Di cortei e di bambini

6 febbraio 2004 - Giancarla Codrignani

L’onorevole Maria Burani, di Forza Italia, ha presentato una proposta di legge per vietare ai minori di 11 anni di partecipare a cortei. La causa del provvedimento sta naturalmente nello straordinario effetto di immagine che hanno avuto i cortei contro la ministra Moratti con tanti bambini in primo piano.
Proposte come questa sono fatte per ingenerare confusione, perché non mancano persone che sentono rischio di strumentalizzazioni ogni volta che si grida “al lupo” e non guardano dove sta, se ci sta, il lupo. Quando si ha paura, bisogna sempre riflettere per riconoscere dove stanno le manipolazioni.
Questo è - perfino ovviamente - un tentativo di comprimere le proteste; ma basa la sua logica nella sfiducia sulle capacità cognitive dei bambini.
Chi ha partecipato con piccoli e anche piccolissimi a processioni religiose sa bene quanto i bimbi siano in grado di capire il senso delle cose, anche difficili.
Quando si dice a un ragazzino: andiamo a protestare perché c’è un ministro che vuole impoverire la scuola, riduce le dade e le maestre, non ti dà più il tempo pieno, il “minore di 11 anni”, anche se di anni ne ha solo quattro, capisce che gli tolgono i giochi, gli amici, la relazione con i primi apprendimenti che gli piacciono molto. Senza esagerare, si può dire che comincia a capire che cosa significa essere piccolo cittadino, allo stesso modo di quando, con pochi anni in più, viene invitato da qualche sindaco a gestire un “Consiglio comunale” di bambini, che si rivelano sapientissimi.
A parte il fatto che molti genitori si portano dietro i bimbi perché non possono lasciarli soli a casa, chi ha a cuore i bambini non potrebbe vietarne l’abuso nella pubblicità e nei giochetti televisivi?
Davvero si crede che non siano consapevoli dei fatti della scuola e lo siano dei “mulini bianchi” o di estrazioni del lotto?

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