La scarpa di un uomo libero

16 settembre 2009 - Tonio Dell’Olio

Muntadhar al-Zaidi è il giornalista che lo scorso dicembre per protestare contro la politica americana lanciò le scarpe a Bush gridando: "Questo è il bacio di addio degli iracheni, cane". Al Zaidi avrebbe dovuto scontare tre anni di carcere, invece la sua pena è stata diminuita anche per la buona condotta. Ad attenderlo fuori dalla prigione una folla di persone che lo ha accolto come un eroe. In questi anni di occupazione dell’Iraq da parte degli USA e dei suoi alleati ci hanno fatto credere che quegli eserciti erano stati considerati e visti come liberatori e, tra statue di Saddam abbattute e feste in strada, tutta la popolazione osannava a chi aveva preso militarmente il proprio Paese tranne un manipolo di fanatici che continuava a farsi esplodere uccidendo in nome di Allah. Oggi è evidente a tutti che la guerra in Iraq è stata subita e non condivisa dalla popolazione irachena e che, anche rispetto a dittature durevoli e sanguinarie, sono i popoli a dover decidere del proprio destino. Certo, con il sostegno della comunità internazionale che può agire in mille forme evitando la violenza, ovvero a evitare che a pagare il prezzo più alto sia sempre la povera gente. Speriamo che Barak Obama in primis comprenda questa lezione. Anche per evitare la prossima scarpa di un uomo libero.

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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