Cattolici senza Gesù

Quali interessi convincono tanti cattolici e diversi preti a tollerare, o a condividere, questa ideologia “guerriera” che sta avanzando così rapidamente?
Sergio Paronetto

“Partito di lotta e di Chiesa”. Così è stato definita la Lega Nord. Molti credenti pensosi vedono nel leghismo sia un momento della più ampia rottura costituzionale in atto sia una sorta di religione civile guerriera. I leghisti si vantano di difendere i “valori cristiani”. L’europarlamentare Mario Borghezio descrive i leghisti come “guerrieri crociati” che stanno guidando “un’avanguardia metapolitica pronta a impugnare la spada”, “eroi padani” che incarnano “lo spirito di Lepanto” contro il “conformismo cattocomunista” (L’Arena, 23 dicembre 2007). 

Nel novembre 2004 il futuro sindaco di Verona, Flavio Tosi, diceva dei musulmani: “Mi fa venire i brividi sentirli chiamare fratelli. Ogni processo di integrazione con l’islam diventa impossibile... La dottrina musulmana è incompatibile con il cattolicesimo e l’occidente” (Verona fedele, 21 novembre 2004). Così facendo Tosi rispondeva al giornale diocesano che lo invitava a rendersi conto dell’improponibilità dei “regimi di cristianità, tanto cari a certo leghismo; regimi devoti a innalzare barriere, purché si individuasse un nemico da combattere: si chiamasse invasore, eretico, strega, musulmano. Regimi battezzati nel nome di un dio minuscolo, estraneo a quello evangelico, il Dio di Gesù Cristo venuto nel mondo come straniero” (Verona fedele, 14.11.2004).

Per lo studioso Renzo Guolo, nel Veneto sta nascendo una “nuova xenofobia” che trasferisce su un capro espiatorio collettivo frustrazioni diffuse e si sta consolidando un “cristianesimo senza Cristo”, un’ideologia religiosa anticristiana basata sul “binomio sangue e suolo”, pronta a brandire la croce come simbolo identitario contro una reale integrazione perché spinge tutti a rifugiarsi in comunità parallele e separate (la Repubblica, 13 dicembre 2007 e 23 dicembre 2007). 

Ciò che spinge alcuni parroci e cattolici veronesi a tollerare una religione simile non sono solo interessi, pur consistenti, “di bottega”, ma alcune idee sacrali forti: la difesa di un’identità cristiana già formata una volta per sempre, l’esibizione ideologica del diritto naturale, l’esaltazione della “nostra gente”, la lotta ai vizi della modernità, la funzione di coesione sociale attribuita alla Chiesa pronta a sostenere le “comunità organiche” sentite omogenee alle parrocchie. 

 

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