La cultura della pace per un mondo più sicuro

Intervento pronunciato il 12 novembre su: Cultura della pace, nell'ambito dei lavori della 63ª sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
12 novembre 2008 - Card. Jean-Louis Tauran (presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso)

Signor Presidente,
mi associo volentieri a tutti coloro che mi hanno preceduto su questo palco, per esprimere, a nome della mia delegazione, la più viva gratitudine per la qualità dell'accoglienza che ci è stata riservata.
Ho il privilegio di trasmettere il cordiale incoraggiamento di Papa Benedetto XVI, per il quale la "cultura della pace" è una necessità, come testimonia il suo magistero. Anch'egli ha avuto l'occasione di esprimervi, proprio qui, la stima che nutre per le attività dell'Onu.
In effetti, come non ricordare oggi, proprio a motivo del tema che ci riunisce - "la cultura della pace" - che l'Onu, per sua natura e per la sua missione, dovrebbe essere una scuola della pace! Qui, in effetti, si dovrebbe imparare a pensare e ad agire sempre tenendo conto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutti. Qui, tutti i paesi membri hanno pari dignità e gli scambi quotidiani, come le grandi decisioni, possono accrescere il sentimento di appartenenza a una stessa famiglia. Sforzandovi di superare la semplice logica dei rapporti di forza per lasciare spazio alla forza del diritto e alla saggezza dei popoli, divenite "artefici di pace"!
In questo compito tanto impegnativo, voi lo sapete, signore e signori, i credenti e le loro comunità hanno un posto e un ruolo da svolgere. Le religioni, nonostante le debolezze e le contraddizioni dei loro seguaci, sono messaggere di riconciliazione e di pace. Nelle loro famiglie, nelle loro scuole, e nei loro rispettivi luoghi di culto, i credenti che pregano, praticano la solidarietà e incoraggiano tutte le iniziative che contribuiscono alla salvaguardia della persona e della terra, insegnano anche il linguaggio e i gesti di pace. Si sforzano di ascoltare, di capire e di rispettare l'altro, di avere fiducia in lui prima di giudicarlo.
Sono tutti atteggiamenti che educano e aprono uno spazio alla pace. Noi, credenti, desideriamo offrire a tutti questo patrimonio di valori e di atteggiamenti, poiché siamo convinti che "la pace ...è messa in questione ... dall'/indifferenza per ciò che costituisce la vera natura dell'uomo/" (Benedetto XVI, /Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace/, 1º gennaio 2007).
Ogni settimana, milioni di credenti si riuniscono nelle loro sinagoghe, nelle loro chiese, nelle loro moschee e in altri luoghi di culto per pregare. Qui fanno l'esperienza della fraternità. Qui realizzano l'unità nella diversità. Ricordano a tutti che "non di solo pane vive l'uomo"! È questo "savoir-faire" che desideriamo mettere a disposizione di tutti. Invitando all'interiorità, all'armonia con se stessi, gli altri e il creato, le religioni danno un senso all'avventura umana.
Per questo, occorre in primo luogo, naturalmente, che i credenti siano coerenti e credibili. Non possono utilizzare la religione per schernire la libertà di coscienza, per giustificare la violenza, per diffondere l'odio e il fanatismo o per minare l'autonomia della sfera politica o di quella religiosa. Inoltre, partecipando al dialogo pubblico nelle società di cui sono membri, i credenti si sentono chiamati a cooperare alla promozione del bene comune che riposa su una base di valori comuni a tutti, credenti e non credenti: sacralità della vita, dignità della persona umana, rispetto della libertà di coscienza e di religione, attaccamento alla libertà responsabile, accettazione delle opinioni nella loro diversità, giusto uso della ragione, apprezzamento della vita democratica, attenzione per le risorse naturali, solo per citarne alcuni.
Lo scorso luglio, durante la Conferenza di Madrid, i partecipanti, appartenenti a diverse religioni, hanno affermato, nella Dichiarazione finale, che "il dialogo è una realtà essenziale della vita. È uno strumento importante per fare sì che i popoli riescano a incontrarsi, per rafforzare la loro cooperazione ... per ricercare la verità, contribuendo così alla felicità dell'umanità". È questo il dialogo che pratichiamo qui, in questi giorni! Per concludere, signor presidente, desidero parlare ora a nome della Chiesa cattolica, per assicurare la comunità internazionale della volontà dei suoi pastori e dei suoi fedeli di continuare a offrire a tutti i loro fratelli e sorelle in umanità uno spirito, quello della fraternità, una forza, quella della preghiera, una speranza, quella offerta da Cristo che ha abbattuto "il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia" (Efesini, 1 2, 14). Sono questi i valori che ispirano la nostra azione in ogni luogo in cui l'uomo soffre e spera.
Che possiamo, tutti insieme, senza rinunciare alle nostre specificità culturali e religiose, tracciare la via per un mondo più sicuro e più solidale! Andiamo al di là della semplice tolleranza e degli impegni incerti! Facciamo della fraternità più che un ideale, una realtà!

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