POTERE DEI SEGNI

La chiesa di don Tonino

La chiesa di don Tonino è la chiesa della gente, la chiesa dei poveri.
Raffaele Nogaro (già vescovo di Caserta)

Quella chiesa di Cristo, che fa ancora sognare! Gesù ha voluto la sua chiesa, per “sovvenire” alle necessità dell’uomo. Una chiesa “servizio”, quindi, ben lontana da ogni forma di potere.
La chiesa non ha nulla per sé. Ha tutto per gli altri. La chiesa non potrà mai essere autoreferenziale, non ha una “proprietà privata”, non può mai diventare una categoria protetta.
Nel 1962 don Tonino è a Roma, con il suo vescovo, in attesa dell’apertura del Concilio. Tiene un suo diario e nota con grande emozione il concetto di “aggiornamento”, che corre nell’aria. La chiesa finalmente si apre, diventa la chiesa del popolo. Ne è affascinato e la sua meditazione si fa straordinaria, quando può affermare che “aggiornamento” significa “convertirsi al Vangelo” (Mc.1,15).
Un po’ impertinente commenta: “La chiesa si spoglierà così di qualche vecchio mantello regale, per rivestirsi dei panni della gente comune”.
La teorizzazione della “chiesa del grembiule” è ancora lontana, ma in queste parole se ne possono cogliere le premesse. “Convertirsi al Vangelo” per la chiesa significa ”amare la gente”. La gente è il “prossimo”. L’amore del prossimo è l’essenza del Vangelo, è la verità del Vangelo, è l”imperativo” del Vangelo. Un amore che dà all’uomo la possibilità della fraternità universale. Un amore che dà all’uomo la possibilità di uguagliarsi a Dio: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni” (Mt.5,43-48). Dal Concilio Tonino aveva riportato una preghiera: “Signore, fa provare alla mia gente, l’ebbrezza di camminare insieme. Donale una solidarietà nuova, una comunione profonda, una cospirazione tenace. Falle sentire che per crescere insieme, occorre spalancare le finestre della vita, progettando insieme, osando insieme, sacrificandosi insieme”.
“Convertirsi al Vangelo” per la chiesa d’oggi, significa il “distacco dall’Idolo”. I pellegrini con Mosè nel lungo deserto della tentazione, abbandonano l”idolo-il vitello d’oro” , riconoscendo solo Jahvè “il Dio per loro”.Distruggendo il vitello d’oro della corruzione, arrivano alla “terra promessa”, arrivano alla chiesa della speranza. Senza l’idolo, senza il “mammona iniquitatis”, la chiesa è libera, diventa inventiva come tutta la misericordia del Padre, è rilevazione sempre nuova del dono infinito di Dio, è “speranza piena di immortalità”(Sap 3,54).
La liberazione dall’idolo comporta uno sforzo ascetico che solo i grandi uomini di Dio, come don Tonino, sanno operare. È distacco dall’idolo “religioso”, dalle forme spurie di teologia e di pratiche ecclesiali. Quanto è grande negli uomini di chiesa la presunzione di occupare il posto di Dio! Distacco dall’”idolo della ricchezza”. Ci si compiace di più dei beni che si possiedono, piuttosto che del bene che si può fare alla gente. Distacco dall’idolo del “lavoro”, dal progetto pastorale intelligente e innovatore, che costringe i fedeli al consenso e alla sequela, sopprimendo ogni partecipazione critica e di coscienza. Distacco dall’idolo del “potere”. Particolarmente nella chiesa è invasivo e massacrante. È l’anti-beatitudine” e l’antievangelo.
“Convertirsi al Vangelo “ per la chiesa d’oggi significa “fare Eucarestia”: l’Eucarestia è l’unica “proprietà privata” della chiesa. Gesù Cristo l’ha fatta perchè essa sia provvisione d’umanità per tutti i tempi. Lui dà la consegna agli apostoli: “Fate questo in memoria di me” (Lc.22,19). La chiesa, quindi, distribuisce “il nostro pane quotidiano”(Mt.6,11), il pane sostanziale, il pane della libertà e della salvezza a tutte le genti.
Il dare urgente priorità alle relazioni umane, l’evitare ogni ripiegamento identitario, l’accogliere ciascuno nella sua personale unicità, l’amare il “prossimo” ad ogni costo, è sacrificio, talora integrale, fino alla crocifissione. E l’Eucarestia è proprio la crocifissione , il dono totale di sé ai fratelli. Don Tonino, alla chiusura del Concilio, con commozione profonda, cantava quasi: “una Chiesa viva che finalmente planava dai cieli della sua disincarnata grandezza e sceglieva definitivamente il suo domicilio sul cuore della terra”.

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