Il Premier, Israele, l'Iran

1 febbraio 2010 - Giancarla Codrignani

Sarebbe un bel colpo se il premier, andando in quella pericolosissima area che è il Medio Oriente, riuscisse a non fare disastri. Noi mi sbilancio, nonostante "il nostro migliore amico" - secondo l'apprezzamento di Netanyahu - abbia rilasciato un'intervista al giornale israeliano Haaretz con la frase storica: "via dal Golan, stop
alle colonie". Quante volte è successo che lui smentisce: "non ho mai detto cose di questo genere, è la stampa che mi mette in bocca falsità, solo per denigrarmi"? Con Haaretz difficile rivoltare frittate, tuttavia meglio attendere conferme.
Nessun dubbio, invece, per l'assicurata vigilanza "sui paesi che sembrano vicini a dotarsi dell'arma nucleare, coltivando magari il desiderio di cancellare Israele dalla mappa geografica".
Bene il rigore verso Teheran, ma forse Netanyahu ignora che la frase "il tempo
dei vostri giochi è finito, se continuate ve ne faremo pentire" Almadinejad l'ha pronunciata all'inaugurazione a Bandar Abbas di un impianto da trecento milioni di euro per la produzione di alluminio realizzato dalla società italiana Fata del gruppo Finmeccanica.
Contraddizioni del costume italico che, quando diventano responsabilità internazionali del governo, possono portare guai seri. Non tutto, infatti, si risolve con il metodo Bertolaso, che oggi lo punisci perché ha offeso gli Stati uniti e domani lo fai ministro come se fosse una velina.
Politica estera e della difesa sono legate entrambe anche a diverse programmazioni industriali. Io ho la fissa del controllo in materia di produzione e di commercio delle armi. Più che una fissa è una pratica igienica da divulgare perché le armi non hanno mai avuto scopi ornamentali.
Prima di Natale ventimila cittadini italiani hanno firmato un appello contro l'acquisto di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter per oltre 14 miliardi di euro, ma non sono riusciti a farlo arrivare alla Presidenza del Consiglio, perché Letta non l'ha ricevuto se non per posta. Mentre sarebbe stato interessante sapere se anche il Governo non riteneva più produttivo investire in energie alternative.
Intanto in Sardegna, a Tortolì/Arbatax, sono al collaudo i droni Polluce (i piccoli aerei telecomadati senza pilota) di produzione italiana. Non per una dotazione alla Croce rossa.
Siccome siamo un paese in cui il commercio delle armi attraversa le paludi del mercato clandestino e alimenta le mafie, pensare che le armi non sono noccioline può mettere sulla giusta via. Dove lo Stato - come abbiamo denunciato poco tempo fa - appalta addirittura spezzoni della Difesa, è toccato al Sole 24Ore denunciare che nella Piana di Gioia, vicino a Rosarno, le forze dell'ordine hanno trovato un lanciamissile in buon uso in mano alle cosche. Auguri.

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