EDITORIALE

Umanizzare l'uomo

Renato Sacco

“Grazie Vittorio, perchè avevi capito che era decisivo fare un progetto della tua vita. Mi hai detto ‘per il popolo palestinese posso anche morire’. Grazie! Perchè posso continuare a raccontare di te ai nostri giovani: tu ci hai mostrato che è possibile donare la vita per i fratelli! Proprio tu che dicevi di non essere credente. Ma oggi dico pubblicamente che è la chiesa che si onora di te”.
Queste parole del vecchio parroco di Vittorio Arrigoni, pronunciate durante il suo funerale il giorno di Pasqua, interpretano bene i sentimenti di molti. Di chi si trova smarrito in questi tempi di crescente violenza, guerra, odio razziale e giochi di potere nei Palazzi. Vittorio, ucciso a Gaza il 15 aprile scorso, lo ricordiamo come un amico, un uomo (“Restiamo umani”) che con la sua vita ci indica una strada, sulla quale continuare a camminare, accanto a tutti quelli che non contano, che non hanno voce e spazio nelle cronache, né tanto meno nelle agende dei grandi.
Mentre molti popoli cercano di sollevare la testa, i potenti fanno i loro calcoli, sulla pelle della gente. E, così, come in un ciclo di corsi e ricorsi storici, ci troviamo a risentire, in Italia, le bugie sulla guerra chirurgica, sulle armi intelligenti, nella spirale folle della guerra in Libia.
C’è chi quasi umanizza gli aerei da guerra, preoccupato perché hanno una “vita” che finisce e devono essere rimpiazzati. Abbiamo sentito parlare di “guerre a termine”, con una scadenza di tempo. Quando l’ipocrisia ha il soppravvento, ci si dimentica di essere persone e si diventa freddi calcolatori: bombardare sì, ma fino a una certa data. Il gioco è fatto.
“Le vite umane sono più importanti di ogni calcolo politico!”, scrive Pax Christi a conclusione dell’appello ai parlamentari italiani, dello scorso 1° maggio.
“Basta coi bombardamenti, cessate il fuoco! In nome della dignità umana, Ripensate la scelta dei bombardamenti in Libia. Fermatevi!... Ascoltate il vescovo di Tripoli: Rinsavite!”. Un appello che purtroppo sembra un ritornello ripetuto davanti a tante guerre, sempre guidate dalla follia e dalla bramosia di prevaricazione. Guerre che hanno bisogno di eroi, buoni, da celebrare... per continuare a fare le guerre. Guerre che hanno bisogno di eroi, cattivi, da combattere... per continuare a fare le guerre!
Come alcuni hanno scritto subito dopo l’uccisione di Bin Laden, non si può mai esultare per l’assassinio di un uomo, neanche del peggior criminale. Tanto più se tutto questo fa parte di un gioco di potere da far pagare con il sangue a troppe persone.
Non vanno dimenticate le parole pronunciate da parroco ai funerali di Vittorio “Non ci serve un eroe”.
E sempre più a decidere le sorti di tanti innocenti, senza voce e senza nome, sono uomini, maschi. Che si vantano della loro “mascolinità” con relativi attributi. Non è difficile trovare tristi conferme e riferimenti anche in alcuni potenti di casa nostra. E la tristezza diventa rabbia e angoscia, quando tutto questo provoca sorrisi quasi benevoli invece che indignazione.
Giustamente qualcuno ha detto che una prossima rivoluzione, per essere tale, deve essere di ‘genere’.
E ancora una volta è don Tonino Bello, a ricordarci che, in un mondo segnato dalla violenza e dalla vendetta “dall’intemperanza del raziocinio sulla intuizione, del calcolo sulla creatività, del potere sulla tenerezza”, una donna vera ci indica strade di nuova umanità: “Santa Maria, aiutaci, almeno, a ringraziare Dio che, se per umanizzare la terra si serve dell’uomo senza molto riuscirci, per umanizzare l’uomo vuol servirsi della donna: nella certezza che stavolta non fallirà”.

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