FORMAZIONE

Vicino ai piccoli

Quali sono gli atteggiamenti del Cristo educatore?
Come incontra la gente e si relaziona ad essa?
Prosegue il nostro viaggio nell’educazione attraverso il documento della CEI per questo decennio.
Giovanni Giudici (Vescovo, presidente Pax Christi Italia)

Può sembrare esperienza normale l’atteggiamento di fidarsi di qualcuno. In realtà si tratta di una scelta difficile. Forse l’esperienza della vita, forse il passare attraverso situazioni complesse in cui nessuno prende responsabilità, o il gioco attuato dai mass-media con il riferire una notizia e poi dichiarare di non aver detto, sta di fatto che sempre meno si accetta di fidarsi dell’altro.
Gesù si pone tra la gente e opera al cospetto dei suoi discepoli con l’intento di insegnare la fiducia in Dio. La vita buona, la vita di colui che tra noi ha avuto una conoscenza del volto di Dio che non fu concessa a nessun altro, come ricorda il Vangelo di Giovanni, è resa presente in Gesù di Nazareth. È proprio missione del Signore Gesù far conoscere come il Creatore ha chiamato in alleanza l’uomo, lo ha coinvolto in una opera di trasformazione del mondo. Dunque, Gesù si propone come educatore non solo attraverso il messaggio che predica, ma anche attraverso le scelte e i comportamenti che qualificano la sua vita quotidiana. Egli manifesta la sua unione con il Padre nel mistero della sua vita, della sua morte, della sua risurrezione.

Affidabile e trasparente
Proviamo a richiamare qualche caratteristica del ministero di Cristo in cui manifesta l’intento educativo di Gesù nei confronti della fede dei discepoli suoi, in ogni luogo e in tutti i tempi.
Anzitutto, annotiamo come durante la sua vita egli si mostri affidabile: vi è in lui una capacità di stare di fronte alle situazioni sempre operando per la trasparenza dei suoi gesti e delle sue parole. In Gesù si manifesta un legame profondo tra la vita e l’insegnamento. Non vi sono segreti nella esistenza quotidiana del Maestro. La sua solitudine è testimoniata dai discepoli che lo cercano e si rendono conto che egli si reca in luoghi discosti dalla folla per rimanere aperto e disponibile al dialogo con il Padre. La presenza di Cristo in mezzo alle folle lo rende accostabile e conosciuto da tutti. Egli è talmente sicuro della trasparenza della sua vita, da invitare esplicitamente e pubblicamente i suoi ascoltatori a indicare le sue possibili mancanze o le eventuali contraddizioni nella sua proposta. Non una voce si è levata dalla folla, davanti alla quale si è reso disponibile a un giudizio così impegnativo.
Eppure ragioni per mettere in discussione la sua parola non mancavano; basta ricordare l’interpretazione della legge profondamente ammirata e pienamente accolta dai suoi interlocutori, eppure da lui riletta in polemica con quanti si conformavano alle sue norme solo per formalismo o addirittura per un vantaggio sociale. Dunque, la sequenza di “avete udito…ma io vi dico” a proposito della legge di Mosè, ci rende certi che anche i comandamenti della Legge sono evidentemente vissuti da Gesù in pienezza. Non vi sono ragioni per consentire critiche nei confronti del Maestro.

Verso il cambiamento
Un secondo aspetto di Gesù educatore alla fede è la decisione di incontrare le persone manifestando la propria vicinanza e, nello stesso tempo, invitando a un positivo e talvolta radicale cambiamento. Vediamo, dunque, il Signore descritto nel suo umile stare in fila tra i peccatori che vanno da Giovanni; con semplicità si immerge nell’acqua del Giordano, fino a causare un sussulto di sorpresa nel Battista. Ma è proprio il metodo della vicinanza ai piccoli e ai poveri che diviene invito, silenzioso e umile, rivolto al Battista che comprende e giunge alla conversione: “Ecco l’Agnello di Dio…”. E proclama “proprio questo è Colui che deve venire”. Ripetuta una prima volta questa indicazione: “Agnello di Dio”, viene di nuovo ridetta, e i discepoli di Giovanni lasciano il maestro per seguire Gesù. Il figlio di Maria vive la sua povertà con una tale disponibilità a stare con l’altro, da operare la conversione di Giovanni.
Vi è, poi, nel maestro di Nazareth la capacità di riconoscere il bene presente in ogni persona. Cresce la fiducia in Lui e nel Padre di cui egli parla proprio perché egli mostra di conoscere bene la grandezza dell’amore che sta nel cuore del padre o della madre che chiedono la guarigione del figlio o della figlia. Ci si può fidare di Cristo perché egli previene il manifestarsi del desiderio del malato che sta nell’assemblea. L’inquietudine interiore della donna di Samaria è per Gesù un aspetto da cui si può partire per ricostruire senso e desiderio di felicità nel complessivo panorama disastrato che ella porta in sé. Insomma, ciascuno di coloro che Cristo incontra si sente valorizzato negli aspetti positivi, fossero anche nascosti ai più tra coloro che lo ascoltano e lo accompagnano. E la decisione di Gesù di valorizzare il bene, per quanto nascosto e forse addirittura iniziale, è un elemento determinante per credere in Lui.
Gesù non soltanto educa a fidarsi di Lui; egli intende educare alla fede nel Padre. La pedagogia di Cristo in questo aspetto dell’esperienza umana si manifesta nella modalità con la quale egli compie guarigioni e gesti di misericordia. I segni, come il Vangelo di Giovanni chiama quei fatti che gli altri evangelisti designano come miracoli, sono sempre attuati in un rapporto di dialogo, di ascolto, di condivisione con il Padre che sta nei Cieli. I miracoli rimandano alla misericordia del Padre, che Egli prega o a cui rivolge lo sguardo prima di compiere il gesto straordinario. E quando il miracolo è compiuto, il Signore invita al segreto: che non avvenga un fraintendimento a proposito della salvezza e dell’opera che Egli è venuto a compiere. Suo impegno è annunciare che “il Regno di Dio è vicino”: Dio è affidabile.

Con intelligenza e cuore
Educare alla fede significa decentrare se stessi rispetto alla persona che si educa, e indirizzare lo sguardo, e il cuore di lui o di lei, verso la fiducia in Dio. Così Gesù faceva emergere la fede già presente nel cuore dei suoi interlocutori. Neppure noi possiamo dimenticare questo modo esemplare di Gesù di sostenere il desiderio profondo dell’uomo di intraprendere l’avventura dell’esistenza umana fidandosi dell’amore, che è poi alla fine la natura stessa di Dio.
Quando vi è resistenza ad aprire intelligenza e cuore alla fiducia in Dio, allora Gesù profondamente si addolora e non è in grado di operare a favore delle persone pur sofferenti e fragili che si trovava davanti (Marco 6,6).
L’immagine che coltiviamo, come credenti, di Gesù pastore/educatore, deve illuminarsi di questa certezza: noi possiamo fidarci del Padre che lo ha inviato a noi, perché il Signore per primo ha creduto all’onnipotente amore di Dio. Ed è vissuto da credente e si è fatto educatore alla fede per noi. L’altra conseguenza che possiamo trarre da ciò, riguarda il nostro compito. Per essere educatori e testimoni della fede occorre che ci poniamo nella prospettiva di Cristo, imparando da Lui ad accostare le persone in modo immediato e semplice, costruendo noi stessi come persona credibili, capaci di dimostrarci affidabili ai fratelli.

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