POTERE DEI SEGNI

La via pulchritudinis

Coltivare la bellezza è un dovere, morale e cristiano. Perché essa salverà il mondo.
E don Tonino lo sapeva bene.
Don Salvatore Leopizzi

È la bellezza che salverà il mondo. Non saranno le armi; non sarà la nostra saggezza; non sarà la nostra forza. La bellezza, si. Amate la bellezza. Coltivate la bellezza. (Don Tonino Bello)

Fermandosi  a contemplare il cielo stellato, recitava a memoria il salmo 8 “se guardo  i tuoi cieli, opera delle tue dita… che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi?”, e indicando per nome le diverse costellazioni aggiungeva: “il Signore conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome” (Sal 147) ed esse, brillando, gli rispondono: eccomi!”.

Don Tonino si lascia affascinare dall’azzurro del mare, dal verde degli ulivi, dalle pennellate di luce del rosso di sera. Lo incantano il tripudio primaverile dei campi, il canto stridente delle cicale, l’affabulazione poetica del bambino che vuole arrampicarsi sull’arcobaleno, nascondersi nelle nuvole e poi scendere con la pioggia per fare una sorpresa alla mamma

La via pulchritudinis per lui, non è solo la strada privilegiata attraverso cui il Signore rivela il suo Nome, ma è anche una freccia direzionale che – come verso il punto omega – a Lui tutto conduce. La Bellezza diventa perciò pregustazione dell’armonia cosmica, corsia preferenziale su cui marcia la Pace.

Lo stretto legame tra la bellezza e la pace si manifesta negli scritti e nella vita di don Tonino come audace e sorprendente corrispondenza tra mistica e politica, tra poesia e profezia. 

Torno a casa, accendo il televisore per le notizie: preoccupazione per gas chimici, bombe chimiche. Poi… bambini che muoiono schiacciati sotto le macerie, ospedali che crollano… E allora tu dici: quale altra soluzione c’è se non la bellezza? Sono contento che voi coltivate anche la musica, l’arte.

Porta sempre con sé, nel portabagagli, la sua fisarmonica ed è felice di poter animare momenti di festa a sorpresa nelle pur brevi pause di intense giornate in Pax Christi, come nelle visite pastorali a scuole e parrocchie. Ricordo la sua gioia quando in Etiopia accompagnò la danza delle suore missionarie e, intonando le canzoni popolari delle diverse regioni italiane, convinse a ballare per la prima volta anche l’anziano vescovo del Sidamo, mons. Gasparini, di origini bolognesi.

Riconoscere la bellezza nel creato significa per don Tonino riscoprire un compito primordiale che ci sovrasta come partners dello Spirito Santo affinché la terra passi dal “Kaos”, cioè dallo sbadiglio di noia e di morte, al “Kosmos” cioè alla situazione di trasparenza e di grazia. 

Vuol dire perciò educare allo stupore, all’estasi, al diversamente bello per poter sperimentare davvero la convivialità delle differenze.

Ma vuol dire anche saper provare dolore, rabbia e disgusto per lo scandalo delle strutture di peccato e dei modelli di sviluppo che provocano dipendenza, fame e miseria nel Sud del mondo, e distruzione dell’ambiente naturale. 

Annota, ad esempio, che sulle nostre coste pugliesi non sbarcano più dolcissime icone bizantine, come nei secoli passati, ma armi e droga in un osceno mercato di morte. E tuttavia continua a credere che sulla nostra terra, pur riarsa dal sole e bruciata dalla sete, il grano della pace possa ancora diventare pane.

Tormento ed estasi, dunque, alimentano insieme le sue denunce accorate e i suoi sogni diurni di uomo di Dio innamorato e ferito, a volte deluso, ma mai rassegnato! 

 

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