Deterrenza nucleare

Tracciamo alcune linee essenziali per capire a che punto siamo in materia di nucleare. Sarà l’anno della svolta?
Lisa Clark (Beati i costruttori di pace)

Il 2010 sarà l’anno della svolta per il disarmo nucleare. Non è sicuro, però, in quale direzione andremo. Il discorso storico di Obama a Praga, il 5 aprile 2009, seguito a settembre dall’ugualmente storico vertice dei Capi di Stato e Governo al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in cui fu adottata all’unanimità la Risoluzione 1887, hanno suscitato speranze straordinarie, ma a oggi (aprile 2010) il percorso annunciato si è più volte inceppato.

Il Trattato di Non Proliferazione (TNP) ha compiuto 40 anni. Da più parti si ama dire che, se oggi ci sono solo 9 Stati in possesso della bomba, questo è dovuto all’accordo firmato nel 1968 ed entrato in vigore appunto nel 1970, in base al quale gli Stati dotati di armi nucleari si impegnavano a lavorare per il disarmo a condizione che tutti gli altri Stati rinunciassero per sempre a possederne. Ma non ci sono dubbi – anche Hans Blix dice che ci sono una quarantina di Paesi in grado di costruirsi la bomba nell’arco di pochi anni, se decidessero di farlo – che il regime del TNP comincia a scricchiolare. E che ha urgente bisogno di essere rafforzato.

Gli Stati, i loro apparati militari, e anche molti Centri Studi indipendenti e le tante Commissioni inter-governative insistono con l’elencarci tutte le misure necessarie a rafforzare il TNP. Il rinnovo dello START (pochi giorni fa Obama e Medvedev hanno annunciato di aver raggiunto l’accordo, per una riduzione a 1550 testate strategiche a testa); l’entrata in vigore del CTBT (il trattato per la messa al bando delle sperimentazioni nucleari); il negoziato per un trattato che metta sotto controllo internazionale il materiale fissile; la costituzione di un ente autonomo all’interno della Conferenza sul Disarmo ONU che porti avanti i negoziati per il disarmo nucleare; la rimozione delle armi nucleari dallo status operativo di lancio immediato; la riduzione del ruolo delle armi nucleari nelle strategie militari; il rafforzamento delle capacità di verifica dell’AIEA affinché i materiali e le risorse nucleari non vengano dirottate da usi civili verso usi militari; le garanzie negative (cioè l’impegno vincolante da parte delle potenze nucleari a non utilizzare mai armi nucleari contro Stati militarmente nucleari); e altri ancora.

Sebbene si possa concordare che per 40 anni il trattato abbia salvato il mondo dall’olocausto nucleare, credo che sia arrivato il momento di andare oltre. Il rafforzamento del TNP, che tutti chiedono, credo abbia bisogno di affrontare alcune delle premesse delle dottrine militari. Non sarà possibile continuare con un processo incrementale (aggiungendo un tassello qui e uno là, alcuni minori, altri più importanti). Abbiamo bisogno di un grande cambiamento di base, quello che in inglese le tantissime organizzazioni di società civile che si stanno preparando a partecipare alla Conferenza di Riesame del TNP all’ONU a New York (dal 3 al 28 maggio 2010), amano chiamare il “Paradigm Shift”, la modifica dei paradigmi di base. Serve una rivoluzione nelle premesse che sono state alla base di questi 40 anni di negoziati.

L’universalità

Il TNP è osannato come il trattato internazionale sul disarmo cui aderisce il maggior numero di Stati: sono 189 (tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, tranne India, Pakistan e Israele, e meno la Corea del Nord che ne era parte, ma si è ritirata nel 2003). Eppure, l’universalità che renderà il disarmo nucleare generale (a cui si impegnano gli Stati Parte nell’articolo VI) non pare possibile: è irrealistico aspettarsi che India e Pakistan si uniscano al TNP, poiché l’unica modalità possibile sarebbe di firmare il trattato in qualità di Stati non dotati di armi nucleari (nel TNP gli Stati ‘legittimamente’ nucleari sono solo quelli che le possedevano prima del 1967). Per Israele il discorso è diverso: la proposta è quella della costituzione di una Zona Libera da Armi Nucleari in tutto il Medio Oriente: risoluzione già approvata nel 1995, ma mai portata avanti con determinazione.

Se l’universalità non pare possibile nel quadro del TNP, allora servirà introdurre un nuovo quadro. Ciò non significa, come temono alcuni Stati, delegittimare il TNP: significa rafforzarlo con una Convenzione internazionale che lo includa, ma che vada oltre. Questa sarebbe la Convenzione sulle armi nucleari (e più precisamente, Convenzione sulla Proibizione dello sviluppo, sperimentazione, produzione, detenzione e stoccaggio, trasferimento, uso e minaccia d’uso di armi nucleari e sulla loro eliminazione). Un testo, di cui le organizzazioni di società civile hanno predisposto una bozza poi assunta dall’Assemblea Generale dell’ONU come testo ufficiale su proposta di Malesia e Costa Rica, che gli Stati possono usare come base per i negoziati tesi a mantenere fede alla primissima risoluzione approvata dall’ONU neonata: infatti nel gennaio 1946, nella prima riunione dell’Assemblea Generale a Londra (il Palazzo di Vetro non era ancora stato costruito), gli Stati si impegnarono a mettere al bando le armi di distruzione di massa. Grazie anche all’impegno e al pungolo degli organismi di società civile, sono ormai entrate in vigore Convenzioni sulle armi chimiche e sulle armi biologiche. Ora serve un grande movimento di società civile per spingere gli Stati ad adottare una Convenzione che metta finalmente al bando le armi nucleari.

La deterrenza

Il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon ha recentemente affermato che la deterrenza è una dottrina disastrosamente contagiosa, e che l’unico effetto dissuasore che abbia ottenuto sia la deterrenza del disarmo! Fintanto che alcuni affideranno la loro sicurezza – la loro superiorità – alle armi nucleari, anche altri vorranno far parte del club dei privilegiati, e quindi la deterrenza nucleare diventa il principale imputato per la proliferazione. E il principale ostacolo a relazioni distensive, le uniche che possano portare ad accordi di sicurezza multilaterali e cooperativi. 

Credo che nel mondo odierno (e anche nel passato, ma non posso riscrivere la storia) la deterrenza nucleare si sia retta su un sistema di minaccia, che si trasforma in provocazione. Non è una strategia difensiva. Serve capire e far capire che questa strategia è obsoleta e da superare.

Capitolo a parte per la deterrenza nucleare della Nato, di cui si parla molto oggi. Sono cinque i Governi degli alleati europei che hanno chiesto pubblicamente che si ridiscuta questa dottrina. L’Italia non è tra questi. Ma i movimenti in questa direzione sono tanti, e aumentano. Giova ricordare che la deterrenza nucleare ai tempi della Guerra Fredda si fondava su armi nucleari delle due superpotenze reciprocamente puntate sulle grandi città e i centri nevralgici delle strutture statuali del “nemico”. Oggi, le armi tattiche USA sui territori degli Stati europei alleati non sono in stato di allerta: anzi, gli scienziati sospettano che, per ragioni di sicurezza, siano stoccate smontate. In caso di utilizzo sarebbero necessari giorni – addirittura mesi – per rimontarle, ci dicono. Si tratta, quindi, di pura proiezione di potenza, di superiorità, e per di più esercitata contro uno Stato che non può più essere considerato nemico, la Russia. L’eliminazione delle armi tattiche rappresenterebbe un gesto di buona fiducia nei confronti della Russia in vista di rinnovate trattative per la riduzione degli arsenali.

L’illegalità

Ormai sono passati 14 anni dallo storico parere della Corte Internazionale di Giustizia (luglio 1996). Determinando che l’uso delle armi nucleari è da considerarsi in violazione delle norme del diritto umanitario e del diritto consuetudinario per le conseguenze di tali armi (non distinguono tra combattenti e non; causano danni irreversibili all’ambiente; causano danni anche alle generazioni successive), la Corte ha precisato che, se l’uso di tali armi è illecito, allora in base allo Statuto dell’ONU anche la sola minaccia dell’uso è da considerarsi illecita. 

I giudici hanno (purtroppo) inserito anche una affermazione nella loro sentenza, per dire che non erano giunti a un parere sull’uso difensivo dell’arma nucleare nel caso in cui fosse messa in pericolo la sopravvivenza stessa dello Stato. Da allora molti eminenti giuristi (compresi alcuni dei giudici del parere del 1996, ormai in pensione) hanno arricchito di argomenti questo parere, sciogliendo il dubbio: non può essere lecito distruggere un altro Stato per impedire l’illegalità della distruzione del proprio.

 

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