Caro sig. Ministro, anche la Bosnia? No, non ci posso credere!

13 aprile 2010 - Renato Sacco

Caro sig. Ministro degli Esteri, Franco Frattini,
Le scrivo non per commentare le sue dichiarazioni sul ‘caso’ Emergency di questi giorni. No. Su questo tragico argomento le segnalo, se non l’avesse ancora visto, il comunicato stampa di Pax Christi (www.paxchristi.it) - Movimento Cattolico Internazionale per la Pace - di cui faccio parte, in cui tra l’altro si esprime solidarietà a Emergency e alle famiglie degli operatori arrestati, si ‘deplora la mancanza di considerazione e rispetto mostrata dai vertici militari della NATO-ISAF nei confronti del nostro Governo…’ e si ‘esprime sconcerto per le dichiarazioni del Ministro degli Esteri Italiano, che lasciano trapelare il sospetto di una reale complicità dell’organizzazione umanitaria’. Lei ha ‘pregato’ che quelle notizie riportate dai mass media non fossero vere. Poi davanti alla smentita afghana, lei ha parlato di un ‘esempio di mala informazione’.
Ma un Ministro non ha altre fonti di informazione? O anche lei, come un normale avventore al bar, apprende le cose leggendo i giornali? Le confesso che è molto strano tutto questo.
Ma non è di questo che volevo parlarle. Anche se la preoccupazione per quanto sta accadendo in Afghanistan è molto forte.
Volevo, invece, segnalare che forse lei è vittima, oggi 13 aprile, di un altro caso di mala informazione, sul suo viaggio in questi giorni a Sarajevo. Infatti ho sentito alla radio che lei avrebbe detto che la Bosnia potrebbe entrare a fare parte della Comunità internazionale, in particolare della NATO, ma... ‘deve dare un segnale politico forte: inviare soldati a far la guerra in Afghanistan’.
No. Non ci posso credere! La prego signor Ministro, smentisca al più presto questa notizia dicendo che si tratta di mala informazione. Dicendo che lei non ha mai pronunciato quelle parole.
Proprio la Bosnia che ha vissuto una guerra con centinaia di migliaia di morti, massacri, distruzioni. Ferite che sono ancora aperte oggi, in quella terra dove la guerra è finita ma la pace non c’è.
Sono molto legato a Sarajevo, ci siamo stati tante volte, anche durante l’assedio nel dicembre ’92, con don Tonino Bello e altri 500.
Pochi giorni fa, ho incontrato il vescovo ausiliare di Sarajevo, mons. Sudar che mi raccontava delle sofferenze e fatiche di quella gente, di milioni di profughi che non sono ancora rientrati nelle loro case. Tra l’altro, forse lei non lo sa, ma le armi che venivano usate per tenere in assedio Sarajevo erano anche made in Italy. E poi la Nato è intervenuta, nel ’95, a bombardare quelle postazioni militari in cui si usavano anche armi italiani.
Un grande affare la guerra. Sulla pelle dei poveri cristi, afgani o bosniaci… poco importa.
E ora chiediamo ai bosniaci che, per dimostrare di essere maturi, all’altezza della situazione, devono partire per fare un’altra guerra. Mi sarei aspettato che la Comunità internazionale chiedesse alla Bosnia impegni come il rispetto dei diritti umani, delle minoranze, investimenti nella scuola, sanità, strutture pubbliche, impegni contro la corruzione, per la riduzione del numero di Ministri o altro di queste genere. E invece no. Se vogliono ‘stare con noi’, la strada è questa: fare la guerra.
Magari chiedendo anche alla Bosnia di spendere 2 milioni di euro al giorno, come sta facendo l’Italia per la guerra in Afghanistan? O li mandiamo solo così, come carne da macello?
Ma possibile che l’unico criterio che abbiamo è quello della guerra? È proprio un chiodo fisso!
Mi sembra che la Comunità internazionale si comporti come quei gruppi di ragazzini dove per dimostrare di essere all’altezza, devi strappare, ad esempio, la coda a una lucertola o altre crudeltà del genere. Mi fermo perchè altri esempi potrebbero essere troppo pericolosi e azzardati.
Le chiedo solo una cosa: smentisca questa notizia.
È troppo grave per essere vera.
No, la Bosnia no. Lasciamola in pace.

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