Vincitori e vinti...

18 maggio 2010 - Renato Sacco

Mese di maggio. Una strage. Forse la prima di una lunga sequenza. Persone in fila per il pane sono bersaglio di un colpo di mortaio. Ma in Italia c’è il campionato di calcio che occupa l’informazione e forse anche l’impegno dei politici.
Il Milan vince il campionato! No non è un errore. E la strage non è in Afghanistan, neanche in Iraq. Siamo a Sarajevo: 27 maggio 1992. Avviene la prima grande strage: colpisce la gente in coda per il pane a Vasa Miskin. La capitale bosniaca è sotto assedio dal 6 aprile. Ma l’indifferenza del mondo non viene molto scalfita. Dai giornali e dai servizi Tv di allora, sembra essere più importante l’infortunio di qualche grande calciatore del Milan e lo scudetto che, appunto i rossoneri, vincono in quell’anno. Si cerca in tutti i modi di attirare l’attenzione su Sarajevo. Qualcuno propone anche la sospensione del campionato di calcio... Ma non succede nulla. A dicembre ci sarà poi la marcia di pace dei 500 con i Beati costruttori di pace e don Tonino Bello.
Mese di maggio. Questa volta siamo nel 2010. Lo scudetto lo vince l’Inter. E il campionato occupa lo spazio sui mass-media (molto più della Perugia-Assisi... ovviamente) e a quanto pare anche il tempo e l’interesse del ministro della Difesa.
Il 17 maggio vengono uccisi due soldati italiani in Afghanistan. Allora si torna a parlare della missione militare (che si chiama guerra) che dura da tanto tempo, e di tutte le varie cose che si dicono in queste circostanze. Forse la morte dei due soldati, al di là della retorica di rito, non importa poi più di tanto. Il rispetto della vita passa per altre strade, più silenziose e più umane. Lo dico con dolore pensando ai chi è stato ucciso. Il sottoscritto, con don Fabio di Pax Christi, è stato tra i pochissimi italiani presenti a Baghdad, ai funerali delle “nostre” vittime di Nassirya, il 18 novembre 2003.
Occasione di grande retorica e di dimenticanza dei morti iracheni.
Ma, tornando al campionato, ho la sensazione che la situazione sia simile a quella del ’92: guerre dimenticate e spazio al campionato.
Si perchè, a parte i mass-media, lo stesso ministro della Difesa, noto tifoso interista, proprio lunedì 17, firma un comunicato da tifoso interista: “... nel rispetto dei tragici avvenimenti che hanno coinvolto i nostri militari in Afghanistan, il ministro, per una maggiore completezza di informazione, tiene a precisare che il senso delle sue dichiarazioni era che dal Siena, già retrocesso, fosse lecito aspettarsi un atteggiamento più propositivo alla ricerca di una vittoria che avrebbe dato lustro al suo campionato.... Invece, secondo La Russa, il Siena ha solo cercato un inutile zero a zero con un catenaccione vecchia maniera quasi che l’importante fosse ostacolare l’Inter anziché cercare un risultato di prestigio per se stesso...”.
Che dire? No comment! Ma, per fortuna gli risponde il Sindaco di Roma: “Bisogna stare molto attenti nelle dichiarazioni, soprattutto quando si è concluso un campionato difficile in cui la Roma ha meritato tantissimo, per cui bisogna essere più sportivi e più rispettosi delle squadre altrui... La frase del ministro - continua Alemanno - è apparsa un po’ una beffa nei confronti dei tifosi romanisti, soprattutto dopo la brutta partita che è stata giocata tra Lazio e Inter. Per questo non condivido quanto detto da La Russa”.
Non so come concludere. Non ho parole.
Forse, chissà, possono essere di aiuto anche ai mass-media e ai politici, le parole del vescovo ausiliare di Sarajevo, mons. Sudar: “La guerra nella mia Patria e le sue tragiche conseguenze mi hanno costretto a immaginare il corso della storia senza le guerre... Dopo aver visto e vissuto da vicino che cosa vuol dire la guerra di oggi.. sono profondamente convinto, e lo potrei provare, che l’uso della violenza ha portato sempre un peggioramento”.

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