Intercettazioni

26 gennaio 2009 - Tonio Dell'Olio

Nel dibattito che è in corso in questi giorni nel Paese e in Parlamento sull'uso e sulle limitazioni delle intercettazioni nelle indagini, mi schiero decisamente dalla parte di chi dice che:
1. Non è sicuramente il problema più urgente da risolvere per un miglior funzionamento della giustizia in Italia e al contrario di tante altre questioni legate a processi, denunce, certezza della pena, carcerazione, tempi etc. etc. interessa un'esigua minoranza di italiani.
2. Lo strumento delle intercettazioni non serve solo per "incastrare" i colpevoli ma anche per scagionare gli innocenti come dimostra il giudice Caselli, procuratore capo a Torino, che riporta il caso di una quattordicenne che per incastrare un gruppo di ragazzi di cui il suo amante 41enne voleva vendicarsi, denuncia falsamente uno stupro di gruppo la cui invenzione viene chiaramente rivelata da intercettazioni ambientali e telefoniche.
3. Non consentire le intercettazioni per i reati minori impedisce di riuscire a prendere i pesci grossi. A volte intercettando le conversazioni telefoniche del piccolo spacciatore si può arrivare a sgominare l'intera organizzazione criminale.
Il progetto di legge in discussione non lo consentirebbe.
Da evitare semmai la gogna mediatica che solletica la morbosa curiosità di chi vuole trovare un'alternativa al commento delle partite di calcio nei discorsi al bar dello sport.

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