CHIAVE D’ACCESSO

Pollice verde

Ecopacifismo, ecominacce ed educazione al futuro.
Alessandro Marescotti (a.marescotti@peacelink.it)

A volte mi chiedono perché mi stia occupando più di ambiente e meno di pace. Cercherò di dare delle risposte, ma prima di tutto rigetto l’idea che occuparsi di ambiente significhi non occuparsi di pace. E spiegherò il perché. 

Negli anni Ottanta la contestazione contro le armi atomiche si collegò alla contestazione contro l’energia nucleare. Da questa esperienza nacque l’ecopacifismo. Oggi l’ecopacifismo si caratterizza per una più ampia varietà di opzioni.

L’ecopacifismo di oggi considera la pace e la salvaguardia del Pianeta come intimamente connesse.

La caduta del muro di Berlino ha fatto cadere il paravento ideologico delle guerre per palesarne il fine economico. È oggi molto più netta l’idea che le guerre post ideologiche hanno finalità di accaparramento di risorse limitate, in particolare di quelle energetiche. È quindi il modello di vita e di sviluppo, basato su consumi e sprechi non sostenibili, che richiede e sostiene le guerre. L’industria bellica e le missioni militari sono figlie di questo bisogno di controllo. 

L’ecologia, in quanto tutela delle risorse del Pianeta, è ormai la disciplina per contrastare le guerre perché solo garantendo – con un nuovo modello di vita e di consumi – il futuro sostenibile della gestione delle risorse potremo avere una riduzione dei conflitti. 

L’attuale modello di sviluppo è come una stanza con dieci sedie su cui si devono sedere in venti persone: è un contesto in cui si generano conflitti per risorse limitate. Sono conflitti che spezzano l’idea di solidarietà e generano egoismo, ansia, paura. Stiamo per arrivare al picco delle risorse estraibili e a fronte di richieste crescenti avremo fra non molto risorse a decrescere. Un senso di tenebrosa decadenza e di inconfessato egoismo si sta insinuando nella nostra percezione del futuro e del presente. Su tale insicurezza viene costruita la “gestione della paura”. Ad esempio nel 1991 furono uccisi 1.901 italiani con un tasso di 3 omicidi ogni 100.000 abitanti. Quindici anni dopo, nel 2006, gli omicidi sono scesi a 621, cioè un terzo. E tuttavia la percezione dell’insicurezza è aumentata per effetto della “paura mediatica” gestita da una precisa strategia finalizzata ad acquisire consenso politico.

Che fare?

Alla gestione militare, mediatica e politica della paura noi dobbiamo opporre una gestione ecologica della paura, mettendo al centro della percezione sociale le “vere paure”: quella di non mangiare cibi sani, di potersi ammalare per l’inquinamento, di non essere tutelati da controlli puntuali dell’ambiente. Quella di non avere risorse per le generazioni future. Mentre oggi la stessa idea del futuro è cancellata dalla mente delle nuove generazioni (a favore di un eterno presente), noi dobbiamo riportarlo al centro dell’attenzione.

Sta, quindi, nascendo un nuovo ecopacifismo che si basa sulla presa di coscienza delle vere minacce: le ecominacce.

Il movimento pacifista deve puntare al disarmo per dare spazio e risorse alle tecnologie di tutela ambientale e di indagine. 

È del tutto evidente l’esigenza di cambiare la cultura scolastica affinché si ponga al centro dello studio il futuro, in tutta la sua complessità e problematicità scientifica, nonché in tutta la sua portata etica. È necessario “educarsi al futuro” portando nella cultura scolastica le questioni da cui dipende la qualità della vita e la protezione non solo di chi vive oggi, ma in particolare di chi si affaccerà nel mondo, anche perché sono i bambini quelli che pagheranno il prezzo delle nostre scelte sbagliate o che beneficeranno della nostra recuperata saggezza.

 

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