EDITORIALE

Non arruoliamo anche i sogni

Renato Sacco

“Il futuro, credetemi, è un gran simpaticone, regala sogni facili a tutte le persone... Sogni, promesse volano... Ma poi cosa accadrà? Che ognuno avrà il futuro che si conquisterà”.
Iniziare l’anno con una filastrocca di Gianni Rodari, può aiutare ad essere un po’ più bambini, a non prendersi troppo sul serio, a non sentirsi i padroni del mondo e, al di là delle facili promesse, a vedere il futuro con realismo, con la voglia di fare la propria parte, senza delegare.
Mentre è sempre più incalzante una rinnovata retorica della guerra, e l’Italia, pur in tempo di crisi, investe 15 miliardi per i nuovi aerei caccia F35, noi rilanciamo con forza e convinzione l’appello della Tavola della Pace: “L’Italia che amo, che festeggio e che voglio costruire ripudia la guerra, lotta contro la povertà, taglia le spese militari, investe sull’educazione, rispetta i diritti umani, cura la Terra”.
Torniamo a esporre ai balconi la bandiera della pace, sino alla marcia Perugia-Assisi nel suo 50° anniversario (25 settembre 2011).
Cresce la cultura della guerra e, con pesanti forzature, si tenta di “arruolare” anche il Vangelo per giustificare la nostra presenza militare in Afghanistan. Vale la pena ricordare qualche richiamo autorevole, a partire da Giovanni Paolo II, molto applaudito e forse poco ascoltato, che 20 anni fa, a metà gennaio del 1991, alla vigilia dei bombardamenti su Baghdad, gridò forte il suo monito “Mai più la guerra, avventura senza ritorno!”. E che avesse ragione lo confermano i fatti che abbiamo davanti agli occhi anche in questi giorni, con le tragiche notizie che arrivano dall’Iraq. Ci aspetta un duro lavoro per questo nuovo anno. La guerra diventa sempre più “normale”, quasi scontata, quasi benedetta. Nei prossimi mesi sarà discussa la modifica della legge 185/90 sul commercio delle armi. Per allargare le maglie dei controlli, per favorire il mercato. E, forse, verrà tolto anche l’embargo sulla vendita delle armi alla Cina. Le armi, si sa, hanno più peso dei diritti umani! Chi in queste settimane si fa paladino della difesa dei cristiani in Iraq e in altre parti del mondo, dovrebbe perlomeno interrogarsi sull’urgenza di bloccare, e non favorire, la vendita delle armi.
Se poi, scende in campo anche l’on. Borghezio, c’è da preoccuparsi. Era lui, un anno fa, in Francia a un raduno di neofascisti, a invitare a “stare attenti a non farsi etichettare come fascisti, ma presentarsi come movimento regionale, cattolico... ecc”.
Vogliamo andare verso nuove crociate?
Non lasciamo terreno libero a chi predica odio razziale e strumentalizza anche la religione. La mentalità della guerra entra in casa, e si intreccia con la politica. E così, ad esempio, i nuovi criminali rischiano di essere proprio i poveri, come afferma il magistrato Livio Pepino: “L’eclissi del welfare ha aperto la strada a una politica di criminalizzazione della miseria che sta modificando il concetto stesso di cittadinanza”.
Ma a gennaio ci è permesso sognare. Di svegliarci domani e scoprire che i Generali sono tutti andati in pensione, sono rimasti senza lavoro. Quei soldi destinati ai cacciabombardieri sono stati usati per “svuotare gli arsenali e riempire i granai”, come invitava il presidente Pertini. Forse è solo un sogno. Come quello di veder decollare le speranze di chi, italiano o straniero, chiede di poter aver il diritto di lavorare, di essere rispettato come persona.
Le speranze, in particolare dei giovani, che non mollano, che rivendicano semplicemente il loro futuro e perchè no, coltivare qualche sogno. Sì, non si può iniziare un anno senza sogni! Ne abbiamo tanti nel cassetto. E “quando si sogna insieme - ci ricordava Helder Camara - è l’inizio della realtà”.

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