarie per sostenere un cammino diverso, di pace per la sua gente.

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