POTERE DEI SEGNI

Una pace made in cielo

Con il suo essere contro il mercato delle armi e contro gli interventi militari, don Tonino disegnava un’idea di pace radicale, made in cielo.
Don Salvatore Leopizzi

Sono interni alla nostra fede i discorsi sul disarmo, sulla smilitarizzazione del territorio, sulla lotta per il cambiamento dei modelli di sviluppo che provocano dipendenza, fame e miseria nel Sud del mondo e distruzione dell’ambiente naturale. Fin dai tempi dell’esodo, non sono più estranee alla Parola del Signore le fatiche di liberazione degli oppressi dal giogo dei moderni faraoni (don Tonino Bello, dal discorso all’arena di Verona, 1989).

A chi gli obiettava che il suo schierarsi contro il mercato delle armi, contro le spese e gli interventi militari, non si addiceva al ruolo del sacerdote e meno ancora a quello del vescovo, don Tonino rispondeva con aria stupita: “E di che cosa si dovrebbe occupare il vescovo? Del colore dei paramenti e del numero di ceri da mettere sull’altare?” Non si stancava di ribadire che la Pace è il dono più prezioso che viene dall’Alto. Anzi, per essere autentica deve avere il marchio del made in cielo. Don Tonino è costantemente guidato da questa certezza radicata nella tradizione profetica e soprattutto nel cuore del messaggio evangelico. Dal canto della Natività – Pace in terra – all’augurio del Risorto – Pace a voi – fino alla missione affidata ai discepoli di diffondere pace di casa in casa, fino agli estremi confini della terra.
Non è un’idea astratta, né un programma politico. La pace è una persona.
È Gesù, il Crocifisso/Risorto che introduce un processo eversivo e inarrestabile di trasformazione della storia: dal mondo che va secondo la logica della violenza e della sopraffazione, a un mondo dove giustizia e pace si baceranno e nessuno dovrà più esercitarsi nell’arte della guerra.
Ma allo stesso tempo don Tonino è consapevole che la pace made in cielo non corrisponde ai calcoli delle nostre sofisticate ragionerie.
C’è una pace dei filosofi e c’è una pace di Cristo. La prima è quella prodotta dai nostri sforzi diplomatici costruiti dai dosaggi delle cancellerie, frutto degli equilibri messi in atto dalle potenze terrene (…) La pace di Cristo, invece, è quella che non esige garanzie, che scavalca le coperture prudenziali e che resiste anche quando crollano i puntelli del bilanciamento fondato sul calcolo (…) Questo è il salto di qualità a cui ci provoca la frase divenuta ormai celebre di D. Bonhoeffer: osare la pace per fede.
Don Tonino si trova così a elaborare una irenologia in gran parte originale, inedita, sicuramente provocatoria e lungimirante. Con le sue parole, accese al roveto ardente della Parola, e con le sue scelte di parte, pagate a caro prezzo, egli rende fecondo e vitale il rapporto di reciprocità tra fede e ragione, tra profezia e storia, tra ortodossia e ortoprassi.
Essere cristiano-uomo-di-pace non può essere un accessorio delle nostre esuberanze omiletiche. Se è vero che la pace è l’insieme dei beni messianici e noi ci riconosciamo come popolo di messia, quindi titolari e amministratori di questi beni, dobbiamo fare della pace il nostro annuncio fondamentale (omelia della messa crismale 1986). Ecco l’asse teologico che anima i sogni diurni delle sue notti insonni e le sue sorprendenti provocazioni pastorali.
Ricordare don Tonino deve condurci perciò a ripartire dalle vere radici cristiane, quelle del Vangelo proclamato e vissuto sine glossa. Anche oggi, per respingere le derive del leghismo xenofobo e le tentazioni di benedire ambigua missioni di pace, sarà utile per noi, specialmente se credenti, ribadire che va costruita sì la pace in terra, ma che sia davvero pace made in cielo.

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