E poi ci sorprenderemo della Bielorussia

9 marzo 2011 - Tonio Dell'Olio

Vasil Parfiankou, 27 anni, è un nome che non bisognerebbe dimenticare. Il mese scorso è stato condannato a 4 anni di carcere. Nel dicembre 2010 aveva partecipato alle manifestazioni di Minsk in Bielorussia dopo che il presidente Lukashenko era stato rieletto per l’ennesima volta con l’80% dei voti. Lo diciamo oggi, prima che siano emesse le sentenze anche per alcuni candidati alla presidenza che si trovano in carcere e che rischiano condanne ancora più pesanti. Lo diciamo nell’assordante silenzio dei governi occidentali e democratici che nel frattempo continuano a fare affari col dittatore. Lo diciamo prima che il popolo si ribelli anche da quelle parti per chiedere di poter respirare un po’ di libertà. Lo diciamo oggi per non far finta di sorprenderci domani. La Bielorussia è situata geograficamente in Europa e continua a prevedere nel proprio ordinamento la pena di morte e il reato di opinione. Davvero dobbiamo sempre aspettare? A proposito, non affannatevi a cercare in Google una notizia in italiano sul caso di Parfiankou.

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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