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Leggere il Corano a Roma

Il libro del teologo musulmano e amico Adnane Mokrani rappresenta una finestra dialogica tra culture diverse tra loro.
Giorgio Piacentini

“Forse ho trovato un fratello, ma non è stato partorito da mia madre”. Con questo modo di dire arabo apre la sua prefazione al libro di Adnane Mokrani, “Leggere il Corano a Roma”, Paolo Branca, professore alla “Cattolica” di Milano, da anni impegnato nel faticoso ma appassionante lavoro della comunicazione interculturale e interreligiosa con l’islam.

Il libro offre una prospettiva nuova al tema dell’incontro tra la cultura musulmana e quella cristiana. 

La novità si trova in primo luogo nella biografia stessa dell’autore, che dalla città di Tunisi dove è nato nel 1966 e dove ha conseguito un dottorato in teologia islamica, è arrivato a Roma nel 1998, passando attraverso Costantina e Algeri, dove il Corano gli è stato rivelato tramite l’educazione familiare e lo studio. A Roma, Mokrani ha trovato un ambiente accogliente nel Centro Giovanni XXIII, poi nella Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino (Angelicum) dove ha studiato. Al Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica (PISAI), ha conseguito un secondo dottorato. Divenuto docente alla Pontificia Università Gregoriana e al PISAI, ha lavorato anche in ambienti laici presso le agenzie di stampa Adnkronos e Agi e nel Consiglio per la redazione e la promozione della “Carta della cittadinanza e dell’integrazione”, costituito dal ministro Amato (2006-2008).

Il libro può, quindi, essere letto a due livelli: quello dell’esperienza e del coinvolgimento personale dell’autore e quello della ricerca attenta e approfondita.

Così i temi si dipanano tra il racconto del suo “pellegrinaggio dialogico” e la mistica del dialogo con un’incursione importante nel confronto tra la grande mistica musulmana R?bi‘a al-‘Adawiyya (VIII° secolo) e Angela da Foligno (XIII° secolo) autrice del bellissimo “Liber”. 

Come leggere il Corano rivelato quindici secoli fa, qui e ora? La volontà di Dio e la sua Parola sono incarnati nella storia e il lettore oggi può accogliere quello che la sua capacità di ascolto gli permette, in funzione della sua maturità spirituale.

Il metodo proposto si basa sulla “carità ermeneutica” senza trascurare le domande del nostro tempo.

Un altro tema affrontato è quello della sofferenza: dietro la cultura e le religioni c’è sempre l’esperienza esistenziale. Anche la vita del Profeta Muhammad ne è stata toccata. Ogni passaggio attraverso il dolore è un parto per dar nascita a una nuova vita.

Un capitolo fondamentale è quello dedicato al pluralismo religioso nel Corano, che permette di sciogliere i nodi di un’interpretazione esclusivista e fondamentalista del libro rivelato. Secondo Mokrani la pluralità delle religioni rientra nel disegno di Dio: “Ognuno ha una direzione verso la quale volgere il viso, gareggiate nel bene.” (Corano 2: 148). Il Corano stesso invita i seguaci dell’ebraismo e del cristianesimo a vivere pienamente le loro scritture. 

Il capitolo “guerra e pace” approfondisce le ombre della violenza (razzismo, crimine fraterno, violenza contro l’ambiente e contro le donne), mentre alla condanna del terrorismo è dedicata la bellissima lettera inviata a Ragheed Ganni, compagno di studi all’Angelicum, sacerdote caldeo iracheno, ucciso con tre suddiaconi davanti alla sua chiesa di Mossul.

L’itinerario si conclude con una risposta alle sfide della modernità e della democrazia. Esse richiedono alla religione riforme coraggiose e profondi aggiornamenti, che debbono toccare i sistemi culturali per proporre forme di maturità civile e arrivare alla cittadinanza completa. 

 

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