Vivere da giornalisti in Messico

22 settembre 2010 - Tonio Dell'Olio

Quella del quotidiano El Diario è un'iniziativa molto singolare perché l'editoriale col titolo "Che cosa volete da noi?" si rivolge direttamente agli uomini dei cartelli del narcotraffico. Solo pochi giorni fa, infatti, era stato ucciso brutalmente un fotografo del giornale. È triste che l'articolo riconosca gli esponenti della criminalità organizzata come "l'autorità di fatto in questa città". A questi chiedono semplicemente cosa vogliono che sia scritto sul giornale e cosa tenuto nascosto. "Non vogliamo altri morti. Non vogliamo altri feriti né intimidazioni – si legge nell'articolo –. Non possiamo esercitare la nostra professione in queste condizioni. Spiegateci dunque cosa vi aspettate da noi come mezzo di comunicazione". Proprio perché si riconosce che quello in atto è un conflitto, siano applicate delle regole come avviene in tutti i conflitti. Di fatto la situazione è drammatica e chissà che un'iniziativa tanto insolita non riesca ad aprire una breccia di vita nel muro della violenza dei narcos. Nei prossimi giorni Libera ospiterà due giornalisti messicani che parleranno nel corso del Festival della rivista Internazionale a Ferrara e terranno varie conferenze in Italia per dar conto della situazione in cui versa quel Paese. Un contributo, modesto, per essere accanto a chi non riesce ad esercitare nemmeno il proprio mestiere.

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