Debito di ossigeno questione di giustizia

15 dicembre 2009 - Tonio Dell’Olio

Nella conferenza per il clima in corso a Copenaghen, ieri è avvenuto un fatto molto grave. Tutti i delegati africani hanno abbandonato temporaneamente la seduta in segno di protesta verso i Paesi maggiormente industrializzati che non intendono adottare misure necessarie per migliorare le condizioni climatiche.
Siamo al paradosso. I Paesi africani non hanno goduto dei vantaggi della industrializzazione e ne subiscono gli effetti più drammatici. Vantano realmente un credito di ossigeno verso i Paesi ricchi e pertanto non chiedono l’elemosina dell’aiuto allo sviluppo, piuttosto di non contribuire ulteriormente a rendere invivibile la loro vita. Anche per quanto riguarda il fenomeno dell’immigrazione sempre di più in futuro ci troveremo a considerare il dramma dei rifugiati climatici. Persone sputate via dalle loro terre, dalle loro case, dal loro lavoro perché l’atmosfera si surriscalda.
Non è una questione, questa, che si possa risolvere con l’ennesima gara di solidarietà, con la sottoscrizione generosa, con l’elemosina di Natale. È un fatto di giustizia. Abbiamo contratto un debito (d’ossigeno) con la gente d’Africa che bisogna onorare.
A quanto pare c’è un solo modo per saldare questo debito: ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera cambiando modello di sviluppo. A ciascuno di noi il dovere di cambiare stile di vita.

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