Tutti più sicuri?

Nuovi dibattiti di pace al crocevia di eventi internazionali che contribuiranno a declinare l’idea di sicurezza nazionale ed esterna.
Francesco Martone (Già parlamentare italiano, membro del Tribunale permanente dei Popoli, membro onorario della Rete “Parliamentarians for Nuclear Non-proliferation and Disarmament” - PNND)

Sicurezza per chi? Sicurezza come? Questo dossier cerca di fornire alcune chiavi di lettura per poter provare a decodificare i concetti dominanti nel discorso politico relativo alla sicurezza globale, alle possibili risposte e alle sfide per la politica e il movimento pacifista. Un’esigenza resa ormai ineludibile dalla rapidità con la quale le nuove pratiche e le nuove strategie di guerra si trasformano, costruiscono nuovi “nemici”, elaborano nuovi e più micidiali strumenti di guerra. 

A riflettere bene, nei prossimi mesi si concentreranno alcuni eventi nel panorama internazionale che hanno a che fare, più o meno direttamente, con le varie declinazioni del concetto di sicurezza. La NATO è in procinto di discutere la revisione del proprio concetto strategico, appuntamento cruciale per un’alleanza sempre alla ricerca di nuove missioni, alla vigilia di quello che si vorrebbe considerare – nonostante gli innumerevoli fallimenti – l’attacco finale alla roccaforte Taliban di Kandahar. 

A maggio i Paesi firmatari del Trattato di Non-Proliferazione nucleare si occuperanno di rivederne la portata e le modalità di attuazione, mentre i governi di ben 5 Paesi europei che ospitano testate nucleari tattiche USA ne chiedono lo smantellamento, come parte di un percorso di revisione del concetto di sicurezza fondato sulla presenza e il possibile uso di armi nucleari. Sempre a maggio si terrà a Bonn un’importante riunione della Conferenza Quadro sui Mutamenti Climatici delle Nazioni Unite dopo il fallimento di Copenhagen che dovrà provare a riavviare il negoziato su un tema di grande urgenza per la sopravvivenza del Pianeta. Questo tema è strettamente correlato anche all’elaborazione di nuovi paradigmi di sicurezza, nei quali i mutamenti climatici sono considerati come possibili cause di guerre, ma nei quali la priorità rischia di essere limitata al controllo militare delle fonti di approvvigionamento energetico. 

Ad aprile si sono tenute le elezioni in Sudan, Paese martoriato da conflitti interni su base etnica. Proprio la questione del Darfur ha alimentato, nel corso degli anni, un acceso dibattito sul tema della sicurezza umana, dell’ingerenza umanitaria e delle modalità di intervento della comunità internazionale per il rispetto e la tutela dei diritti umani. Il tema della sicurezza umana e della politica estera etica attraversa ormai gli approcci di sicurezza e strategia militare, ed è fatto proprio dal sistema delle Nazioni Unite come anche dalla Strategia di Sicurezza europea, ma necessita di un esame critico che ne evidenzi le opportunità, ma anche i rischi. 

Insomma, mai come ora, mentre si svolgono i preparativi per la prossima Marcia per la Pace Perugia-Assisi, il tema della costruzione attiva di politiche di pace è attuale, e deve poter esserlo anche per il movimento pacifista italiano.

Questo dossier vuole pertanto essere uno stimolo all’approfondimento e al confronto collettivo per poter ricostruire assieme un approccio efficace e condiviso per un mondo migliore possibile. E non solo, giacché se è vero che ormai nelle dottrine di sicurezza viene rimosso il confine tra sicurezza nazionale ed “esterna”, sarà ancor più evidente come la costruzione della pace a livello internazionale sarà anche progetto e rispetto dei diritti fondamentali a casa nostra, nelle nostre città, in un Paese che sta vivendo una grave crisi democratica e del diritto.

 

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