CHIAVE D’ACCESSO

I have a tecnodream

Come l’uso della tecnologia può aiutarci a monitorare la vivibilità dell’ambiente che frequentiamo.
Alessandro Marescotti (a.marescotti@peacelink.it)

Oggi abbiamo un nuovo sogno: le tecnologie per la pace. Venti anni fa nasceva l’idea della “telematica per la pace” con PeaceLink per creare reti di persone “tecno munite”. Oggi possiamo fare un nuovo passo rivoluzionario: diffondere le ecotecnologie, tecnologie non complicate, gestibili da cittadini. La sfida che oggi lanciamo è quella di formare una nuova generazione di cittadini “tecnomuniti” che raccolgano eco-informazioni, le cataloghino, le organizzino su mappe digitali, rendendole fruibili su “tecno-tavolette” portatili. Il tutto senza fili: mi sposto, guardo il cellulare ed evito di passare in quella strada dove mi avveleno i polmoni. È una rivoluzione che geolocalizza le informazioni e ci consente di creare mappe ricche di informazioni inserite da noi.

Stiamo parlando della “realtà aumentata”: “È la sovrapposizione di livelli informativi (elementi virtuali e multimediali, dati geolocalizzati, ecc.) all’esperienza reale di tutti i giorni. Gli elementi che ‘aumentano’ la realtà possono essere aggiunti attraverso un device mobile, come un telefonino di ultima generazione, (per es. l’iPhone 3GS o un telefono Android)” – Wikipedia. In tal modo si aggiungono informazioni multimediali alla realtà già percepita “in sé”. Ma la “realtà aumentata” che vogliamo costruire è una raccolta delle eco-informazioni che ci vengono nascoste e che noi andremo a cercare con strumenti innovativi. Questa volta vi parleremo dell’analizzatore di IPA. Cosa sono gli IPA? Sono gli idrocarburi policiclici aromatici e contengono agenti cancerogeni. Gli IPA sono una “famiglia” i cui elementi provengono dai processi di combustione industriale o civile. In città i picchi sono a volte allarmanti.

I metodi di analisi tradizionalmente utilizzati per la misurazione degli inquinanti in atmosfera prevedono il campionamento dell’aria e la sua analisi in laboratorio. Da alcuni anni sono disponibili degli “analizzatori di IPA”, ossia valigette portatili del peso di 9 chili che consentono – con uno speciale fascio di luce – di monitorare l’inquinamento da IPA in modo continuo ed economico. Questa valigetta esegue automaticamente l’analisi nelle polveri ultrafini. Ciò che va attentamente considerato è che le polveri inalate sono più o meno pericolose a seconda delle sostanze tossiche che vi si poggiano sopra. E non è, dunque, tanto importante la quantificazione del loro “peso” quanto la quantificazione degli agenti cancerogeni veicolati dalle polveri. Può ad esempio accadere (è avvenuto a Taranto) che diminuiscano le polveri in un metro cubo di aria ma che contemporaneamente aumentino gli inquinanti cancerogeni che vi si poggiano sopra. Questo perché corpuscoli di polvere di minori dimensioni fanno diminuire il “peso” delle polveri, ma contemporaneamente aumenta la superficie globale dei corpuscoli e tale superficie “aumentata” può veicolare una “aumentata” quantità di IPA. 

La “valigetta” che analizza gli IPA non utilizza reagenti chimici e richiede poca manutenzione. E i dati si ottengono dopo 10 secondi. Tale velocità consente di raccogliere una grande mole dati, che la “valigetta” spedisce via modem a distanza. Ciò che costituisce la novità di questa tecnologia è l’estrema facilità di uso. Così come il PC tolse l’informatica dalle sole mani degli informatici, ora è possibile togliere la chimica dalle sole mani dei chimici per passarla in quelle dei cittadini, offrendo un’occasione per la riappropriazione dei saperi attraverso il recupero della dimensione operativa.

Se ciò avverrà e se i prezzi di queste tecnologie scenderanno (oggi la “valigetta” costa sui 15 mila euro) allora crescerà una “comunità tecno munita” che richiederà alle istituzioni nuovi e più elevati standard di vigilanza e di protezione, costruendo un’attenzione nuova e un’informazione scientifica dal basso. E dopo il giornalismo dal basso potremo favorire, sempre dal basso, una “scienza dei cittadini” mediante queste “tecnologie di pace”. Su cui dovremmo investire le risorse sottratte alla guerra.

 

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