La mano sul mento

15 ottobre 2009 - Don Maurizio Mazzetto

Nella Piazzetta attigua alla più grande Piazza, un “signore” ci guarda sempre. Il suo volto è preoccupato, l'espressione è di uno che sta pensando a ciò che succede. Ha la mano sul mento.
È una bella Piazzetta quella dedicata al Palladio, a colui che ha dato e dà l'immagine architettonica e artistica della nostra Città (per questo Patrimonio mondiale dell'UNESCO). Una piccola piazza, di quelle che siamo soliti trovare soprattutto in Francia, e che amiamo tanto. Però ha un “difetto”, se così possiamo dire: è senza un albero (o alcuni alberi), come, appunto, sono le piccole piazze francesi.
L'armonia tra le costruzioni dell'uomo (le opere architettoniche) e ciò che ha fatto e fa la natura (governata dall'uomo stesso), armonia ben evidenziata da quelle meravigliose (quantunque destinate solo ai ricchi) opere palladiane che sono le “Ville” sparse in giro per il Veneto, è uno degli elementi che esprime bene il volto e la qualità della vita di una città; si tratta, infatti, di un aspetto del vivere urbanistico che indica maggiormente i “valori” di una cultura e di una civiltà.
Noi “facciamo silenzio” – come la statua di Palladio – nel centro di questa città: là dove i luoghi reali e simbolici della vita politica e culturale sono al massimo grado rappresentati. Basti pensare che la nostra “Ora di silenzio” si svolge a fianco della Basilica (palladiana!) che, come è noto, integra quell'edificio che era la prima sede del Comune cittadino nell'epoca medioevale (dove si riunivano, nel grande Salone, i Quattrocento); e pure sotto le finestre della Loggia del Capitaniato (o Loggia Bernarda), dove si riunisce attualmente l'Amministrazione cittadina; ma anche là dove il felice connubio tra centro e periferia, natura e cultura, arte e paesaggio, è stato, purtroppo, sconvolto.
Non bastava uno sviluppo economico-industriale-commerciale che non sempre ha tenuto conto di aspetti urbanistici vitali: ci mancava una nuova Base militare (americana): a togliere quello, ormai unico e grande, spazio verde della città stessa. Mentre, infatti, noi “facciamo silenzio” (e “gridiamo” in questo modo il nostro dissenso), un po' più in là - a “poche miglia di distanza”, direbbero gli americani - qualcuno sradica grandi alberi, e conficca nel terreno, con rumore fragoroso e fastidioso, pali per la nuova sede militare. I battipali fanno il loro massacrante (è proprio il caso di dirlo) lavoro, per predisporre costruzioni in un terreno che, tra l'altro, non solo è (era) ricco di verde ma anche di acqua, e perciò, oltre che prezioso, è delicatissimo. Ma, si sa, di fronte alle “necessità di sicurezza militare”, non si ferma nulla, ... e si devasta tutto: c'è una priorità, si dice, e dei prezzi da pagare.
Uno dei testi che abbiamo letto alla fine di queste “Ore di silenzio” per la Pace era di Giorgio La Pira, il famoso Sindaco di Firenze degli anni '50, e diceva così: “Amate la vostra città come parte integrante, per così dire, della vostra personalità. Ogni città racchiude in sé una vocazione e un mistero. Amatela come si ama la casa comune destinata a noi e ai nostri figli”.
Altrimenti ci allontaniamo sempre di più da un volto e da una realtà vivibile nel nostro capoluogo.
Lo aveva intuito molto bene l'amico Alberto Peruffo, con il quale abbiamo svolto diverse iniziative all'insegna della difesa della città (patrimonio dell'Unesco) e in nome proprio di Andrea Palladio! Pensoso, silenzioso: forse, o senz'altro, deluso. Anche lui “fumante” (con un fumogeno rosso in mano), come lo eravamo noi, in questa Piazza e nella vicina Piazzetta, il 30 novembre dello scorso anno, data del suo 500° compleanno. Auguri, ancora!


Vicenza, 15 ottobre 2009

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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