La menzogna che genera la guerra

3 dicembre 2008 - Tonio Dell’Olio

La caccia alle armi di distruzione di massa in Iraq, risultata viziata da informazioni di intelligence infondate, è "il più grande rammarico della mia presidenza": lo ha detto George W. Bush, in vena di bilanci ed esami di coscienza di fine mandato, in un'intervista alla rete televisiva Abc. Fin qui la notizia che molti quotidiani mettono in evidenza nelle pagine degli esteri. Sembra talmente inaudito e paradossale che il Presidente della più potente nazione del pianeta possa ammettere d’essere stato a sua volta gabbato dai suoi dipendenti che la tentazione di non prestargli fede è francamente grande. Sarebbe da deferire al Tribunale Penale Internazionale, ma come è noto gli USA non hanno nè firmato nè ratificato questa importante istituzione internazionale e i suoi cittadini non possono esservi sottoposti.
Secondo l’Iraq Body Count, l’Istituto internazionale che tiene il conto delle vittime del conflitto iracheno, dal marzo 2003 ad oggi i civili morti nel conflitto non sono meno di 89.544 e non superano la cifra di 97.762. A questi sarebbero da aggiungere i militari sotto diverse uniformi (americani compresi). Senza contare i traumi post bellici, il danno economico, i profughi…
Se diamo l’ergastolo a chi commette un omicidio, qual è la pena adeguata per Bush?

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