NUCLEARE

E la crisi ambientale?

Dopo la diffusione inattesa e poco gradita dell’opuscolo attraverso alcuni settimanali diocesani sul tema del nucleare civile, con tanto di sponsor, noi parliamo di eco-giustizia, risorse energentiche e coscienza cristiana.
Simone Morandini (Fondazione Lanza, Padova; Facoltà Teologia del Triveneto)

Nelle scorse settimane assieme ai settimanali di diverse diocesi italiane è stato distribuito un opuscolo dal titolo “Energia per il futuro”, tutto schierato a favore dell’opzione nucleare. Tra le voci a sostegno, veniva più volte indicato anche il magistero cattolico – e in particolare lo stesso Benedetto XVI. Mi pare, però, che su questo punto occorre una maggiore chiarezza: non credo, in effetti, sia davvero possibile individuare formali prese di posizione della Chiesa cattolica che sciolgano in modo univoco e definitivo i gravi interrogativi posti dall’uso dell’energia nucleare per scopi civili. 

Per far fronte ad essi, infatti, è necessario soprattutto un discernimento informato e competente, che tenga conto dei diversi fattori connessi, delle prospettive e dei rischi coinvolti – un discernimento che in buona parte è legato alla concretezza di situazioni specifiche. Nel magistero cattolico degli ultimi anni vi sono, però, numerosi interventi che offrono indicazioni di rilievo su tale tema e occorre esaminarli con attenzione, per cogliere correttamente quanto in essi si esprime. Aldilà della citazione di specifiche frasi, vi sono alcuni testi chiave da interpretare correttamente, per comprendere l’effettiva posizione della Chiesa cattolica su un tema così delicato.

La questione energetica

Notiamo, intanto, che una particolare attenzione per la questione energetica caratterizza indubbiamente l’intero magistero di Benedetto XVI, che già vi aveva fatto riferimento, ad esempio, nei Messaggi per la Giornata Mondiale della Pace del 2008 e del 2007. Giustamente, infatti, il Pontefice vi individua un fattore critico per quello sviluppo umano integrale che – sulla scia della “Populorum Progressio” – l’enciclica “Caritas in veritate” individua come centrale. 

La stessa “Caritas in veritate” presenta anche una sezione (48-51) dedicata ai temi ambientali, che ha al centro, al n.50, l’affermazione del “dovere gravissimo di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente coltivarla”: un’indicazione molto forte del dovere morale di promuovere la sostenibilità – anche se il termine non viene utilizzato. Immediatamente precedente il n. 49, specificamente dedicato al tema dell’energia, con una forte critica dell’accaparramento delle energie non rinnovabili da parte delle economie più forti, cui si contrappone l’esigenza di una redistribuzione planetaria. C’è, dunque, un dovere delle società più industrializzate di “diminuire il proprio fabbisogno energetico” e tra le prospettive per realizzare tale prospettiva, l’enciclica segnala in particolare il “miglioramento dell’efficienza energetica”, invitando anche a “far avanzare la ricerca di energie alternative”. 

È la stessa prospettiva che già caratterizzava nel 2004 il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, che affrontava “le complesse problematiche riguardanti le risorse energetiche” al n.470, all’interno dell’ampio capitolo X, dedicato a “salvaguardare l’ambiente”. Il contesto è, dunque, quello di “una prospettiva morale improntata all’equità e alla solidarietà intergenerazionale”, di una responsabilità tesa alla “ricerca continua del bene comune”, affinché le fonti energetiche non rinnovabili siano “poste al servizio di tutta l’umanità”. In tale contesto compare un’affermazione che invita a “continuare a identificare nuove fonti energetiche, a sviluppare quelle alternative e a elevare i livelli di sicurezza dell’energia nucleare”. 

Si noti: l’energia nucleare è qui ben distinta da quelle rinnovabili, di cui si auspica lo sviluppo, e per essa si esige invece un incremento dei livelli di sicurezza, evidentemente percepiti come non ancora adeguati. Né appare casuale che tale affermazione si collochi poco dopo la puntuale trattazione del “principio di precauzione”, quale strumento di valutazione per la gestione di situazioni di rischio e di incertezza, che costituisce l’oggetto del n.469. 

Un orientamento analogo è pure presente nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2010Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, che colloca il riferimento alle questioni energetiche in quel contesto di leale solidarietà intergenerazionale e di responsabilità delle generazione presente nei confronti di quelle future che caratterizza il n. 8. In esso si afferma che “l’uso delle risorse naturali dovrebbe essere tale che i vantaggi immediati non comportino conseguenze negative per gli esseri viventi, umani e non umani, presenti e a venire” e che “l’intervento dell’uomo non comprometta la fecondità della terra, per il bene di oggi e per il bene di domani”. Specifico sul tema energetico è poi il n. 9, che invita a “promuovere la ricerca e l’applicazione di tecnologie di minore impatto ambientale e la redistribuzione planetaria delle risorse energetiche”. In tale prospettiva la crisi ecologica può diventare un’opportunità per “convertire il modello di sviluppo globale in una direzione più rispettosa del creato e di uno sviluppo umano integrale”. Il testo prosegue, indicando, tra i fattori qualificanti di tale percorso la responsabilità, la prudenza e la “consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di vita”. 

Un’indicazione significativa circa la direzione cui guardare per tale prospettiva viene, poi, dal n.10 che, tra le “opportunità scientifiche ed i potenziali percorsi innovativi grazie ai quali è possibile fornire soluzioni soddisfacenti e armoniose alla relazione tra l’uomo e l’ambiente”, cita anche una specifica fonte energetica; si afferma, infatti, che occorre “incoraggiare le ricerche volte a individuare le modalità più efficaci per sfruttare la grande potenzialità dell’energia solare”.

Da questi testi emerge, insomma, un forte impegno per uno sviluppo integrale, per un’ecogiustizia estesa anche alla questione energetica, per una pratica della sobrietà anche in questo campo da parte delle nazioni industrializzate. A fronte di una sorta di “opzione preferenziale” per le energie alternative rinnovabili (e in particolare il solare), si colloca il richiamo a un innalzamento dei livelli di sicurezza per l’energia nucleare.

Nucleare e pace

Un orientamento diverso potrebbe apparentemente essere colto in altri interventi; viene, ad esempio, citato in questo senso l’intervento di Benedetto XVI del 29 luglio 2007, in occasione del 50° anniversario dell’entrata in vigore dello Statuto dell’A.I.E.A., l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica”. Istituita con il mandato di “sollecitare e accrescere il contributo dell’energia atomica alle cause della pace, della salute e della prosperità in tutto il mondo” (art. II dello Statuto), essa vede la Santa Sede tra i membri fondatori. Il pontefice sottolinea come “i cambiamenti epocali avvenuti negli ultimi 50 anni evidenziano come, nel difficile crocevia in cui l’umanità si trova, sia sempre più attuale e urgente l’impegno di incoraggiare la non proliferazione di armi nucleari, promuovere un progressivo e concordato disarmo nucleare e favorire l’uso pacifico e sicuro della tecnologia nucleare per un autentico sviluppo, rispettoso dell’ambiente e sempre attento alle popolazioni più svantaggiate”. 

Così anche nell’intervento della delegazione vaticana alla 52° Conferenza Generale della stessa AIEA del 29 settembre 2008 pronunziato da S.E. mons. Dominique Mamberti si evidenzia l’esigenza di un lavoro congiunto per la sicurezza pacifica nell’uso dell’energia nucleare, assieme a un deciso impegno per il disarmo. “La Santa Sede desidera che tutti gli Stati lavorino insieme per essere parte di questi strumenti che hanno l’obiettivo principale di promuovere l’incolumità e la sicurezza in campo nucleare, garantire la non diversione di materiale nucleare e l’assenza di attività nucleari non dichiarate”. Occorre, cioè, “lavorare insieme per l’uso di una tecnologia nucleare pacifica e sicura, che rispetti l’ambiente e tenga sempre presente le popolazioni più svantaggiate”.

È evidente che in questi testi – come del resto in quelli citati nella sezione precedente – non vi è alcuna condanna nei confronti del nucleare civile; altrettanto chiaro, però, come in essi l’accento cada soprattutto sull’impegno per la pace e per una ricerca condivisa di sicurezza da parte della famiglia umana, anche in relazione a tecnologie percepite come critiche. È questo – sulla base di quanto si può evincere dai testi citati – il senso della presenza vaticana all’interno di un organismo come l’A.I.E.A: quello di richiamare la dimensione morale di temi che solo a uno sguardo superficiale potrebbero apparire semplicemente tecnici. 

Neppure questi testi, dunque, possono essere correttamente invocati come testimonianza di un’opzione pro-nucleare che caratterizzerebbe il magistero cattolico; anch’essi esprimono piuttosto l’invito a un attento discernimento, a un monitoraggio della sicurezza e delle potenzialità legate alle diverse tecnologie, tra le quali il nucleare si segnala per la sua criticità. Anche la meditazione dei grandi temi dell’energia – e in particolare di quella nucleare – va, insomma, collocata nel contesto di un’attenzione complessiva per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, come condizioni di possibilità per il perdurare di una vita buona della famiglia umana su quella terra che le è donata come casa della vita.

 

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