Il sasso nell’acqua

Siamo in piena erosione dei diritti umani in Italia.
E la responsabilità è da ricercare in più direzioni.
Riccardo Noury (Amnesty International)

Se dovessi riprendere in uno scatto fotografico la situazione dei diritti umani in Italia, l’immagine che potrebbe renderla in modo più efficace è quella dei cerchi causati sul livello dell’acqua da un sasso. Un’erosione per cerchi concentrici: questa è la fotografia sullo stato di salute dei diritti umani nel nostro Paese. Un effetto che si allarga, a colpire un numero sempre crescente di persone. 

Il primo cerchio è quello di una minoranza indifesa e priva di voce: i rom. Preceduto da sgomberi forzati, aggressioni e attacchi in varie città d’Italia, il 28 maggio 2008 è stato decretato dal Consiglio dei Ministri lo “stato d’emergenza nei campi nomadi” di tre regioni (diventate cinque un anno dopo) e nominato i prefetti interessati “commissari straordinari per l’emergenza nomadi”. 

Di questa malintesa emergenza (un termine che dovrebbe essere riservato a terremoti e alluvioni) è figlia quella che ormai è diventata una prassi: sgomberi forzati, senza preavviso, consultazione od offerta di soluzione abitativa alternativa, senza una precisa direttiva oppure nel contesto di un progetto politico, come a Roma, dove il “Piano nomadi” lanciato dalle autorità comunali nel luglio 2009 rischia di diventare un modello da seguire in altri territori.

Il secondo cerchio è quello dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati, vittime a loro volta di un mix di leggi e accordi, dal “pacchetto sicurezza” al trattato con la Libia. 

Accanto alle leggi e agli accordi, abbiamo assistito negli anni recenti a un uso sempre più disinvoltamente irresponsabile di un discorso politico caratterizzato da espressioni xenofobe e discriminatorie, da parte di esponenti nazionali e locali delle istituzioni. Più volte, autorevoli organismi internazionali per la difesa dei diritti umani hanno messo in evidenza la relazione diretta che c’è tra le affermazioni della politica e l’azione dei cittadini. Difendere i diritti umani di tutte le persone che vivono in Italia in questi anni, forse avrebbe potuto evitare fatti come quelli di Rosarno. 

Il terzo cerchio è quello dell’orientamento sessuale. Solo negli ultimi 15 mesi gli attacchi e le aggressioni a sfondo omofobo sono cresciuti in modo esponenziale. Occorrerebbero parole chiare di condanna e provvedimenti adeguati a invertire questa china inaccettabile.

Una volta lanciato il sasso, i cerchi rischiano di allargarsi sempre più. Il dolore che accomuna le famiglie di Gabriele Sandri e di Stefano Cucchi ne è la testimonianza. 

Sarebbe ingeneroso attribuire esclusivamente all’attuale governo la responsabilità per l’attuale erosione dei diritti umani. Possiamo meglio dire che è stato chiuso un ciclo, il cui disegno, però, era iniziato prima: con i primi sgomberi di comunità rom a Bologna e Roma, con le dichiarazioni xenofobe dell’ex sindaco della capitale all’indomani dell’omicidio di Giovanna Reggiani, con i patti per la sicurezza firmati sotto il precedente governo. 

Se c’è qualcosa che dà al “bipartisanismo” una valenza storica è la generale disattenzione delle istituzioni italiane al tema dei diritti umani, quasi che questi diventassero rilevanti solo al di fuori dei confini nazionali. Come spiegare altrimenti l’assenza, che perdura da 22 anni, del reato di tortura nel codice penale? 

Come si è arrivati a tutto questo? Le responsabilità sono molteplici. Un’opinione pubblica inquieta, preoccupata per il futuro, diventa un paziente ideale per inoculare il virus della paura. Questa viene alimentata da una parte dei mezzi d’informazione, con un linguaggio ansiogeno, criminogeno e discriminatorio. È qui, nel mercato della paura, che si incontrano domanda e offerta di sicurezza. 

 

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