ULTIMA TESSERA

In Rai + diritti

Una delegazione di rappresentanti di associazioni ha incontrato il presidente del consiglio d’amministrazione della Rai.
Elisa Marincola (Rainews24)

È iniziato con un minuto di silenzio dedicato a tutte le vittime delle violazioni dei diritti umani il sit in davanti a viale Mazzini a Roma, promosso da Tavola della Pace, sigle come Acli, Arci, Cgil, Cisl, Libera, Legambiente, Usigrai, Fnsi, Articolo 21, enti locali e tante associazioni impegnate nella solidarietà. Ci sono gli striscioni per ricordare che in Congo dodici anni di guerra hanno mietuto più di 5 milioni di morti e nel Nord Kivu sono ancora 1 milione e 600mila gli sfollati. E ancora girano cartelli che ricordano quei diritti: alla giustizia, all’educazione, alla salute, al lavoro, contro la schiavitù, la tortura, per la parità e l’equità, per un ambiente sano, “per un’umanità migliore”, come ricorda Flavio Lotti. E spiccano gli enormi pannelli dedicati alla Costituzione. 

Il 10 dicembre davanti alla Rai, il microfono dei diritti umani è passato nelle mani di tanti: bambini, persone con disabilità, immigrati, familiari delle vittime di guerra, di mafia, sul lavoro, studenti, insegnanti, donne, amministratori locali, giornalisti, rom e sinti, artisti, registi, congolesi, somali, tibetani, palestinesi, lavoratori, precari, cassaintegrati, pensionati, sportivi, rifugiati, sindacalisti, costruttori di pace, ambientalisti, difensori dei diritti umani. Venuti a leggere un breve passaggio della dichiarazione o a testimoniare con la propria stessa esistenza cosa significa violazione, non di un diritto astratto ma della persona nella sua interezza. 

Una scelta non scontata, questa convocazione ai cancelli di viale Mazzini, a Roma, bagnata dalla pioggia battente, organizzata proprio il giorno in cui la dichiarazione universale dei diritti umani compiva sessant’anni. Una mobilitazione frutto di discussioni, confronti, ragionamenti su quanto debba essere centrale l’ “emergenza informazione” per tutte le reti e le realtà che sui diritti umani e le loro più diverse declinazioni lavorano non solo il 10 dicembre di ogni anno.

Perché di vera “emergenza” si tratta, e lo ha ben dimostrato la presenza di tante sigle e voci così diverse fra loro, quella mattina piovosa. 

L’informazione è come la politica: malata e inquinata da un’eccessiva vicinanza con la politica stessa e con gli affari. 

La novità di questa mobilitazione sta proprio nella coscienza diffusa che il primo diritto da rivendicare è il diritto a informare ed essere informati. Senza di questo, oggi, tutti gli altri restano parole astratte, per di più ignorate alla maggioranza della gente. Lo dimostrano i dati della ricerca condotta per conto del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna tra i più giovani, che si informano prevalentemente attraverso la televisione. La stragrande maggioranza dichiara di non sapere neanche cosa siano i diritti umani. 

Caro Petruccioli…

È un problema che coinvolge tutta l’informazione. Ma c’è anche una specificità che riguarda il servizio pubblico. Come tale, infatti, la Rai ha sottoscritto un preciso impegno con lo Stato, e quindi con tutti noi, a fornire informazione, produrre cultura, dare la parola anche ai settori più marginali della società. Per questo, il presidio a viale Mazzini: “Ho pagato il canone e voglio di +” recita il volantino del comitato promotore.

Ma il 10 dicembre non è stata una manifestazione “contro” la Rai, tutt’altro. Lo dice anche il titolo della campagna che di lì ha preso le mosse: “Cara Rai...”. Perché il comitato promotore riconosce al servizio pubblico il positivo ruolo svolto ogni giorno per l’informazione.

Lo hanno capito i tanti giornalisti, funzionari, dipendenti di viale Mazzini presenti sotto il cavallo. Lo ha capito anche il presidente Petruccioli, sceso a incontrare i manifestanti e che poi ha ricevuto una delegazione di organizzatori per ascoltarne le proposte. Petruccioli ha anche accolto l’idea di incontri periodici per illustrare le iniziative della Rai in questi campi e raccogliere le sollecitazioni provenienti da esponenti e organismi della società civile impegnati sul campo.

Un passo in avanti…

Ora però serve un passo concreto. Non basta il minuto dedicato nei tg al colera in Zimbabwe o l’intervista ai giovani che lottano contro le mafie, piuttosto che il reportage sui morti alla Thyssen di Torino trasmesso a tarda ora.

I diritti umani e la vita concreta delle persone e dei popoli devono entrare a pieno titolo, trasversalmente, in tutta la programmazione della Rai. Certo, alcune trasmissioni, o ancora di più alcuni canali (da RaiTre a Rainews24, ma anche molti spazi della Radio) parlano questo nuovo linguaggio e, ancora più essenziale, danno la parola a quanti non hanno voce, in una nuova forma di par conditio rispetto agli spazi dedicati ai detentori dei poteri forti.

Ma non dobbiamo accontentarci delle riserve indiane, per poi vedere risorse gigantesche riservate a programmi-spazzatura. Molti dei quali passano per spazi d’informazione e servizio pubblico. Ricordiamo con il nostro protagonismo ai loro responsabili, che in molte parti del mondo i giornalisti sono considerati i “watchdog”, i cani da guardia dei diritti delle persone, non i cagnolini da compagnia di famosi o presunti tali.

Sotto il cavallo della Rai, quindi, si è avviata una strada nuova: dopo tanti convegni e dibattiti sul pessimo stato dei nostri media, è venuto il tempo dell’azione. Nessuno ci regalerà un’informazione e una Rai migliori. Ce la dobbiamo conquistare. Ma avremo successo solo se ci muoveremo insieme, unendo i mille fili dell’impegno a fianco dei più indifesi, dei più vulnerabili, per la giustizia, la legalità, la democrazia, la pace e il rispetto dei diritti umani. 

Perché non c’è nessuno più colpevole di colui che non vuol vedere la colpa altrui. Citando Martin Luther King, “Non temete la cattiveria dei malvagi, ma il silenzio degli onesti”.

 

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