I nomi della speranza in Messico

25 febbraio 2011 - Tonio Dell'Olio

Il Messico è attraversato da violenze che non trovano nemmeno tutte le parole giuste per essere definite. Come spesso avviene nelle situazioni di buio pesto, c’è qualcuno che ha la brillante idea di accendere un cerino. Carlos l’ho incontrato a Città del Messico. È il leader di Cauce Ciudadano, un’organizzazione sociale che di cerini ne accende tanti e da dieci anni ha coinvolto 38.000 giovani di cui 3.700 sono pandilleros in programmi sociali di riscatto dalla cultura della violenza. I pandilleros rappresentano il bacino più sicuro per i cartelli del narcotraffico. Carlos faceva parte di una di queste bande prima di decidersi al grande passo. Oggi, il 75% dei giovani incontrati da questa associazione frequentano una scuola, sono organizzati in gruppi e avviati alle attività più diverse, hanno iniziato un cammino nuovo. Il nome dell’associazione, tradotto in italiano sarebbe Canale Cittadino. Nell’epoca in cui nascevano, in Messico c’era stato un ciclo spaventoso di uragani che causavano lo straripamento di fiumi che potevano essere contenuti solo con la costruzione di canali. La scommessa è di costruire tanti piccoli canali anche qui in Messico per frenare la violenza senza paragoni che invade le strade e le case della gente. Carlos, Erika, Claudia, Blanca... mi piace ricordare i loro nomi.

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