CAMPAGNE

I diritti alzano la voce

Tutti in piazza per chiedere un welfare che tuteli i diritti. Storia di cittadini che insorgono.
Lucio Babolin (presidente del CNCA - Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza)

Il 27 febbraio scorso la Campagna “I diritti alzano la voce” ha promosso una grande manifestazione nazionale in 50 città italiane per chiedere un welfare capace davvero di tutelare i diritti di cittadinanza.
La crisi economica che anche il nostro Paese deve affrontare, infatti, sta mettendo ancora più a nudo i limiti di un sistema di protezione sociale che non è più in grado di difendere i cittadini dai rischi più gravi dell’esistenza.
I disoccupati sono ormai più di due milioni – e un giovane su quattro cerca lavoro senza trovarlo – ma solo un disoccupato su tre in Italia ottiene un’indennità di disoccupazione e il nostro Paese è quello che spende meno per i disoccupati tra i quindici Paesi più avanzati dell’Unione Europea.
Oltre otto milioni di italiani sono poveri (quart’ultimo posto in Europa) e poveri sono quasi un minore su 4, ma l’Italia resta, con la Grecia e l’Ungheria, l’unico Paese dell’Unione Europea a non prevedere una forma di aiuto (reddito minimo di inserimento) per tutti coloro che si trovano in condizione di povertà.
Il numero degli ultrasessantenni è destinato a crescere notevolmente – nel 2020 saranno il 30% della popolazione, nel 2040 il 40% – e, con esso, aumenterà considerevolmente il bisogno di assistenza sanitaria e sociale. Eppure, il Fondo per la non autosufficienza è stato finanziato con la miseria di 400 milioni di euro (ne servirebbero, già oggi, almeno due miliardi e mezzo). E un esercito di collaboratrici domestiche (colf e “badanti”), arrivato alla strabiliante cifra di 1 milione 400mila persone – il doppio degli operatori sociali pubblici e del privato sociale – copre i bisogni di persone e famiglie che dallo Stato non ottengono l’assistenza necessaria.

SPESE SOCIALI E DIRITTI
Sono solo alcuni esempi dell’incapacità del nostro sistema di welfare – nato in una situazione storica completamente diversa da quella attuale – di far fronte a problemi fondamentali, che ledono fortemente la dignità e la stessa sopravvivenza delle persone.
Ma non pare che, a livello politico, ciò sia preso troppo sul serio. La parte del Fondo nazionale politiche sociali, destinata alle Regioni per finanziare i servizi sociali, è stata quest’anno ulteriormente ridotta: 400 milioni di euro circa contro i 950 milioni del 2007. Insomma, i bisogni crescono e le risorse vengono tagliate.
È in questa situazione, ormai insostenibile, che 25 organizzazioni del volontariato e del terzo settore italiano hanno deciso di dar vita a una vera e propria Campagna in favore dei diritti di cittadinanza. Un’iniziativa, dunque, che non si rivolge solo alle istituzioni e agli addetti ai lavori, ma all’opinione pubblica più ampia. E che, dunque, si propone di sensibilizzare i cittadini rispetto all’importanza di costruire un welfare più efficace e adeguato, di puntare sul sociale e non sui risparmi di bilancio per uscire dalla crisi, del valore dell’accoglienza e della solidarietà rispetto ad approcci sempre più duri nei confronti di chi è marginale, straniero, diverso.
È chiaro, infatti, che l’azione politica rivolta esclusivamente alle istituzioni, ai partiti, ai media, è destinata oggi a non avere molto successo. Il prevalere negli ultimi decenni di una cultura economicista, neoliberista, e l’ondata di sempre maggiore insofferenza di una parte rilevante dell’opinione pubblica e dei media verso chi sta peggio, infatti, tolgono il terreno sotto i piedi a chi avanza proposte politiche all’insegna della tutela dei diritti, della redistribuzione della ricchezza, dell’equità.
Se, dunque, a breve-medio termine la sfida rimane quella di saper incidere sull’agenda politica e sulle decisioni concrete delle istituzioni, a lungo termine è cruciale riuscire a comunicare e far avanzare una cultura sensibile ai bisogni sociali e alla solidarietà.
E su questo siamo messi molto male. Sono davvero tanti i segni che indicano l’affermarsi impetuoso, nel nostro Paese, di una visione fortemente individualista, tutta centrata sui consumi, indifferente, quando non ostile, all’interesse pubblico. Una visione che, non di rado, si traduce in illegalità più o meno manifeste. Una situazione che lascia campo libero agli “imprenditori della paura”, a coloro che indirizzano l’opinione pubblica additando capri espiatori su cui riversare rabbia e frustrazione. Una vera e propria “caccia al povero” sembra essere stata dichiarata in tutta la Penisola, e soprattutto al Nord.
Si rimuovono panchine perché persone straniere non possano nemmeno riposare, si schedano le persone senza dimora, si perseguitano immigrati che provano a vendere qualche oggetto di scarso valore nelle strade, si attaccano i “lavavetri”. Nemmeno più mendicare pare essere lecito. Disturba.
Insomma, tanti esponenti politici e attori sociali, ma anche parecchi cittadini sembrano convinti che la repressione, il diritto penale e il carcere siano gli strumenti più adeguati per affrontare problemi di carattere soprattutto sociale. E allora largo al reato di immigrazione clandestina o alla costruzione di nuove carceri (se si troveranno i soldi per farle).
A tutto questo la Campagna intende dare una risposta ferma, ma non ideologica. Facendo parlare i fatti, ma anche delineando un altro modello di civiltà.
E su visioni e proposte si attendono decisioni chiare anche da parte delle istituzioni e dei partiti. Lo slogan della manifestazione del 27 febbraio era molto chiaro: “Cara politica, sui bisogni delle persone non ne hai azzeccata una!”. Ci attendiamo ben altro da una politica che pare più presa dalle proprie cose che dai bisogni reali delle persone. La Campagna ha presentato in quella occasione le sue “10 Proposte per un’Italia civile”. È partita una raccolta di firme che continuerà nei prossimi mesi. È stato attivato un sito web: www.idirittialzanolavoce.org. Ma, soprattutto, sono nati numerosi gruppi regionali, composti dai referenti locali delle organizzazioni promotrici, ma anche da tutti coloro che si riconoscono negli obiettivi della campagna, per radicare l’azione nei diversi contesti locali.
Come al solito ci tocca fare le nozze con i fichi secchi. Le risorse sono poche, ma la passione e l’indignazione non ci fanno difetto. Se qualcuno volesse aggregarsi all’impresa, sarà il benvenuto.

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