SERVIZIO CIVILE

Comitato nonviolento?

Nell’ultima edizione del Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta del Governo, non è stato invitato alcun rappresentante del mondo nonviolento e dell’associazionismo pacifista storico. Mera dimenticanza?
Rosa Siciliano

Il 25 febbraio scorso si è riunito per la prima volta a Roma il Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta, istituito presso l’Ufficio nazionale per il servizio civile della Presidenza del Consiglio. In realtà, si tratta della terza “edizione” del Comitato, che durerà fino alla fine del 2011. Ma è utile ripercorrerne brevemente la storia.

Un po’ di storia

Tutto comincia del 1998. La nuova legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare (vigeva ancora la leva obbligatoria) affida al neonato Ufficio nazionale per il servizio civile il compito di “predisporre, d’intesa con il Dipartimento della Protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta”. Per la cronaca, il primo direttore dell’Ufficio è Guido Bertolaso, all’epoca già vice-commissario per il Giubileo; nel 2001 viene nominato anche capo della Protezione civile e nel 2002 lascerà il servizio civile. Di fatto, l’Ufficio del servizio civile non sa nemmeno cosa sia la difesa civile non armata e nonviolenta, pur avendo l’Italia il più grosso “esercito” di obiettori d’Europa dopo la Germania. In altre parole, la lungimiranza del legislatore rimane lettera morta.

Nel 2004 la svolta. Al governo c’è Berlusconi e il ministro Giovanardi ha la delega al servizio civile. Il 18 febbraio firma un decreto col quale istituisce un Comitato “di carattere tecnico e a elevata specializzazione” per sostenere l’Ufficio nazionale nel compito che la legge del 1998 gli ha assegnato. Insomma, il ragionamento di Giovanardi è il seguente: dato che l’Ufficio non possiede le competenze per svolgere quel compito, proviamo a farci aiutare da degli esperti in materia. E così, per la prima volta in una sede istituzionale, allo stesso tavolo si ritrovano rappresentanti di ministeri (dell’Interno e della Difesa, oltre alla Protezione civile), degli enti del servizio civile e del mondo pacifista/nonviolento (tra cui Drago, Minervino, Cavagna, Venditti, Cipriani, Consorti). Il Comitato, tra le altre cose, affida delle ricerche, si occupa di formazione, elabora un documento di sistematizzazione dei concetti di difesa civile e nonviolenta, organizza un convegno. Nel marzo 2006 il Comitato muore con la fine della legislatura.

Una seconda edizione

Ci vorrà più di un anno perché rinasca: superato il “taglia commissioni” di Bersani, il ministro “obiettore” della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero (che ha la delega sul servizio civile), con un decreto nomina un nuovo Comitato, inserendoci anche un rappresentante del ministero degli Esteri, delle Regioni, rafforzando la componente pacifista/nonviolenta (vengono inseriti infatti Nanni Salio, Mao Valpiana, Massimo Paolicelli, Maria Carla Biavati, tutti esperti della materia). Questa seconda edizione del Comitato continua il lavoro precedente fino al 31 dicembre 2008.

Nel frattempo, al governo è tornato Berlusconi e Giovanardi ha di nuovo la delega al servizio civile. Ma per tutto il 2009, di un nuovo Comitato manco a parlarne. Tant’è che il 15 dicembre (giorno in cui l’on.le Turco presenta alla Camera una proposta di legge che apre il servizio civile agli immigrati, cfr Mosaico di pace marzo 2010, ndr) il senatore del Pd Stefano Ceccanti presenta un’interrogazione parlamentare per sapere che fine ha fatto il Comitato. In particolare, dopo aver citato varie fonti che lamentavano la mancata conferma del Comitato (da Mosaico di pace al sito web vicino alla Cei www.esseciblog alla Campagna “Sbilanciamoci!”) l’interrogazione denuncia come nello stesso bilancio dell’Ufficio nazionale del servizio civile per il 2009 siano stati stanziati centomila euro proprio per le attività proposte dal Comitato. E Ceccanti chiede al capo del Governo “perché non sia stato ricostituito il Comitato e come sia stata spesa la somma di 100.000 euro prevista dalla programmazione economica 2009”. Passa poco più di un mese da quella interrogazione e il 19 gennaio scorso Giovanardi vara, con un proprio decreto, la terza edizione del Comitato. E a fine febbraio arriva anche la risposta scritta all’interrogazione: nel 2009 non c’è stato alcun Comitato perché si sono espletate le formalità burocratiche per la nomina dei nuovi membri (formalità durate appunto un anno!) né sono stati spesi i centomila euro previsti.

E i nonviolenti?

Fin qui, dunque, la storia di questo Comitato (che nel sito dell’Ufficio nazionale, www.serviziocivile.it, ha una sua sezione). Non resterebbe che augurare buon lavoro ai suoi nuovi membri se non fosse che proprio la composizione di questa nuova edizione lascia decisamente perplessi. Infatti, a scorrere l’elenco dei 18 membri (due in più rispetto alle precedenti edizioni), si ritrovano i “soliti” rappresentanti delle istituzioni coinvolte (i ministeri, la Protezione civile, le Regioni e l’Anci), così come i rappresentanti di alcuni enti del servizio civile (dalla Caritas all’Aism, dal MCL alla Focsiv ai Salesiani). Quella che manca assolutamente è la componente dei movimenti pacifisti/nonviolenti. Lo denunciano, in una lettera aperta a Giovanardi, i cinque ex-membri del Comitato esclusi a questo giro: “Vengono a mancare referenti che siano da collegamento con le principali realtà oggi impegnate nella ricerca e nella sperimentazione (Tavolo Nazionale interventi civili di pace; Rete corpi civili di pace; Movimento Nonviolento; Associazioni degli obiettori, ecc.). Ovviamente non è una recriminazione per la nostra personale esclusione. Tale mondo ha molte sfaccettature, qualsiasi scelta confacente con i reali obiettivi del Comitato sarebbe stata positiva. Troviamo invece una scelta grave e irresponsabile quella di escludere queste ‘figure’ dal Comitato, esclusione che di fatto ne stravolge il senso”. Resta quindi la domanda: quali sono i criteri che hanno spinto il governo a queste nomine e che cosa, a questo punto, s’intende per “esperti di difesa civile non armata e nonviolenta”?

 

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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