ULTIMA TESSERA

Kairos di liberazione

Anche in Italia la presentazione di un documento storico: “Kairos Palestina, un momento di verità”.
Nandino Capovilla (Coordinatore nazionale Pax Christi Italia)

Dopo un lungo tempo di elaborazione nelle comunità cristiane palestinesi, i rappresentanti delle tredici Chiese cristiane presenti in Terrasanta, hanno firmato uno storico documento che alza la voce della denuncia e come il grido dei cristiani sudafricani che, all’apice del regime di apartheid, levarono un appello che scosse il torpore del mondo intero, così dalle Chiese provate da sessant’anni di oppressione e vessazioni, si leva oggi una voce soffocata della medesima potenza.

Abbiamo sentito il grido dei nostri figli”, così esordiscono i Patriarchi e i Capi delle Chiese di Gerusalemme. Questo documento è la parola dei palestinesi cristiani per il mondo, riguardo a quanto sta accadendo in Palestina. “La sofferenza continua, mentre la comunità internazionale guarda in silenzio lo Stato occupante, Israele. La nostra parola è un grido di speranza, con amore, la preghiera e la fede in Dio. Ci rivolgiamo prima di tutto a noi stessi e poi a tutte le Chiese e ai cristiani nel mondo, chiedendo loro di prendere posizione contro l’ingiustizia e l’apartheid, spingendoli a lavorare per una pace giusta nella nostra regione, chiedendo loro di rivedere teologie che giustificano i crimini perpetrati contro la nostra gente e l’espropriazione della terra. In questo storico documento, noi cristiani palestinesi dichiariamo che l’occupazione militare della nostra terra è un peccato contro Dio e contro l’umanità!”

Il documento richiede alla comunità internazionale di sostenere il popolo palestinese, che ha affrontato oppressione, esodi ripetuti e forzati, sofferenze e vero apartheid per oltre sei decenni. 

La tragedia in otto punti

“Perché ora?” Si chiedono. Perché oggi abbiamo raggiunto un punto morto nella tragedia del popolo Palestinese. Che cosa stanno facendo la comunità internazionale, i leader politici in Palestina, in Israele e nel mondo Arabo? 

1. Il muro di separazione eretto sul territorio Palestinese, in gran parte confiscato per questo scopo, ha trasformato le città e i villaggi in prigioni, separando gli uni dagli altri, rendendoli cantoni dispersi e divisi. 

2. Gaza, soprattutto dopo la crudele aggressione e il massacro di civili che Israele ha compiuto contro di esso nei mesi di dicembre 2008 e gennaio 2009, continua a vivere in condizioni disumane, sotto blocco permanente e tagliata fuori dagli altri territori palestinesi. 

3. Gli insediamenti illegali israeliani stravolgono la Palestina, devastano la terra, controllando le  risorse naturali, compresa l’acqua e i terreni agricoli.

4. La realtà è l’umiliazione quotidiana a cui sono sottoposti ai posti di blocco militari, durante il percorso verso i posti di lavoro, le scuole o gli ospedali. La realtà è la separazione tra i membri della stessa famiglia, rendendo la vita familiare impossibile per migliaia di Palestinesi, in particolare quando uno dei coniugi non ha una carta d’identità israeliana. 

5. Anche la libertà religiosa è fortemente limitata: la libertà di accesso ai luoghi santi è negata con il pretesto della sicurezza. Gerusalemme e i suoi luoghi santi sono inaccessibili per molti cristiani e musulmani della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. A moltissimi sacerdoti del Patriarcato è regolarmente vietato l’ingresso in Gerusalemme e il movimento da una parrocchia all’altra. 

6. L’assenza di una visione o scintilla di speranza per la pace e la libertà spinge i giovani, musulmani e cristiani, a emigrare. 

7. La contrazione del numero dei cristiani, in particolare in Palestina, è una delle pericolose conseguenze dell’occupazione e dell’incapacità di trovare una soluzione globale al problema. 

8. A fronte di questa realtà, Israele giustifica le sue azioni come auto-difesa, compresa l’occupazione, la punizione collettiva, e tutte le altre forme di rappresaglia contro i palestinesi. In realtà, se non ci fosse il regime di occupazione militare, non ci sarebbe alcuna resistenza, nessuna paura e nessuna insicurezza per entrambi i popoli. Questa è la  lettura sempre più chiara della situazione da parte della Chiesa di Terra santa. 

Con onestà la Chiesa ufficiale fa autocritica sul silenzio di prudenziale opportunità politica tenuto fino a oggi e si propone con questo documento di promuovere una pubblica denuncia e un esplicito svelamento dell’oceano di ingiustizia che opprime i palestinesi. 

Questo non può prescindere dalla fine dell’occupazione, dalla creazione di uno Stato Palestinese con Gerusalemme Est come capitale. Pur nelle evidenti difficoltà, la chiesa palestinese non perde la speranza derivante dalla fede in un Dio buono e misericordioso. Essa chiede ai leader locali, sia ebrei che arabi: lasciate che lo stato sia laico e non si basi su fondamentalismi e sottolinea le responsabilità delle potenze europee che, per cercare di porre rimedio alle persecuzioni subite dal popolo ebraico in Europa, hanno lasciato che si creassero le condizioni di oppressione del popolo palestinese. La Chiesa palestinese richiede, pertanto, alla comunità internazionale che faccia pressione su Israele affinché receda dai suoi propositi di conquista continua della terra e intraprenda la strada della pace e della riconciliazione. A tal fine, si apre anche alla possibilità, se necessario, di attuare anche mezzi duri come il boicottaggio dei prodotti e il disinvestimento finanziario. Questo deve avere lo scopo non di punire ma di creare le condizioni affinché sia l’oppressore che l’oppresso possano essere entrambi liberati, per guarire e costruire una storia nuova. Questo è il momento della verità. Oggi. Senza più esitazioni e prudenziali equilibrismi. Prima che sia troppo tardi. 

 

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