NUCLEARE

Millantatori confessi

Pinocchietti nucleari: il naso lungo di Fukushima.
Angelo Baracca

Gli squali non arretrano nemmeno davanti alla tragedia del Giappone! La lobby nucleare, presa in contropiede, non esita a ripartire all’attacco, simulando una scrupolosa preoccupazione per la sicurezza delle centrali nucleari, con l’intenzione fin troppo evidente di prendere tempo, di lasciare passà a nuttata, per archiviare anche questi incidenti come casi eccezionali o difetti eliminabili, e riprendere il cammino inopinatamente interrotto. Ma il re è nudo. Se un elemento di chiarezza porta questa tragedia, è l’evidenza delle spudorate bugie che fior di “esperti” ci hanno raccontato fino a ieri, con una sicumera che oggi si ritorce contro di loro, li copre di ridicolo. Si sono sbracciati a garantirci l’assoluta sicurezza delle centrali nucleari, l’“impossibilità” di un incidente grave, ridicolizzando come incompetenti e allarmisti coloro che invece criticavano questa sicurezza. Se oggi dovete ammettere che queste centrali così sicure non sono, allora mentivate ieri! Per ignoranza, per leggerezza, per convenienza, non importa. Quello che importa, e che tutte le persone di buon senso hanno sicuramente capito, è che delle vostre assicurazioni, della vostra competenza, ancorché “scientifica”, non possiamo e non potremo mai più fidarci.
Chi sbaglia, chi è contraddetto dal verificarsi di eventi di cui assicurava l’impossibilità – e di tale gravità – dovrebbe almeno trarre le conseguenze dell’errore, e ritirarsi. Almeno per decenza. E invece i nostri sapientoni, sempre gli stessi, tengono ancora la scena e, grazie a giornalisti compiacenti o asserviti, continuano ad abusare della propria autorità scientifica su questioni di cui sanno ben poco e su cui hanno mentito e sbagliato fino a ieri, per spiegarci che comunque il mondo non potrà fare a meno dell’energia nucleare.
Ma quanto sarà lunga a nuttata? Quali saranno gli sviluppi degli incidenti nucleari in corso in Giappone? Fino al momento in cui scriviamo i venti soffiavano benevoli verso l’oceano: cambieranno? Il destino dei giapponesi, e non solo, è affidato all’abnegazione di un centinaio di operatori e tecnici votati alla morte certa, più che ai dirigenti che nei decenni passati hanno colpevolmente taciuto sui pericoli e nascosto o minimizzato gli incidenti e le conseguenze.

Drammatici effetti
I comunicati ufficiali, confusi e contraddittori, continuano a insistere che la contaminazione radioattiva rimane a livelli che non destano preoccupazione per la salute. Com’è possibile fidarsi? I risultati delle ricerche biomediche più avanzate contraddicono alla base la radioprotezionistica ufficiale: esse dimostrano, infatti, che l’esposizione continuata a piccole dosi di radiazioni ionizzanti (quelle, appunto, che vengono dichiarate prive di effetti dannosi), e più ancora l’esposizione interna all’organismo per l’ingestione o l’ingresso di radioisotopi nella catena alimentare, producono danni biologici gravi nel feto ancora nel grembo materno, capaci addirittura di trasmettersi alle generazioni successive (effetti transgenerazionali).
Contro il dogma biomedico ufficiale, che fa riferimento meccanicamente ai soli danni genetici diretti, si sta affermando un nuovo paradigma epigenetico, che tiene conto dell’estrema complessità e interrelazione dei processi biologici: non meno importanti dei geni sono infatti i meccanismi complessi, e ancora non chiariti, della loro regolazione, che ne determinano le modalità di espressione, e sono a loro volta condizionati dall’intero ambiente intra- e inter-cellulare. Tanto che gli effetti delle radiazioni si manifestano anche in cellule che non sono state colpite direttamente (effetto bystander, “spettatore”).

Il nucleare non è sicuro!
Dopo 60 anni la tecnologia nucleare è ancora a questo punto! Nessun miglioramento sostanziale è stato introdotto, nessuna vera innovazione. Si tratta di giganteschi, pericolosi e inefficienti (poco più del 30%, dopo 60 anni, contro il 55-60% raggiunto dagli impianti a gas) bollitori d’acqua, per vaporizzarla e azionare turbine per produrre (solo) energia elettrica: che copre solo un irrisorio 2% dei consumi finali di energia nel mondo! A fronte di incidenti le cui conseguenze non sono paragonabili a quelli di nessun’altra tecnologia.
Perseverare nell’errore è diabolico! Ci fu l’incidente di Harrisburg (alla centrale di Three Mile Island) del 1979, e ci dissero che si trattò di un errore umano, senza conseguenze nell’ambiente esterno: mentre si trattò di ben 6 difetti tecnici di cui 2 soli attribuibili agli operatori, e vi sono molti fattori (ignorati ovviamente nella versione ufficiale) che fanno pensare che vi siano stati consistenti rilasci radioattivi e danni sanitari prodotti all’esterno. Poi ci fu Chernobyl nel 1986, e ci dissero che si trattava di un ferro vecchio sovietico privo di barriere di contenimento. Ora ci sono stati ben tre, almeno, incidenti di gravità massima a Fukushima (fusione del nocciolo, in diversa misura, in tre reattori, e nella piscina di decontaminazione del combustibile esaurito di un quarto), e stanno pensando non agli sviluppi e alle conseguenze, ma a quale giustificazione darci per potere un domani riproporre gli stessi programmi nucleari, magari con qualche correttivo.
Fino a ieri ci “garantivano” che un incidente nucleare grave era praticamente impossibile, la sua probabilità era di uno su un milione. Ora che se ne sono verificati tre, o quattro (uno ai residui nucleari, quelli che secondo Veronesi non generano nessun problema), che cosa inventeranno per riproporci probabilità piccolissime? A parte l’inevitabile parzialità dei modelli in base ai quali queste probabilità vengono calcolate – evidentemente incapaci di prevedere tutti i fattori – è lo stesso concetto scientifico di probabilità a essere grossolanamente travisato: probabilità significa che un evento avviene sicuramente, ed è impossibile prevedere quando! Un nucleo di uranio vive in media 4 miliardi di anni, ma può disintegrarsi tra un secondo, come rimanere intatto fino alla fine dell’universo: infatti in un campione di uranio le disintegrazioni avvengono di continuo.
Vi sono stati molti altri incidenti nucleari, che più volte hanno sfiorato livelli di estrema gravità, anche se sono stati regolarmente minimizzati (quando non occultati il più possibile) dalle autorità ufficiali, che hanno sempre “garantito” che i rilasci esterni erano insignificanti e non dannosi (basti ricordare l’incidente nel 2008 a Tricastin, in Francia, in cui uscirono ben 75 kg di uranio, che inquinarono la falda freatica). In ben 34 dei 58 reattori francesi, in funzione da 20-30 anni, si è riscontrato di recente un difetto dei sistemi di sicurezza, che in caso d’incidente potrebbero non riuscire a coprire completamente d’acqua le barre di combustibile, con rischi di fusione del nocciolo!
Dobbiamo ripeterlo a tutti fino alla noia: il nucleare non è una tecnologia avanzata, ma una tecnologia complicatissima e pericolosissima; che non è stata capace di rinnovarsi in 60 anni. Una tecnologia per di più cara (e lo sarà sempre più per rivedere i sistemi di sicurezza), che configura un sistema elettrico elefantiaco e rigido.
La domanda di energia elettrica nel mondo non sta crescendo indefinitamente e inesorabilmente come ci viene raccontato, anzi dà chiari segni di stabilizzarsi. E in particolare l’Italia potrebbe (dovrebbe) fare a meno di nuovi impianti elettrici per anni o decenni. Irrigidire il nostro sistema elettrico con impianti di enorme potenza che dovrebbero operare per decenni sarebbe una scelta paralizzante (anche l’uranio si esaurirà): sono in corso innovazioni interessantissime, reti elettriche flessibili e intelligenti che possono integrare fonti energetiche intermittenti, decentrate. Tra 20 anni tutto il sistema elettrico potrebbe risultare rivoluzionato e le centrali nucleari risulteranno una (enorme) palla al piede.

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