EDITORIALE

Hasta la victoria!

Alex Zanotelli

Un milione di firme, in soli due mesi, per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Non era mai successo per altri referendum. Che bello vedere tanta gente in cerca del banchetto per firmare e lunghe file aspettando il proprio turno. Nessuno se lo sarebbe aspettato. 

Una vera boccata di ossigeno per la democrazia italiana. 

Un referendum non facile (togliere l’acqua dal mercato e il profitto dall’acqua!) in un mondo globalizzato, dove il mercato e la legge del profitto hanno stravinto. È una sfida epocale. Se ce la faremo sarà una straordinaria vittoria politica nel senso più pieno del termine. 

Il Forum dei movimenti per l’acqua aveva deciso che i partiti non potevano entrare nel comitato promotore del referendum. Decisone mai digerita dai partiti, soprattutto dall’Italia dei Valori che, dopo un ampio confronto con il comitato promotore, ha deciso di procedere con un proprio referendum alquanto ambiguo. Purtroppo le opposizioni presenti oggi in Parlamento sono, chi più chi meno, sulle posizioni dei partiti di governo per quanto riguarda l’acqua. Per questo l’unica strada che ci rimaneva era quella del referendum. Eravamo perplessi sull’uso di questo strumento sia perchè da vent’anni in questo Paese non se ne vince uno, sia perchè il popolo italiano è stanco dei giochi dei partiti. Non avevamo altri strumenti per continuare la nostra Campagna in favore di sorella acqua. I migliori costituzionalisti italiani (Rodotà, Lucarelli, Mattei, Ferrara), dopo aver studiato attentamente tutta la legislazione in materia, hanno preparato tre quesiti referendari. Il primo, contro l’articolo 23 bis del governo Berlusconi (l. 133/2008), che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole del mercato; il secondo e il terzo, contro l’art. 150 e 154 (comma 1) del codice dell’ambiente (d. lgs. 152/2006), frutto del Governi di centrosinistra.  

Il 24 aprile abbiamo lanciato una raccolta firme senza l’appoggio dei partiti presenti in Parlamento, senza soldi pubblici, autofinanziandoci. E più di un milione di persone ha firmato. Firme che avrenno un peso notevole sulla Corte, piuttosto conservatrice, che dovrà decidere quale sarà il quesito referendario. Ma non dobbiamo illuderci: la strada sarà lunga e faticosa. Nella prossima primavera dobbiamo portare 25 milioni di italiani a votare, altrimenti il referendum non sarà valido. Per questo, chiediamo a tutti di impegnarsi a livello personale, comunale e nazionale.

1. A livello personale, bisogna informarsi e informare  sull’acqua, tramite internet (www.acquabenecomune.org) tramite dvd, libri e opuscoli, per poter coscientizzare la gente con incontri pubblici, dibattiti, conferenze e serate sul tema. La stampa e i media di certo non ci aiuteranno. 

2. A livello comunale, chiediamo a tutti di promuovere e di far pressione sui propri consigli comunali perché convochino consigli monotematici, votino l’acqua come bene di non rilevanza economica, modificando poi lo statuto comunale per inserirvi la decisione. Questo potrebbe diventare un altro referendum popolare.

3. A livello nazionale, dobbiamo portare 25 milioni di italiani a votare per dar vita così a un grosso movimento popolare, trasversale, in difesa dell’acqua e, in seguito, anche degli altri beni comuni.

Sarebbe bello veder tornare in piazza il popolo della pace, in difesa di quello che sarà il motivo scatenante delle prossime guerre. Sarebbe bello veder tornare le bandiere della pace sui balconi delle nostre case. 

È l’anno dell’acqua! 

Ce l’hanno fatta l’Uruguay, la Bolivia, l’Ecuador… ce la possiamo fare anche noi!

Mobilitiamoci! 

Hasta la victoria, siempre! 

 

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