Ri-belli

A Bari, da anni è in corso un laboratorio di convivenza pacifica e costruttiva tra la comunità rom e le forze sociali, politiche e religiose della città.
Convivere si può. Rispettare le diversità anche.
Silvia Rizzello (freelance)

Parlare di diritto di cittadinanza è spesso una contraddizione in termini, e i cittadini in questione non sono collocabili in nessuno spazio abitativo. Anzi, non lo possiedono affatto.
A Bari, la storia della comunità rom rumena del quartiere Japigia è un esempio di questa contraddizione.

Liberi e diversi
Dal 2001 a oggi, la comunità rom rumena di Japigia si è avvalsa della collaborazione di molti volontari, liberi e diversi. Liberi perché non solo non appartenevano a nessuna grande organizzazione no-profit, ma perché talvolta non si conoscevano neanche e la causa che li accomunava è stata il punto di forza per tutti. Diversi perché si sono succeduti nel tempo, interagendo con modalità differenti nelle logiche di operato, sia che fossero opportune a risolvere il problema, sia che volessero strumentalizzarlo, sia che involontariamente lo abbiano peggiorato.
Mentre il lavoro dei volontari liberi e diversi è stato - nel bene o nel male - costante nel tempo, quello istituzionale ha avuto dei momenti di attenzione, e altri di distrazione e silenzio.
Ma proviamo a raccontare i primi 10 anni di questa storia.
Nel 2001, durante l’amministrazione Di Cagno Abbrescia, a causa di un incendio appiccato nell’area mercato di Japigia, le famiglie rom-rumene stabilitesi in quest’area sono costrette a scappare. Successivamente, grazie a don Franco Lanzolla e al sostegno di molti baresi vengono accolte nella parrocchia della Resurrezione. Nel 2005 arriva la concessione del sindaco Michele Emiliano degli 11 mila metri quadri di suolo comunale che, a oggi, sono l’anima della comunità rom rumena di Japigia. Dal 2005 al 2009, per migliorare la fruibilità dell’area, vengono realizzati una serie di interventi tecnici e igenico-sanitari grazie all’impegno di volontari e dell’ex-assessore alle Politiche Giovanili, all’Accoglienza e alla Pace del comune di Bari, Pasquale Martino, a cui ha dato seguito l’attuale assessore Fabio Losito. Tuttavia molto resta ancora da fare.

Il lavoro e l’artigianato
Il 2008 sembra l’anno della svolta. Si consolidano due progetti importanti: la nascita della cooperativa Artezian e della sartoria Ri-belle. Fiori all’occhiello della comunità, dopo uno start gioioso, oggi, questi due progetti stentano a decollare. L’apporto dei volontari non è più sufficiente per abbattere i pregiudizi sia della cultura gagé che rom.
Avviata nel febbraio del 2008, la cooperativa Artezian (in lingua romanì significa “artigiano”) svolge varie attività di servizi: pulizie, piccoli traslochi, opere di facchinaggio, riciclo e riuso di materiali da lavoro (quest’ultima in collaborazione con l’associazione Osservatorio Sud). Nell’aprile 2009, si è anche occupata della raccolta e del trasporto di materiali di prima necessità nelle zone terremotate dell’Abruzzo. Nata come occasione di riscatto e di affermazione dell’identità rom da un’idea di Matteo Magnisi, appoggiato dalla Cooperativa Sociale Occupazione e Solidarietà e dal consorzio Meridia, è stata finanziata dai Fondi POR 2000-2006 Piccoli Sussidi della Regione Puglia.
Ri-belle, la nuova vita delle cose, invece, è un laboratorio artigianale pensato per favorire l’inserimento di donne rom nel mondo del lavoro grazie all’idea di un gruppo di giovani ragazze baresi. Vincitrice della prima edizione del programma regionale “Principi Attivi”, Ri-belle crea abiti e accessori eco-trendy attraverso il riuso di materiali, stoffe, e oggetti. Sempre nel 2008, l’associazione barese no profit Vox Popoli, megafono a più voci di operatori sociali, educatori, studenti, missionari, medici, farmacisti, biologi, professori, psicologi, fotografi, giornalisti, comincia a promuovere varie iniziative di scambio interculturale per creare un ponte tra i bambini della comunità e i loro coetani gagé. Tutto ha inizio con la 1° festa Io sto con i Rom (2 giugno 2008), poi replicata nel 2009, e prosegue con altre attività. A oggi quelle attive sono: il Rom village School, laboratorio di attività ludico-educative per il sostegno scolastico a favore di alunni rom presso il I Circolo Didattico di Japigia e il Banco farmaceutico che ha permesso di raccogliere farmaci destinati a tutta la comunità nelle edizioni 2009, 2010 e 2011. Tra le tante iniziative passate, ricordiamo: la campagna di sensibilizzazione Le nostre impronte solo nella marmellata, all’indomani della proposta del ministro dell’Interno Roberto Maroni sulla “schedatura dei rom”, compresa quella dei minori, attraverso le impronte digitali; DenteXDente, il controllo odontoiatrico per tutta la comunità rom di Bari-Japigia; Notti sotto le stelle, il 1° Cineforum per bambini; Tutti a casa, arriva il dottore, ciclo di visite mediche per educare tutti i bambini della comunità alla prevenzione e alla cura; Arriva Babbo Natale, serata di festa e regali per i più piccoli con musica, degustazioni, ed ospiti rumeni e italiani.
Nel corso del 2010, oltre alle attività di Vox Popoli, si sono realizzati altri momenti di gioco grazie ai giovani scout. A maggio il gruppo scout Agesci di Turi ha organizzato “Mettiamoci in gioco”, mentre il clan Martin Luter King degli scout di Giovinazzo ha animato un’iniziativa benefica pre-natalizia. Sempre per il Natale 2010, un contributo equo-solidale è arrivato dai bambini della scuola primaria S. Giovanni Bosco di Giovinazzo che, coadiuvati dalla loro insegnante, Corsina De Palo, hanno realizzato manufatti di argilla, carta e stoffa. Li hanno venduti e con il ricavato hanno comprato quaderni, penne e colori per i loro coetani rom di Japigia.
Questi non sono che alcuni passaggi della storia, tuttavia in Puglia le vicende della comunità rom-rumena di Japigia sono note a molti. Sono anche un bel libro, “Intorno al fuoco” (Sinnos, 2003), scritto da Dainef Tomescu, per tutti Daniel, portavoce della comunità e presidente di Artezian; un film-documentario “Japigia Gagì” di Giovanni Princigalli (2003), due tesi di laurea già discusse (di Matteo Magnisi e Valeria La Marca) e una prossima (di Francesco Guida). Tutte esperienze frutto di un confronto tra diversità culturali vissute in prima persona.
È del 2008 il progetto di inserimento socio-lavorativo di cittadini di cultura rom della regione Puglia, finanziato dal ministero delle Politiche Sociali – DG immigrazione, del valore di 480 mila euro.
Il coinvolgimento delle realtà territoriali beneficiarie del progetto, tra cui Artezian, è imminente. E finalmente la sua piena attuazione dovrebbe partire a breve.

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