SPAZIO SCUOLA

Una scuola accogliente

Crescere bene, non per meriti ma per pari opportunità.
Ecco la scuola che desideriamo.
Margherita Bufi, Franca Carlucci, Anastasia Fracchiolla (Casa per la Pace - Molfetta)

Insieme agli altri educatori, anche noi operatori scolastici siamo chiamati in prima persona a formare le nuove generazioni. Per costruire una società diversa, pacifica e nonviolenta, abbiamo in mente un’idea di scuola, che proveremo a delineare attraverso questa rubrica, esplicitando le riflessioni di gruppo e suggerendo alcune indicazioni operative.
La scuola a cui pensiamo, quella che ci piacerebbe realizzare e incrociare ogni qualvolta entriamo in un edificio scolastico o incontriamo le scolaresche e i loro insegnanti è la scuola dell’accoglienza, dell’inclusione, della valorizzazione delle differenze.
È la scuola in cui ciascun alunno è libero di crescere e di diventare grande, in cui ognuno ha la possibilità di sentirsi amato, di essere ascoltato, di poter esprimere le opinioni personali e il proprio mondo interiore, senza il timore di essere giudicato e la paura di essere deriso o isolato semplicemente perché “diverso”, critico, caratterizzato da pensiero autonomo e “divergente”.
La scuola che sogniamo, e che insieme a voi vorremmo costruire, non è quella della meritocrazia, in cui i più bravi e capaci vanno avanti e gli ultimi restano indietro. Il nostro comune impegno è volto a garantire le pari opportunità, perché – come sosteneva don Lorenzo Milani – “non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali” e “se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati”.
Non ci devono preoccupare le scelte controcorrente, non lasciamoci intrappolare da una visione del fare scuola in cui dettano legge l’espletamento frenetico della programmazione educativo-didattica e la conclusione, in tempi rigidi, delle unità d’apprendimento pianificate; sposiamo, invece, la filosofia su cui si basa la Pedagogia della lumaca, riappropriamoci della calma e della serenità dell’essere maestri, maestri di vita.
Un domani i nostri ragazzi cosa ricorderanno di noi e della scuola che andiamo loro proponendo?
Basterebbe soffermarsi a rievocare la propria esperienza scolastica per trovare le risposte. A noi cosa è rimasto di quegli anni? Quali sono i ricordi più cari? Quali gli apprendimenti più significativi?
Forse le proposte didattiche, gli argomenti da approfondire, le esperienze da vivere a scuola dovrebbero seguire più la logica di “Una parte e piano”, piuttosto che quella del “Tutto e subito”.
Non è il caso di effettuare corse per raggiungere i traguardi di sviluppo, di svolgere il programma in fretta, di esaurire prima della chiusura del quadrimestre o dell’anno scolastico la trattazione dei contenuti selezionati.
Le bambine e i bambini, le ragazze ed i ragazzi ci chiedono altro. Desiderano insegnanti disponibili, capaci di ascoltare e leggere i loro stati d’animo, in grado di comprendere le caratteristiche tipiche dell’età che vivono, disponibili a interloquire con loro, pronti ad affiancarli nel processo di crescita cognitiva, ma non solo!
È risaputo e dimostrato oramai dagli studi psico-pedagogici che gli apprendimenti “passano” dalle relazioni interpersonali e che i rapporti sani e positivi facilitano l’acquisizione di conoscenze e abilità.
Un buon clima e un’atmosfera di lavoro serena in classe predispongono gli alunni a un atteggiamento motivante e curioso, basilare per apprendere.
La scuola del nozionismo può essere sostituita dalla scuola delle esperienze significative e dell’apprendimento attivo. La ludicità, l’operatività, l’interazione, la cooperazione possono tranquillamente entrare a far parte delle nostre proposte didattiche quotidiane in ogni ordine e grado di scuola, senza nulla togliere al compito primario d’istruire!
Proponiamo, di seguito, a titolo di esempio, semplici giochi utili a favorire la conoscenza reciproca e la socialità, premessa importante per l’educazione democratica e la convivenza civile.
Si suggerisce, a conclusione di ogni gioco, un’attività di feedback sull’esperienza vissuta, utile a valutare l’impatto della proposta educativa sui singoli e sul gruppo. L’animatore potrebbe proporre domande-stimolo del tipo: Come ti senti? Cosa hai provato? Cosa ti ha colpito maggiormente? Cosa hai scoperto dei compagni? Cosa ti porti a casa di questa giornata?

Ultimo numero

Ponti
SETTEMBRE 2019

Ponti

Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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