CHIESA

Cambiare l’Italia

Da un cristianesimo responsabile, attese per un futuro diverso.
In conclusione della Settimana Sociale della Chiesa cattolica, attese, speranze, delusioni.
Sergio Paronetto

Peccato che gran parte della stampa, pronta a dedicare immensi morbosi spazi alla cronaca nera o alle liti nella “casta”, l’abbia ignorato. In un clima urlato o propagandistico, è raro trovare oggi luoghi di elaborazione e discussione così ampi come quello della Settimana Sociale dei cattolici di Reggio Calabria (14-17 ottobre 2010) preparata dal documento Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese. Erano presenti 1200 delegati di 184 diocesi e di 177 associazioni o movimenti, ora uniti ora diffusi in 5 assemblee tematiche (intraprendere nel lavoro e nell’impresa, educare per crescere, includere le nuove presenze, slegare la mobilità sociale, completare la transizione istituzionale). Sarà bene tornare sull’evento che, nonostante i suoi limiti (relazioni lunghe e accademiche, silenzi su alcune tematiche, enfasi sulle opere cattoliche e altro), ha offerto un panorama magmatico di idee, fecondo di bene. Tra le costanti o i temi generatori elenco schematicamente:

1. la percezione diffusa del degrado etico-politico dell’Italia dominata da una “democrazia senza qualità”, da una degenerazione oligarchica, da un’ incipiente controdemocrazia che sta distruggendo il senso della politica;

2. la necessità di una rifondazione etica dell’economia, della società e della politica nell’ottica del bene comune e il bisogno di formare una nuova generazione di politici e di credenti in politica;

3. l’urgenza di una nuova cultura e pastorale contro le mafie (“strutture di peccato”) e le culture mafiose che ne rendono possibile la fioritura (stimolante al riguardo l’intervento di Giuseppe Savagnone che ha ribadito il carattere indivisibile dei “valori cattolici”: “anche la solidarietà è un valore non negoziabile, come lo è la sorte di tutti i deboli e gli esclusi”);

4. il richiamo costante all’unità nazionale collegata sia alla questione meridionale come problema di tutti, sia alla costruzione di una nuova cittadinanza. In tale ambito il federalismo, per non spezzare il Paese, deve essere autenticamente solidale; 

5. la centralità della formazione e l’assunzione della sfida educativa come strumento per la rinascita delle coscienze radicata nel bene comune che, per noi, si chiama “convivialità delle differenze” e cammino nonviolento.

“Sembra di essere in un’altra Italia, forse in un’altra Chiesa”, osservava un delegato veneto; “a casa nostra la realtà è ben lontana dalle idee e dalle proposte qui discusse. Non so se ce la faremo”. 

Pax Christi ha partecipato alla Settimana con i suoi testi “Promotori della famiglia umana per un’Italia giusta e solidale”, “La Costituzione come carta del bene comune e dell’unità nazionale” e il dossier di “Mosaico di pace” di luglio (“Un moderno tribalismo guerriero”) (i documenti citati son reperibili nel sito di Pax Christi, www.paxchristi.it).

Sarà bene ripartire dalle esperienze di tanti “bene-fattori” singoli e associati, dal martirio di Puglisi, Diana e Livatino, dai testi più citati come la Caritas in veritate (2009), il documento episcopale Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, innovatore e coraggioso. “Svelare la verità di un disordine abilmente celato e saturo di complicità, far conoscere la sofferenza degli emarginati e degli indifesi, annunciando ai poveri, in nome di Dio e della sua giustizia, che un mutamento è possibile, è uno stile profetico che educa a sperare” (Per un Paese solidale, n. 19). Il nostro stile profetico è quello della nonviolenza che significa cittadinanza attiva, amore politico, cantiere sociale, programma educativo. Contro il disastro etico del Paese, intendiamo promuovere ovunque la famiglia umana per un’ Italia giusta e solidale. 

 

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Ponti
SETTEMBRE 2019

Ponti

Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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