Presidente Obama: più guerra non porterà pace

16 dicembre 2009 - Jim Willis (Sojourners)

Sono trascorsi otto anni da quando gli Stati Uniti hanno iniziato le operazioni militari in Afghanistan in risposta agli attacchi terroristici dell'11/9. So che ti unisci a me nel lamentare la sofferenza, la violenza e la morte in entrambi i lati del conflitto. Le Sacre Scritture e la storia ci insegnano che la guerra non è la risposta alla pace e alla sicurezza che ci impegniamo a costruire in questo mondo.
Ho aderito con altri capi religiosi altri per inviare una lettera aperta al Presidente Obama, invitandolo a propendere per una nuova strategia in Afghanistan che preferisce aiuti umanitari e sviluppo sostenibile, invece di perseguire un’ulteriore escalation militare.
Vuoi unirti a me?

Presidente Obama: Abbiamo bisogno di una strategia completamente nuova e diversa in Afghanistan.

Purtroppo, gli argomenti discussi sono troppo limitati ed è alquanto improbabile che portino la pace e la stabilità di cui abbiamo disperatamente bisogno per porre fine a questa guerra.

Le due strategie che si contendono la prima serata – il reprimere un’insurrezione, che richiede un notevole aumento di truppe militari, e l’antiterrorismo, che si basa su tecnologici e precisi metodi di bersaglio da applicare nelle operazioni militari più pericolose e che spesso provoca la morte di civili - non sono indirizzate alla morale profonda e alle questioni pratiche che abbiamo di fronte in Afghanistan.

Ci sono molte preoccupazioni morali in gioco nella decisione del Presidente Obama: proteggere legittimamente gli americani da ulteriore terrorismo, proteggere la vita dei nostri uomini e donne in uniforme, proteggere il popolo afghano dai danni collaterali della guerra, difendere le donne dai talebani e sostenere onestamente la democrazia - per citarne alcune.

Un’assistenza umanitaria mirata ed efficace e uno sviluppo sostenibile non possono più essere un ripensamento. Devono essere al centro di qualsiasi strategia che il governo degli Stati Uniti decide di applicare. Il Presidente deve scegliere strategie non militari per guidare il cammino, piuttosto che prendere la strada inversa che spesso rende il lavoro dello sviluppo e dell’aiuto un’altra arma di guerra.

Presidente Obama: più guerra non porterà pace.

Sappiamo cosa può ricostruire una nazione rotta, ispirare fiducia e speranza tra la sua gente e indebolire la minaccia del terrorismo: una massiccia assistenza umanitaria e uno sviluppo economico sostenibile.

E costa meno - molto meno - di una guerra continua. Il Congressional Research Service ha constatato che attualmente la guerra costa circa 1 milione di dollari per soldato americano, per anno in Afghanistan.

Condividiamo tutti la responsabilità di una guerra che è stata condotta in nome nostro e con i soldi delle nostre tasse. Unisciti a me e a molti capi religiosi nella preghiera per il presidente, affinché prenda in considerazione la possibilità di una nuova strategia in Afghanistan.

Dopo aver pregato, firma la nostra lettera per il Presidente Obama, invitandolo a focalizzare la sua attenzione sulla via della diplomazia e degli aiuti umanitari, invece di nuove possibilità militari. Ci assicureremo che la lettera pervenga alla Casa Bianca.

Pace,

Jim Wallis
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Veri aiuti, non truppe militari, in Afghanistan
La lettera che segue è stata rilasciata da oltre una dozzina di leader democristiani al Presidente Obama, il quale sta considerando di adottare una nuova strategia in Afghanistan. Si prega di aggiungere il proprio nome alla lettera, e noi invieremo una copia alla Casa Bianca.

Invia questa lettera a:

• Presidente Barack Obama

Siamo convinti del fatto che, dopo otto anni di guerra, abbiamo bisogno di un approccio del tutto nuovo in Afghanistan.

Non parliamo come se fossimo strateghi militari o politici, ma come cittadini che cercano di applicare fedelmente i propri valori morali a questo tema cruciale. Innanzitutto, la stimiamo per il tempo che sta dedicando a riflettere su una decisione attenta e ponderata per questa importante questione che condizionerà moltissime vite altrui.

Siamo profondamente attaccati ai problemi etici e morali in gioco nella nostra politica futura in Afghanistan – ci teniamo a proteggere legittimamente gli americani da altri attacchi terroristici, a proteggere la vita dei nostri uomini e donne in uniforme, a proteggere il popolo afghano dai danni collaterali della guerra, a difendere le donne dai talebani, a sostenere sinceramente la democrazia.

Ma lamentiamo anche la sofferenza, la violenza e la morte in entrambi le parti del conflitto, e riconosciamo che la guerra non potrà mai portare la pace che ci impegniamo a costruire in questo mondo.

Siamo preoccupati del fatto che la discussione a Washington, DC, sia troppo limitata. Rispettosamente, ci permettiamo di suggerire una strategia basata su aiuti umanitari e di sviluppo.

Un’assistenza umanitaria poderosa e uno sviluppo sostenibile possono ricostruire un Paese distrutto, restituire fiducia e speranza alla sua gente, e indebolire l'appello al terrorismo. E costa meno - molto meno – rispetto a una guerra incessante.

Cominciare con lo sviluppo economico, a partire da zone che sono sicure, e crescere iniziando da queste zone- fornendo la sicurezza necessaria per tutelare la ricostruzione strategica del paese. Non bisogna fare, dell’aiuto e dello sviluppo, un'altra arma di guerra, ma piuttosto fornire la sicurezza necessaria per portare a termine con successo il lavoro dello sviluppo. Una protezione di questo genere, che punta a mantenere la pace, potrebbe attirare molto più facilmente l’interesse internazionale di cui abbiamo disperatamente bisogno, sia dei Paesi europei, sia di quelli arabi e musulmani.

Portare avanti soluzioni politiche e diplomatiche promuovendo un governo stabile in Afghanistan e in Pakistan; cercare l'integrazione politica di quegli elementi del regime talebano che sono disposti a cooperare; impegnarsi con le Nazioni Unite e gli Stati della regione per stabilizzare la regione e promuovere lo sviluppo economico; investire nel mantenimento dell’ordine pubblico internazionale per prevenire la diffusione degli estremisti e l'uso del terrore.

Le suggeriamo umilmente di ospitare una riunione con i capi delle principali agenzie di sviluppo internazionale in Afghanistan, che godono della fiducia della gente del paese. Queste organizzazioni possono condividere il tipo di sicurezza di cui avrebbero bisogno per lo sviluppo. Inoltre, è molto importante incontrare i membri della società civile afghana per avere anche il loro punto di vista. Questo apporto è fondamentale per la sua decisione riguardante l’Afghanistan.

Infine, è tempo per un confronto deciso, pubblico, progressivo, tra il governo e la comunità di fede sulle implicazioni morali ed etiche delle nostre scelte politiche. I nostri missili antiterroristici e droni possono costare meno vite americane, ma hanno costi molto significativi a livello politico e morale. I danni causati dalla nostra guerra tecnologica sono enormi, e si riscontrano nella morte di molti civili – nell’ulteriore alienazione della popolazione e, involontariamente, nella generazione di più reclute per il terrorismo.

Signor Presidente, la incoraggiamo ad avvicinarsi all’idea di un effettivo aiuto e sviluppo umanitario, di un genuino impegno verso le questioni morali che dobbiamo affrontare in Afghanistan. Come sempre, lei è nelle nostre preghiere che la aiuteranno a trovare le decisioni giuste per queste questioni molto complicate.

Info: http://www.sojo.net/

* Traduzione dall’inglese a cura di Serena Belcastro

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