EDITORIALE

Il prezzo del silenzio

La redazione

È pesante come un macigno la triste verità che emerge dai recenti avvenimenti che coinvolgono la Chiesa cattolica, in particolare in alcune nazioni. 

Perché su un tema così scabroso  affiorano vecchie politiche di silenzio delle gerarchie, coniugate a modalità omertose e spesso ipocrite. Siamo noi tutti, Chiesa, a pagarne il prezzo più alto. 

Perché la polvere sotto i tappeti prima o poi emana il suo fetore e si aggravano le responsabilità di chi non ha avuto il coraggio di compiere scelte, doverose e necessarie, di rottura e di legalità, al momento opportuno e senza esitazioni. Scelte di denuncia dei responsabili all’autorità giudiziaria, di punizione dei colpevoli, di risarcimento delle vittime e delle loro famiglie.  Scelte di trasparenza e di “riparazione” delle ferite del corpo e dell’anima delle persone offese. 

Perché le persone, tutte, valgono. Ma i bambini ancora di più. Essi sono il volto innocente e pulito di questa nostra contraddittoria umanità. Eppure, molti, troppi di questi bambini sono stati violati. Doppiamente violati, dall’abuso e dal suo sottacerlo. Proprio nei luoghi massimamente eletti per la loro formazione. Luoghi religiosi, di culto. Di affidamento a una speciale responsabilità e cura. Nei quali ha finito per prevalere un’irresponsabile politica di silenzio e di segretezza.

Qualcosa si è incrinato. è tempo di rompere il silenzio, di far tesoro di questo inciampo e di cambiare non solo su reati ripugnanti come la pedofilia. Le strade di censura e di “prudenziali omissioni” rivelano tutta la loro fallibilità. 

La lezione è dura, ma inequivocabile, in questo senso. 

Per aprire una riflessione autentica è necessario, prima di tutto, accogliere con maturità le critiche anche sofferte che provengono da più parti e non nascondersi dietro tesi autoassolutorie – “certo ci sono pedofili nella Chiesa, ma fuori ancor di più” – o teorie politiche e complottarde – “chi sta dietro a questo attacco alla Chiesa?”.

C’è un grande bisogno di trasparenza in questa nostra Chiesa, di dialogo e confronto, di ascolto e com-partecipazione su tutti i temi cruciali del nostro tempo: dalla sessualità alla bioetica, dalle scelte finanziarie agli stili di vita, dal sacerdozio al celibato. La lista è lunga. Forse, in questo nostro tempo complesso e opaco, la Chiesa dovrebbe pensare a un serio rinnovamento.

È tempo di ritessere le maglie sfilacciate di questa comunità ecclesiale  smarrita dinanzi a simili scenari, a volte succube di ordini accettati senza diritto di replica. 

È opportuno riscoprire una Chiesa “femminile”, materna, accogliente, capace di compartire i bisogni, spesso inespressi, di un’umanità dolorante. Una Chiesa che riparta dalla corporeità perché sede dello Spirito e quindi sacra. Perché bella e inviolabile. Con occhi di donna, la Chiesa può riscoprire l’abbraccio.

 Una Chiesa che sappia far nuovo tesoro della sua lunga frequentazione dell’umanità. Forse si potrebbe ripartire proprio da una Chiesa dal volto umano.

Non infallibile, ma capace di riconoscere e ripartire dalla propria fallibilità. 

Non forte della presunzione di dettar regole morali su ogni fronte, ma umile e vicina agli umili. 

Non rinchiusa nei recinti, serrati, del protezionismo della “famiglia” presbiterale, ma aperta ai venti dell’amore e della comprensione. 

Una Chiesa capace di ritrovare rigore e credibilità di fronte a tutte le violazioni evidenti della vita umana e del creato – la distruzione del pianeta, l’impoverimento della popolazione del mondo, le crescenti disuguaglianze, la guerra, le violenze di ogni genere, le ingiustizie fiscali, i reati finanziari– ma capace anche di riflettere sulle proprie strutture, sul proprio potere, sulle proprie umane contraddizioni, sugli anticorpi che servono per praticare con amore i luoghi di confine che – spesso con coraggio – si trova ad abitare. 

Una Chiesa capace di rinunciare alla propria potenza mondana e di usare l’unico potere lecito, il servizio.  

Una Chiesa libera. Perché fondata sulla Verità. 

 

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