ULTIMA TESSERA

Una legge che fa il gioco delle mafie

Rischi e pericoli, luoghi comuni e leggende da svelare in merito al dibattito sulle intercettazioni: sarà un salto indietro nella lotta alla mafia.
Antonio Ingroia (Magistrato)

Le intercettazioni sono una minaccia alla privacy dei cittadini o un indispensabile strumento per difendersi dalla criminalità? Ruotano intorno a questa domanda cruciale le polemiche divampate a margine del dibattito parlamentare sulla riforma della materia, accompagnato da una campagna mediatica che sembra avere disorientato l’opinione pubblica, anziché informarla. Fino a oscurare una verità elementare, e cioè che nella storia giudiziaria del nostro Paese, in tante indagini e processi, le intercettazioni hanno avuto un ruolo decisivo. Quanti criminali sono stati arrestati, quanti omicidi, stragi, sequestri di persona, e delitti di tutti i tipi sono stati evitati grazie al tempestivo intervento delle forze dell’ordine in virtù del buon esito di intercettazioni! Quante armi recuperate, partite di droga sequestrate, corruzioni scoperte! Quanti reati sarebbero rimasti altrimenti impuniti, tanto da poter affermare che l’Italia sarebbe oggi un Paese ben peggiore se non avessimo avuto a disposizione uno strumento investigativo così prezioso! 

Tutto ciò misura la distanza che separa le verità ufficiali dalla realtà delle cose. Dimostra come certe opinioni, spesso interessate, abbiano finito per prevalere sui fatti. Infondato, ad esempio, è il luogo comune che tende a diffondere la paura sociale dell’intercettazione, come se tutti gli italiani fossero controllati, visto che gli intercettati ogni anno ammontano solo a 20.000 all’incirca, e che in Italia, al contrario che in altri Paesi comunemente ritenuti di civiltà giuridica più avanzata, le intercettazioni devono essere autorizzate comunque da un giudice estraneo alle indagini.

Anche sui costi delle intercettazioni circolano leggende. Innanzitutto, dal 2005 in poi vi è stata una costante flessione delle spese, con punte di decremento pari al 20 % in meno da un anno all’altro. Il che non è poco, specie se si considera che non sono diminuite invece le intercettazioni eseguite, e quindi significa che, anno per anno, migliora la capacità di risparmiare, e i costi diminuiscono. Così come non è vero che la quota di percentuale dei costi per le intercettazioni copra un terzo delle spese per la giustizia, visto che corrisponde a percentuali inferiori al 5 %. 

In ogni caso, prima di mettere mano alla riduzione delle intercettazioni, andrebbero ricercate soluzioni alternative. Ad esempio, siccome una parte cospicua delle spese è costituito dalle fatture liquidate alle compagnie telefoniche per l’uso della linea intercettata, lo Stato potrebbe prevedere tariffe imposte per risolvere il problema. E ancora di più costano le preziosissime intercettazioni ambientali poiché lo Stato paga a caro prezzo il noleggio delle apparecchiature (microspie, rivelatori satellitari, micro-videocamere, e così via), quando potrebbe risparmiare dotando le forze di polizia di tali apparecchiature. Come evitare un salto indietro di quarant’anni, ai tempi d’oro (per la mafia) delle assoluzioni di massa? Difficile rispondere. C’è chi dice che le grida d’allarme sono eccessive e derivano dalla sottovalutazione delle potenzialità delle indagini tradizionali, quando le indagini si facevano senza intercettazioni e pentiti, ma “sulla strada”. Ma le “indagini su strada” producono buoni risultati solo quando si ha a che fare con “reati di strada”, quando il crimine viene commesso alla luce del sole, quando si tratta di delitti come scippo, spaccio, rapina. Ma se si vuole arrivare ai capi delle organizzazioni, occorre invece l’intercettazione. Difficile ormai farne a meno. Anche perché sono i delinquenti a non potere fare a meno di comunicare a distanza, spesso per telefono. Un ritorno al passato nelle investigazioni non è possibile anche perché i criminali sono andati avanti e non torneranno indietro. In conclusione, il futuro che questa nuova legge ci riserva è assai preoccupante. Ci attende un ritorno dal futuro al passato. Dalle tecnologie più sofisticate al lontano passato dei pedinamenti a vuoto, delle “indagini a 360 gradi”, che significa buio pesto nella ricerca dei colpevoli e della verità. Le nuove norme costringeranno la polizia giudiziaria alla vecchia e incontrollabile pratica con confidenti e informatori anonimi e la magistratura a un brusco salto nel passato, un passato con poche intercettazioni e molte assoluzioni per insufficienza di prove. Con la differenza che in quel lontano passato si combatteva ad armi pari, perché anche i criminali erano poco attrezzati dal punto di vista tecnologico. Oggi, invece, la commissione dei reati è ad alto tasso tecnologico, e c’è da sentirsi un po’ ridicoli, nel medioevo prossimo venturo, ad affrontare con la clava una criminalità armata di laser. Sarà pure vero che qualcuno possa avere nostalgia di quel lontano passato, ma è difficile pensare che ci sia chi, all’infuori dei criminali stessi, possa avere nostalgia di quel passato di assoluzioni e impunità…

 

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