APPUNTAMENTI

La marcia lunga

In attesa della storica Perugia-Assisi, si comincia a discutere perché una cittadinanza responsabile torni a vivere nei nostri territori e perché la Pace sia posta nelle agende di enti locali e di associazioni, di scuole e di cittadini.
Flavio Lotti (Coordinatore nazionale della Tavola della pace)

Lo scorso 26 e 27 febbraio, ci siamo ritrovati ad Assisi in più di trecento per progettare la Marcia per la pace Perugia-Assisi del prossimo 16 maggio. Ed è stato davvero straordinario incontrare, in un tempo così avaro di soddisfazioni, tanta gente positiva. 

C’erano molti giovani impegnati in diverse associazioni e percorsi, studenti e insegnanti, amministratori locali protagonisti di nuove politiche di pace, legalità e cooperazione, giornalisti impegnati a difendere la libertà e il diritto all’informazione, donne e uomini alla ricerca di una cittadinanza responsabile. 

La Perugia-Assisi non è solo un grande evento, una grande manifestazione di pace, ma uno strumento per ripensare, rinnovare ed estendere l’impegno per la pace del nostro Paese. Oggi i costruttori di pace sono chiamati ad affrontare sfide difficili in un tempo sempre più difficile. La pace non va più di moda. Non interessa quasi più a nessuno. L’ha cancellata la politica, l’hanno cancellata le forze politiche e l’hanno cancellata anche molte istituzioni. L’ha cancellata l’informazione, ma anche tante organizzazioni della società civile che un tempo sventolavano la bandiera arcobaleno e che oggi hanno scelto di togliere l’impegno per la pace dalla propria agenda. Anche il mondo è stato cancellato dal nostro orizzonte. Lo ha cancellato una politica sempre più concentrata sul proprio ombelico, un’informazione pubblica e privata che è sempre più asservita al potere dominante, una Rai attenta solo agli interessi di Palazzo Chigi, che non per caso progetta di chiudere quasi tutte le sue sedi di corrispondenza nel mondo. Il resto lo fa la crisi del nostro Paese. Non penso alla crisi economica. Quella c’è eccome! E pesa sempre sulle spalle dei più vulnerabili. Mi riferisco alla crisi etica, politica e culturale che ci sta trascinando verso il fondo.

Lavorare per la pace oggi, vuol dire fare i conti con questa realtà difficile. E ad Assisi sono emerse le prime proposte. Dobbiamo mettere in campo programmi e progetti nuovi che ci aiutino a parlare con tutti, a lavorare con le scuole, nelle università, con i giovani, con gli immigrati e i nuovi italiani. Programmi e percorsi con cui contrastare ogni forma di indifferenza e di rassegnazione, con cui costruire una nuova politica. Dobbiamo ripartire dalle nostre città, dai posti dove la gente vive, costruendo nuova consapevolezza, occasioni di responsabilità e di partecipazione. Dobbiamo riprogettare l’impegno di pace delle nostre comunità locali chiedendo al sindaco, agli assessori e ai consiglieri di fare i conti con le proprie responsabilità. Dobbiamo ricordare loro che la pace non è solo assenza di guerra, ma pieno riconoscimento e rispetto dei diritti umani. E che la difesa e la promozione dei diritti umani comincia là dove la gente vive, soffre e continua a sperare. 

A questo ci deve servire la preparazione della Marcia Perugia-Assisi. Perché la strada che dobbiamo e vogliamo percorrere è molto più lunga. 

 

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Papa Francesco, 21 dicembre 2019
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