POTERE DEI SEGNI

La dimensione divina del volto

I rapporti umani sono basati sugli sguardi, capaci di cogliere la grandezza della persona. Di ogni persona in ricerca della libertà.
Don Salvatore Leopizzi

Bisogna stare attenti nell’allacciare rapporti umani più credibili, più veri. Basati sulla contemplazione del volto. Basati sulla stretta di mano che non contenga nascosta la lama di un coltello. Rapporti umani basati sull’etica del volto, dello sguardo. La nonviolenza comincia da lì: l’etica del volto. Sono convinto che noi ci apriremo alla dimensione divina proprio a partire dal volto umano. (don Tonino Bello, Scritti di pace, n.326)

La dimensione divina di ogni volto umano è, in don Tonino, la chiave d’accesso nel cuore della sua teologia e della sua prassi pastorale. Ispirandosi alla filosofia di Lévinas, era convinto che fondamento di ogni discorso sulla pace è proprio l’etica del volto. E il volto dell’altro è anche la via sicura e imprescindibile per scorgere il volto del totalmente Altro.

Volti ri/volti nella reciprocità dello sguardo e profondamente co/in/volti in un’appartenenza solidale dove nessuno è escluso, nessuno è estraneo, nessuno è nemico. L’altro è il differente-da-me a cui io appartengo e che mi appartiene: da qui la convivialità delle differenze, l’ecclesiologia di comunione, l’unità della famiglia umana, che è titolare in solido di tutti i beni della terra. Sono queste le prospettive profetiche costanti che animano le scelte coraggiose, a volte inedite e fraintese, di don Tonino. L’altro è un volto da riscoprire, da contemplare, da togliere dalle nebbie dell’omologazione, dell’appiattimento

Se il primo millennio  – sintetizzava il vescovo di Pax Christi –  fu il secolo dei grandi dibattiti su Dio e il secondo è stato quello della ricerca filosofica dell’Io, il terzo dovrà essere necessariamente il millennio della scoperta dell’altro. L’altro senza il quale è destinata a perdersi l’identità dell’io e  il volto stesso di Dio.

Riconoscere e accogliere l’alterità come differenza teo-antropologica per superare l’individualismo etico e il solipsismo politico che ci rendono in-differenti e per camminare sui sentieri di Isaia  sperimentando percorsi di giustizia globale. 

Sul molo di Molfetta come nelle capanne d’Etiopia, nel rifugio degli immigrati a Ruvo come sulle strade minate di Sarajevo, sempre con la stessa invocazione: il tuo volto, fratello, io cerco, non nascondermi il tuo volto. E per ogni volto egli indica un nome, una storia, un cuore che pulsa e poi  bagagli di dolore e cumuli di delusione, ali spezzate e sogni in frantumi, ma anche  ali di riserva e riserve di speranza. 

Amare l’altro come se stesso, anzi, perché parte integrante di se stesso. Articolo primo del Vangelo e fondamento della nonviolenza attiva. Con lo stupore del mistico riusciva a scorgere sempre, anche nei volti stra/volti dalla miseria e dal degrado, i lineamenti inconfondibili dell’impronta divina e le tracce embrionali dell’umanità risorta.

Guarda – mi diceva indicandomi i bambini denutriti e sporchi sulle strade polverose del Sidamo – quelli lì sono figli di Dio, fratelli di Gesù Cristo, eredi del Regno, proprio come me, come te…”.

Anche oggi dovremmo fissare lo sguardo, come ha saputo fare il nostro pastore contemplattivo, negli occhi di ogni straniero e scoprire che anche dietro la maschera dell’abbrutimento, in fondo,  ma proprio in fondo, con tutta la sua irripetibile grandezza, c’è rintanata una persona. In attesa di libertà! (da “Gennaro, l’ubriaco”). E avvertiremo anche noi che Antonio, Gennaro, Mohamed, Marta… sono aperture attraverso le quali possiamo scorgere Dio, ma sono anche le feritoie da cui Egli illumina l’interno dei nostri ruderi.

 

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