GIUSTIZIA AMBIENTALE

Non inceneriamo il futuro

Una straordinaria testimonianza di lotta nonviolenta: digiunare per l’ambiente.
Per opporsi alla costruzione di un inceneritore.
Claudio Giambelli (membro del direttivo CIPAX)

Dopo aver diffuso la notizia che Simonetta Gabrielli (spini59@alice.it)  ha iniziato un digiuno a oltranza il 5 dicembre 2010 contro il costruendo inceneritore di Trento, ho incontrato un caro amico, trentino doc, attento giornalista delle vicende della sua amata regione, che mi ha detto: “Non so… non so”. “Cosa non sai?”. “A Trento se ne parla tanto di questa questione, ma io non so se l’inceneritore non sia veramente necessario”.

Questi inceneritori
Io ho taciuto, evitando di ricordare che queste macchine infernali bruciano materie che si stanno esaurendo sul pianeta, che la combustione non fa sparire le cose rifiutate, ma le trasforma in circa un 30% di rifiuti solidi da smaltire comunque in una discarica, che si diffondono nell’aria micidiali particelle ultrafini, grandi come un virus, che volano anche a distanza di centinaia di Km. E che gli interessi economici fanno chiudere gli occhi sulla percorribile strada del massimo riciclo come prescritto dalle normative europea e italiana, e come già accade in molti comuni. E, infine, che gli inceneritori rappresentano un’occupazione sostenibile per qualche decina di addetti, il minimo indispensabile, contro le centinaia di lavoratori che potrebbero essere sostenuti dalle strategie del riciclo e compostaggio. Inoltre, dopo qualche giorno, ricevetti una mail dell’amico Giovanni che diceva: “Desta in me scandalo il fatto che i cristiani tedeschi non si siano mossi di fronte alle scelleratezze di Hitler, ma ora fare uno sciopero della fame per un inceneritore mi pare sinceramente uno sproposito, anche perché viviamo in un Paese dove l’inceneritore sarà comunque stato approvato in modo democratico”. Insomma, queste le premesse; adesso ascoltiamo la testimonianza diretta di Simonetta Gabrielli:
“Anche in Trentino, come altrove, agli inizi degli anni 2000, con una mediocre raccolta differenziata, decisero di gestire i rifiuti con l’incenerimento. Cittadini inconsapevoli del suo reale significato, così come diseducati sul senso della loro gestione, delegarono alle associazioni ambientaliste ufficiali la questione. La sua costruzione era prevista a 5 km dalla piazza del Duomo, lungo il fiume Adige, fra 4 siti di importanza comunitaria della rete Natura 2000 dedicati alla conservazione della biodiversità e, non ultimo, a ridosso della Piana Rotaliana, una delle più importanti zone a vocazione agricola di qualità.
Ci avvicinammo alla questione con lo spirito di capire perché bisognava bruciare i rifiuti. Dall’intuizione che incenerire fosse un errore, arrivammo ben presto a capire che era innanzitutto una questione di lucro per pochi e un danno irreversibile per i cittadini e l’ambiente. Fu così che a inizio 2004 nacque l’associazione Nimby trentino, ottenendo il riconoscimento di Onlus.
Fin da subito capimmo che non bastava fare informazione, che bisognava creare una comunicazione continua della nostra contrarietà. Fu così che il 21 marzo 2004 prese il via la “catena del digiuno quale primo giorno di una nuova primavera”. Ogni settimana, da allora inviamo un comunicato a politici e mass media con i nomi dei digiunanti e il messaggio con la richiesta di non procedere sulla strada dell’incenerimento. Anello dopo anello, il digiuno ha rappresentato le fondamenta su cui abbiamo costruito la nostra casa. Una casa fatta di convegni tecnico-scientifici, un sito sempre aggiornato, pubblicazioni e azioni legali.
Nel 2008, il 31 maggio, la catena venne sospesa quale segnale di apertura in occasione delle elezioni provinciali. Ma i grandi interessi in gioco impedirono qualsiasi forma d’ascolto. A fine 2009 il comune di Trento, pubblicò il bando di gara per la costruzione e gestione dell’inceneritore. Il 21 febbraio 2010 ricominciò il digiuno in un modo speciale. Stimolati dal messaggio di papa Benedetto XVI dal titolo “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato” decidemmo di scrivere una lettera a San Francesco, patrono d’Italia e dell’ecologia, e di portarla a piedi, lungo il Cammino di San Francesco, da La Verna fino a Roma, al Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. A Roma portammo lo studio di fattibilità alternativo all’inceneritore che, nel frattempo, alcuni comuni a nord di Trento avevano commissionato all’ing. Massimo Cerani di Brescia. Ma anche in quella sede, evidentemente, non abbiamo trovato il giusto ascolto.

Il digiuno a oltranza
Dopo anni di critica motivata e costruttiva, siamo dunque giunti alla proposizione di un’alternativa e al nostro recente lavoro ‘L’inceneritore è nudo’ nel quale sveliamo la portata dei numeri del guadagno per pochi eletti e della perdita per i cittadini. Dinanzi alla completa assenza di ascolto della richiesta di mettere a confronto le due opzioni e di scegliere la più conveniente per la salute di cittadini e ambiente, per economia, territorio e occupazione, abbiamo sentito la necessità di dare un segnale forte a difesa di ambiente e democrazia. Come presidente dell’associazione ho deciso di mettermi al servizio della collettività scegliendo di intraprendere un digiuno a oltranza. Su questo digiuno abbiamo posto le nostre richieste di ascolto e confronto agli interlocutori politici, sociali ed economici.
Ho trascorso la prima settimana di digiuno presso il monastero delle Servite di Arco (TN) dove, in piena solitudine e silenzio, ho potuto affrontare paure e timori legate al digiuno, arrivando alla profonda consapevolezza del significato della vita stessa e del senso sociale del mio digiuno.

Il digiuno
Dopo 33 giorni, il 7 gennaio, ho dovuto riprendere l’alimentazione a causa di un eccessivo affaticamento cardiaco. Il digiuno è stato una scelta consapevole, la dimostrazione della forza di un’idea. Il concetto di affidamento è stato fondamentale nel mio percorso.
Se da un lato ci si affida alla fondatezza di ciò in cui si crede, dall’altro è importante affidarsi alle energie sottili dell’universo. Sono queste, infatti, che nutrono la capacità di andare oltre, rimanendo centrati e sereni lungo un percorso così impegnativo.
La preghiera e la meditazione sono stati elemento centrale. Rappresentano il rapporto intimo con sé stessi: il momento della ricerca della forza interiore, del rinnovarsi quotidiano del carattere e della determinazione. È il momento della connessione con il divino che c’è in ognuno di noi, ancor prima che fuori di noi. Trovando questo canale interiore va da sé trovarlo anche con il fuori e, quindi, affidarsi all’energia superiore. Il risultato dell’applicazione di tutto questo nella pratica del digiuno è quello di trasmettere consapevolezza agli altri. Chi comprende il senso dell’offerta del digiuno comprende l’essenza delle cose mentre chi ne rifiuta il gesto, porta in sé la paura di essere spogliato delle sue costruzioni, paura di dover rinunciare egli stesso sia al poco che al troppo.
La scelta che vede il 6 gennaio quale ultimo giorno del digiuno, è legata oltre che alle questioni di salute, anche al simbolo dell’Epifania. Il gesto della consegna di doni materiali da parte dei Re Magi al piccolo Gesù, esempio massimo di pura Essenza, semplicità, umiltà, libertà dagli schemi, amore e pace, è un gesto simbolico di grande impatto.
Un Gesù che dimostra come, pur essendo ‘digiuni’ dalle cose materiali, non si manchi di nulla quando a nutrirci è la cosa essenziale: l’Amore.
E quando è l’Amore a governarci, i doni – anche quelli materiali necessari alla vita –- arrivano nella misura in cui ci servono. Sta a noi vederli e accoglierli”.

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