POTERE DEI SEGNI

Sabbia e sogni

Sulle strade sterrate e polverose del Sidamo, la pace, i piccoli e i poveri camminano insieme…
Don Salvatore Leopizzi

Strada interminabile, sterrata. Dapperttutto, bambini che sbucano a salutarti, (…) bambini, dagli occhi simili a laghi di felicità e con i denti consumati dai sali delle acque malsane…

Quei bambini, mi diceva durante il nostro viaggio  in Etiopia, sono figli di Dio, fratelli di Gesù Cristo, eredi del Regno, si, eredi… proprio come me, come te, come tutti quanti noi!  E ci correvano dietro con la speranza di ricevere una caramella o qualche spicciolo. E alla volontaria laica che ci chiedeva di non dare nulla tanto non avremmo certo risolto i loro problemi, don Tonino rispondeva che “si, è vero, non pretendo di risolvere nulla, ma almeno per un momento essi ci regalano un impagabile sorriso”.

Di quel sorriso lui, uomo bianco del mondo ricco, sentiva il desiderio e il bisogno forse anche per farsi assolvere dal peccato collettivo europeo di espropriazione indebita di dignità e lesa povertà operata ai danni dei nativi d’Africa.

E, nello stesso tempo, i volti di quei bambini segnati dalla fame, con quei loro denti consumati dai sali delle acqua malsane, provocavano un graffio al suo cuore di credente inserito in un sistema economico che garantisce i privilegi di pochi e genera la miseria di molti.

Voi, bambini del Terzo Mondo, avete bisogno delle nostre calorie. Ma noi grandi, figli dell’opulenza e inquilini di uno squallido Terzo Mondo morale, abbiamo bisogno del vostro calore. Fate presto, perché qui si muore.

Su quelle strade sterrate e polverose del Sidamo, da loro si faceva prendere per mano perché, era convinto che la pace, i piccoli e i poveri camminano insieme. Essi non sono soltanto il punto terminale delle nostre esuberanze apostoliche e pastorali, sono i soggetti stessi dell’evangelizzazione.

Don Tonino si sentiva pienamente in sintonia con i vescovi latino-americani che a Medellin e a Puebla avevano parlato di carisma e di potenziale evangelizzatore dei poveri e dei bambini. Ecco perché occorre introdurre questa gente che non conta all’interno più cordiale delle nostre comunità.

Volentieri accoglieva l’invito a visitare le scuole non solo per testimoniare con la parola e con la fisarmonica i suoi sogni diurni e le sue passioni incandescenti, ma anche perché lì voleva raccogliere le sfide e le inquietudini del pianeta giovanile. 

Al mondo dei ragazzi don Tonino riusciva ad accostarsi con rispetto e con fede. Perché dire con rispetto significa riconoscere che il bambino è fragile. Dire con fede significa riconoscere che il bambino è pieno di Dio. Il rispetto verso di lui consisterà nel non usargli violenza introducendo nel suo vergine mondo le schegge erranti della nostra cattiveria di adulti. Ma accostarsi con fede significa adoperarsi per portare a maturo sviluppo l’incredibile realtà che lo Spirito Santo ha già messo dentro di lui. 

Nei disegni degli artisti in erba che conservava gelosamente appesi alle pareti del suo studio, egli scorgeva la semente dell’innocenza e della nonviolenza da mettere in salvo in tempo di alluvioni fratricide.  Il sapore della pace il vescovo giovane, amico dei giovani, lo gustava e lo trasmetteva spesso anche citando a memoria le filastrocche di Gianni Rodari o ripetendo per i suoi ascoltatori quel suggestivo flash poetico di Danilo Dolci: “la città nuova nasce quando un bambino impara a costruire provando a impastare sabbia e sogni inarrivabili”.

 

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