CHIAVE D'ACCESSO

Un analizzatore di qualità

Una tecnologia che consente di controllare la presenza di pericolosi inquinanti cancerogeni delle città: gli IPA.
Alessandro Marescotti (a.marescotti@peacelink.it)

Nel numero di dicembre di Mosaico di pace è apparso “I have a tecnodream”, un articolo in cui esponevo un “sogno tecnologico”, quello di sperimentare un dispositivo per fare istantaneamente l’analisi “elettronica” degli IPA: gli idrocarburi policiclici aromatici (cancerogeni). Gli IPA sono quanto di più pericoloso si possa respirare in città e costituiscono un rischio in aumento. Sono da tenere d’occhio, specie ora che il governo ha abolito il limite al benzo(a)pirene: il killer più pericoloso che si annida fra gli IPA.
Da dicembre sono successe un po’ di cose. Ad esempio, uno scienziato mi ha scritto un SMS: “Si scrive technodream, con la ‘acca’...”. Poi si sono evoluti gli analizzatori portatili di IPA. Prima erano valigette di 9 chili e ora sono diventati anche scatolette di poco più 1 chilo (costo: 12 mila dollari). Infine, una di queste scatolette è stata regalata dal Rotary Club di Taranto a PeaceLink. In queste settimane la sto usando. Semplicissimo: si lascia in un punto e ogni dieci secondi appare sul display il valore dell’inquinamento.
È “istantaneo” e sensibilissimo. Un vero e proprio “naso elettronico”. Ci si può spostare e dirigere verso la fonte dell’inquinamento. Ha una batteria, memorizza i dati e li trasmette su un computer.
L’ho provato. Lo avevo sulle ginocchia in auto, mentre guidava mio figlio. Una volta acceso, ha incominciato a registrare la concentrazione degli IPA nell’abitacolo. Ci siamo incolonnati dietro una vecchia Uno diesel. L’analizzatore degli IPA ha registrato un veloce incremento della concentrazione che è raddoppiata, triplicata... In pochissimi minuti è aumentata fino a 20 volte. Sono cose che “a naso” non si percepiscono subito. Forse ci abbiamo fatto l’abitudine. Altra scoperta: accendendo l’aria calda, la concentrazione degli IPA nell’abitacolo è più che quadruplicata. Una camera a gas. Vanno riprogettati i sistemi di riscaldamento delle auto! E anche qui è evidente che, se non avessi avuto questo “naso elettronico”, non sarebbe emerso il dato.
L’analizzatore di IPA ci consente, infatti, di “misurare”. Viviamo in una società approssimativa che non è abituata a misurare. Mi sono formato in un liceo scientifico dove non si faceva laboratorio. Mio figlio ha subito la stessa sorte, studiando in un liceo scientifico dove tutto era teoria. Tanta matematica non applicata, niente statistica, niente metodo scientifico e nessuna misurazione.
Chimica lontana dall’ecologia e dalla realtà in generale.
In una scuola così disabituata alle misurazioni, un analizzatore di IPA diventerebbe un “oggetto galileiano” in grado di raccogliere dati per costruire ipotesi e verificarle.
Ad esempio: in città chi respira più IPA? I ciclisti o gli automobilisti? Gli abitacoli sono una “difesa” o una “prigione”? Dai dati raccolti sembra che nell’abitacolo si concentrino gli IPA e che la bici sfrutti, invece, una potenziale “diluizione all’aria aperta”. Ma l’aspetto forse più interessante dell’analizzatore IPA è quello di fare misurazioni nei quartieri più inquinati dalle industrie. Lo dovrebbero fare i sindacati in fabbrica. Una notte mi sono seduto sulla scalinata della chiesa Gesù Divin Lavoratore del quartiere Tamburi, vicino all’acciaieria di Taranto, la cui facciata è stata rifatta con una donazione del proprietario dell’Ilva. Davanti a me c’era il display verdino dell’analizzatore: numeri alti. I cancerogeni erano nell’aria. Avrei voluto che passasse il parroco.

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