Christian Poveda

4 settembre 2009 - Tonio Dell’Olio

Aveva 54 anni Christian Poveda e tanta voglia di raccontare i fatti attraverso i suoi scatti fotografici e i film-documentari che nessun altro aveva il coraggio di girare. Un colpo di pistola alla testa in una strada secondaria di una piccola cittadina di El Salvador. Alla testa, quasi a punire la sua intelligenza, la genialità di alcune riprese che raccontavano la vita di strada di tanti ragazzi di El Salvador che per pochi dollari e senza altre prospettive vengono reclutati dalle gang locali.
Le Maras sono le organizzazioni criminali che dirigono e organizzano il traffico di droga e le estorsioni. Si dice che nel solo piccolo El Salvador vi siano 30 mila affiliati. “La vida loca” è il documentario realizzato da Poveda che sarebbe stato presentato in Francia alla fine di questo mese e costituisce una rappresentazione significativa per capire la vita dei “mareros”, i loro codici, le motivazioni della scelta di vivere senza rispettare la legge. Vite di second’ordine, che valgono poco, pietre di scarto.
Chistian Poveda aveva lavorato per importanti testate giornalistiche e aveva raccontato per immagini tanti conflitti (Iran, Iraq, Libano...) ma è stato fermato da questa guerra che sono in pochi a conosce e ancora meno a raccontare.

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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