Affettività e ferite

Cosa è l’affettività? Cosa impedisce all’essere umano di vivere serenamente questa sfera della personalità e delle relazioni?
Rafael Colome (Ordine dei Domenicani - op)

Per affettività intendiamo l’insieme della vita “dell’anima”: emozioni, stati umorali, sentimenti, passioni che un individuo può vivere nelle diverse situazioni della sua vita e che influenzano tutta la sua personalità. Non esiste nulla che ci faccia star bene e soffrire più degli affetti. Contrastano con la serenità la solitudine e l’abbandono. Senza l’affetto non c’è salute; costituiscono il sistema operativo di ogni persona.
Le ferite nell’ambito affettivo sono esperienze psichiche che producono dolore per motivi diversi. Per poter cercare di conoscere questo mondo complesso degli affetti e delle ferite, dobbiamo tenere presenti due principi: l’amore nasce da una ferita (il trauma della nascita) e amare produce sempre paura.
Alle ferite, in genere, non diamo molta importanza. Questo accade anche nel caso in cui siano molto profonde, perché i meccanismi di difesa ci permettono un equilibrio che annulla la tensione e ci permette di vivere, o perlomeno di sopravvivere (o vivere male). Ci sono ferite che non emergeranno mai, non arrivano alla nostra coscienza. Quando, però, le ferite intercettano il fluire normale dell’energia disponibile per vivere, nascono problemi: affrontarli può essere molto doloroso. Il mondo affettivo è estremamente sensibile e vulnerabile. Tutta la vita umana è soggetta a carenze, ferite e blocchi affettivi. E la reazione normale è quella di difendersi e mettere in moto meccanismi di difesa: fuga, inibizione, ritiro, iperazione, negazione, idealizzazione, repressione... Però possiamo farci del male attraverso di essi, e talvolta anche molto seriamente. Le difese ci portano a una serie di comportamenti come: l’isolamento (non-comunicazione), l’indifferenza verso ciò che ci circonda, il richiamare attenzione e affetto, l’uso degli altri; l’essere dominante, possessivo, egocentrico, legalista, scrupoloso, idealista, paranoico (proiettivo). Ci possono anche portare a creare a un “personaggio” (maschera) che protegga la nostra interiorità dal mondo esterno. In questa situazione non permettiamo al nostro mondo affettivo di esprimersi spontaneamente. Rischiamo di perdere autenticità e naturalezza.
Possiamo classificare i danni prodotti al nostro mondo affettivo in tre categorie: carenze, ferite di crescita e blocchi.
Le carenze colpiscono la struttura psico-affettiva della persona, frutto di una “falla profonda” nelle tappe di strutturazione della personalità, specialmente nell’infanzia. Non è stato dato al bambino/a un qualcosa di essenziale sul piano affettivo. Parliamo dei vincoli primari: mancanza di contatto incondizionato della madre, o di appartenenza e riferimento a una famiglia. È più forte della “ferita-madre” (trauma della nascita), perché c’è stato un danno nella costruzione della fiducia di base. Queste mancanze lasciano la persona strutturalmente debole, fragile, inconsistente. Il problema si acuisce se nell’adolescenza la persona non ha avuto la possibilità di riparare questi vincoli di appartenenza. Le carenze sono il frutto di una serie di ferite: la “ferita madre” che ci rende esseri separati (individuati), che provoca l’angoscia vitale e che non si chiuderà mai del tutto. Aneliamo sempre al paradiso perduto, allo stato idilliaco del benessere.
La “ferita di abbandono” o di “deficit nella fusione” è il frutto di un disturbo nel vincolo primario con la madre, per morte o abbandono; o per disinteresse, per mancanza di empatia o per problemi psicologici della madre. Non consente alla persona di costruire una fiducia in se stessa e negli altri. Condiziona il modo di legarsi agli altri (paura e difficoltà nella gestione dei legami, dipendenza). Le “ferite di identità” hanno origine nella famiglia; sono il frutto di due fattori: un insieme di situazioni in cui la persona non si è sentita scelta/chiamata, si sente confusa, usata, colpevolizzata per il semplice fatto di essere nata; o il frutto di un processo di separazione-individuazione, per eccessiva protezione o ostilità da parte dei genitori. Questi fattori incideranno sull’orientamento sessuale e nell’autoaffermazione.
Queste carenze o ferite si rendono evidenti quando la persona fa il suo ingresso nella vita religiosa e si trova a dover costruire nuovi legami e ad aprirsi a nuovi sentimenti di appartenenza e riferimento. Il dolore di queste carenze si acuisce davanti alla sfida che la persona deve affrontare nel suo processo di integrazione alla vita religiosa (vita comunitaria, relazione con le autorità, con i pari, gli orari, le regole, i voti, le crisi, la pastorale...). Alcuni di questi disturbi possono seriamente mettere in dubbio il proprio ingresso nella vita religiosa.
Le “ferite di crescita” sono il frutto di difficoltà che nascono dalle relazioni interpersonali nel vissuto dei bisogni affettivi, non solo nell’ambito familiare, ma anche sociale, scolastico, lavorativo, religioso, nei quali viviamo il nostro quotidiano. Interferiscono nello sviluppo psico-affettivo e sessuale della persona. Mettono in evidenza aspetti umani non maturati del tutto sul piano della comunicazione, nel contatto fisico, nella capacità di intimità con gli altri/e, e nel legame empatico che ci apre all’amicizia. Le ferite di crescita sono la conseguenza del complesso mondo delle relazioni interpersonali, dalle quali possono scaturire traumi, conflitti, disaccordi, difficoltà ad accettare l’altro, fraintendimenti, emarginazioni, preferenze. Queste ferite ci procurano dolore quando sperimentiamo l’esclusione, le ingiustizie, il rifiuto, l’umiliazione, la calunnia, il disprezzo. A causa di queste ferite ci sentiamo danneggiati nei nostri bisogni di affermazione, valorizzazione, sicurezza, apprezzamento, di sentirci amati e desiderati dagli altri. Colpiscono di più soprattutto le persone con maggiore sensibilità e emotività. Sono il pane di tutti i giorni della vita comunitaria.
I segni evidenti delle ferite affettive sono, ad esempio, quando nella persona si riscontrano zone della personalità che sono doloranti o debilitate. Temi che non si possono toccare o persone con le quali è difficile relazionarsi senza farsi del male reciprocamente. Le loro ferite risvegliano rancore, aggressività e rabbia. In genere queste ferite sono accompagnate da forti sensi di colpa. Quando ci si sente così, si tende a creare rapporti di dipendenza, ad addossare grandi aspettative negli altri, perché risulta difficile gestire la frustrazione e la solitudine.
Non tutte le ferite fanno male allo stesso modo: alcune sono più profonde altre meno; alcune lasciano tracce profonde nella vita psichica della persona. Dalla profondità dipende la possibilità di curare e sanare le ferite. Quelle profonde richiedono un processo di riconciliazione più complesso. Per quelle più superficiali può risultare sufficiente una catarsi liberante e curativa, che permetta alla persona di esprimere i sentimenti feriti e modificare la percezione cognitiva degli eventi; offrendo un legame empatico di fiducia che non giudichi né condanni, ma che aiuti la persona nella conoscenza e nell’accettazione di sé stessa.
I “blocchi” richiamano un tipo di ferita che intrappola il mondo affettivo. Qualcosa rimane trattenuto, compresso, rimosso e non riesce a “venire” fuori. La persona si sente incapace di verbalizzare ciò che le succede. Non riesce a tradurre in parole i suoi sentimenti; la specificità è che la persona gestisce il suo mondo affettivo a partire da difese e un super-io molto rigidi. Dietro al blocco c’è una persona che ha paura di essere ferita (insicura). Segni evidenti del blocco sono un forte timore di essere giudicato o condannato, di essere ridicolo, un grande senso di vergogna, di disistima; la paura a coinvolgersi in un’esperienza intima, la difficoltà a mostrare la propria interiorità, ad aprirsi affettivamente all’altro, ad avere fiducia... Per aiutare la persona a superare i blocchi e a gestire le ferite è necessario creare un clima speciale di fiducia e sicurezza, attraverso una comunicazione positiva.

Ultimo numero

L'abbraccio
LUGLIO 2019

L'abbraccio

Il Documento sulla fratellanza umana,
per la pace mondiale e la convivenza comune,
firmato ad Abu Dabhi
da papa Francesco e dal Grande Imam,
è di importanza storica.
Un dossier per capire le novità, le strade aperte,
il dialogo e le prospettive.
Mosaico di paceMosaico di paceMosaico di pace

articoli correlati

    Realizzato da Off.ed comunicazione con PhPeace 2.6.25